Prosegue il viaggio all’interno di Inventaria 2026 (leggi qui tutte le recensioni prodotte), il festival romano dedicato al teatro off che, da sedici edizioni, offre uno spazio di confronto e visibilità ad autori e compagnie provenienti da tutta Italia.
Il 4 giugno è stata la volta di Il PEDAGOGO DELL’INFAME, scritto e diretto da Riccardo Cacace e andato in scena al Teatro Tordinona dopo il passaggio a Spazio Diamante. Il progetto si è aggiudicato il primo premio e il premio al migliore attore per Marco Gualco al Festival InDivenire 2025.
Gli interpreti sono lo stesso Cacace e Marco Gualco della Compagnia Chierici/Cicolella, entrambi attori diplomati al Teatro Nazionale di Genova nel 2023; i due sono stati finalisti del bando Giving Back di Carrozzeria Orfeo con “Come il latte” e hanno già collaborato nei progetti “La decapitazione” di Marco Gualco e “Il facente odio” che si è aggiudicato due menzioni speciali: De Gustibus 2025 del TNG; Premio InediTO Colline di Torino 2025 del TPE..
Contenuti
Di cosa parla IL PEDAGOGO DELL’INFAME

Lo spettacolo si distingue fin da subito per una struttura narrativa non convenzionale che trascina dal primo momento lo spettatore nella dinamica serrata tra i personaggi: un pedagogo di stampo retrò e il suo allievo Ian (ossia l’infame), figlio di un importante politico progressista e destinato alla stessa carriera del padre.
Al suo ingresso in scena, il pedagogo (Marco Gualco) trova il suo allievo (Riccardo Cacace) ad aspettarlo in aula: quaderno degli appunti in mano, corpo proteso in un inchino che l’insegnante prontamente giudica non abbastanza perfetto. Inizia la lezione, ma qualcosa distrae il giovane: l’atteggiamento del suo maestro lo insospettisce. C’è qualcosa di diverso in lui, non si comporta come al solito. Avrà a che fare con quanto avvenuto pochi giorni prima in casa di suo padre?
Un ragazzo è stato ucciso e il colpevole non è ancora stato trovato. Si conosce l’arma del delitto e probabilmente il movente, per lo meno quello ideologico di natura razziale, ma il resto è avvolto nel dubbio. Il tutto, sotto il tetto di un politico noto per le sue battaglie in favore dell’integrazione e la multiculturalità.
Il tema della drammaturgia di Cacace: il rapporto fra educazione e potere
Da questo evento prende forma un confronto sempre più acceso, fatto di accuse, insinuazioni, tentativi di comprensione e continui ribaltamenti di prospettiva. Il dialogo si allontana velocemente dalla cronaca del delitto per addentrarsi in territori morali e filosofici. La tensione cresce, i ruoli cedono e dalle parole si passa alla minaccia dell’azione, in uno scontro che assomiglia a una partita (o meglio un duello) in cui lo spettatore rimane sospeso, nell’attesa di capire chi riuscirà a mettere a segno il colpo decisivo.
Il tema centrale de IL PEDAGOGO DELL’INFAME è il rapporto tra l’educazione e il potere. Il pedagogo, con i suoi insegnamenti, è accusato di aver plagiato la mente del ragazzo, suggestionandolo fino a comprometterne l’autonomia di giudizio. Dall’altra parte, Ian appare come una figura fragile e irrisolta, che tenta di costruire una sua identità attingendo agli insegnamenti dell’altro.

La Comunicazione politica moderna: il parallelismo volontario
Il parallelismo con il presente emerge con chiarezza. In un mondo in cui la comunicazione è sempre più semplificata e le informazioni vengono spesso filtrate, distorte e manipolate, assistiamo alla rinuncia dell’individualità e del pensiero critico, a favore dell’omologazione.
Quanto più ci sentiamo vulnerabili e indefiniti, tanto più siamo inclini ad affidarci a chi appare più potente o influente di noi. Non è necessariamente la verità a prevalere, ma la capacità di imporre una narrazione convincente. Del resto, come afferma Ian, «l’impressione è superiore alla ragione».
IL PEDAGOGO DELL’INFAME: il giudizio su drammaturgia e interpretazione
La drammaturgia di Riccardo Cacace colpisce per la forza espressiva e il dinamismo, capaci di veicolare contenuti complessi in una maniera accessibile e non scontata, offrendoci anche dei momenti di comicità che alleggeriscono il tono complessivo dell’opera. La regia è limitata a pochi interventi, non vi sono musiche o suoni in scena (ad eccezione di uno sparo) e i cambi di luce sono minimi. Una scelta che concentra l’attenzione dello spettatore sulla parola e sulla relazione tra i personaggi. Si sente, forse, la mancanza di momenti di maggior respiro, che consentano di riprendere fiato e assorbire pienamente la densità emotiva del testo, che rischia di essere messa da parte dalla necessità di mantenere costante la concentrazione sul piano verbale.
Sul versante interpretativo, gli attori adottano uno stile diretto e coinvolgente, capace di restituire con chiarezza le differenti nature dei personaggi. Il pedagogo trasmette un senso di ostentata superiorità, di supponenza e sicurezza in sé stesso, che si contrappone alla goffaggine e all’insicurezza dell’allievo. Attraverso studiate sfumature di espressione, Marco Gualco lascia però affiorare un sottosuolo emotivo più istintivo e inquieto, che emerge con forza quando gli equilibri di potere iniziano a ribaltarsi. Meno armoniosa l’interpretazione di Cacace, che tuttavia coglie con precisione la natura spigolosa e contraddittoria di Ian: un giovane diviso tra il rifiuto e l’adesione agli insegnamenti del maestro, desideroso di affermarsi, ma al tempo stesso intrappolato nella posizione della vittima.
In conclusione, IL PEDAGOGO DELL’INFAME è uno spettacolo che trova la sua forza nella riflessione sui meccanismi dell’influenza, della responsabilità e della forza della suggestione. Il lavoro di Cacace e Gualco riesce a mantenere alta la tensione, in un gioco di continue ridefinizioni morali, nel quale nessuna posizione appare del tutto innocente o definitiva.
Visto il 4 giugno 2026
IL PEDAGOGO DELL’INFAME |cast e dati artistici
Compagnia Chierici-Cicolella (Genova)
drammaturgia e regia Riccardo Cacace
con Riccardo Cacace, Marco Gualco
in concorso
Progetto vincitore Festival InDivenire 2025
Miglior attore Festival InDivenire 2025
Che cos’è il Festival Indivenire? – tutte le recensioni di Gufetto
Il Festival organizzato ideato da Alessandro Longobardi con la direzione artistica di Giampiero Cicciò presenta ogni sera 1 o 2 studi di massimo 30 minuti presentati da alcune compagnie e collettivi teatrali scelti attraverso un bando.
Ogni sera fino al 7 maggio il pubblico può votare lo studio più promettente e soprattutto, dibattere con la Compagnia a fine spettacolo per comprendere il significato della messa in scena e le scelte stilistiche.
Il Festival viene recensito da tutti i redattori di Gufetto nell’ambito del progetto di formazione interna alla visione e alla scrittura critica col supporto dei Redattori-Gufetti senior.
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