IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE: l’evocativo viaggio terreno e ultraterreno di Gioacchino da Fiore

Abbiamo avuto occasione di vedere in anteprima il film diretto dal regista Jordan River dal titolo IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE in uscita nelle sale cinematografiche il 5 dicembre 2024, data della Giornata Mondiale del Suolo, nella quale le Nazioni Unite intendono far riflettere l’umanità sulla conservazione degli ambienti naturali e sul futuro dell’umanità. Il film sarà in concorso alla ventesima edizione del Terni Film Festival che si terrà dal 16 al 24 novembre 2024 presso il CityPlex Politeama Lucioli.

Gioacchino da Fiore: un intellettuale cristiano tornato d’attualità

La figura del dotto cistercense di origine calabrese per più di otto secoli è stata confinata nell’attenzione dei soli addetti ai lavori, in quanto personaggio al tempo controverso. Nasce nel 1130 circa da una famiglia di censo notarile e inizia fin da giovane a studiare le Sacre Scritture; questo suo interesse lo condurrà a farsi ordinare sacerdote. L’attività teologica, vissuta in profondità, lo porta a confutare le teorie di Sant’Agostino, Padre della Chiesa, e gettarlo, così, a causa delle sue idee riformatrici, in odore di eresia, stigma questo, che non gli ha permesso, successivamente, di essere annoverato tra le figure delle quali la Chiesa si è servita con il fine di estendere il proprio dominio culturale. La ritrovata attualità del pensiero del monaco calabrese si motiva dall’interesse per la sua opera da parte di Papa Francesco, il quale in occasione della Giornata Mondiale del Creato del 1° settembre 2024 lo ha citato riconoscendone il profondo pensiero riformatore.

IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE: vita e pensieri di Joachim

Il film di Jordan River ripercorre la vita di Gioacchino da Fiore partendo dal 30 marzo 1212, ossia, il giorno della sua morte. Nelle ore precedenti al trapasso, durante una camminata nella natura, il monaco racconta gli episodi salienti della sua esistenza a un suo confratello. Veniamo così a sapere della sua salita sul monte Tabor, in cerca di illuminazione, del suo ritorno in Calabria in un’abbazia cistercense, dalla quale, dopo un periodo di studio e preghiera sentirà la necessità, per conoscere intimamente il creato, di immergersi nella natura, fino a giungere all’Abbazia di Corazzo, sempre in Calabria, per terminare il suo viaggio, temporaneamente, presso l’Abbazia di Casamari, periodo, questo, nel quale avrà un colloquio con  Papa Lucio III.

Un pensiero teologico “quasi” eretico

River, attraverso immagini spettacolari, viste dall’alto, splendide porzioni di paesaggi calabresi e non solo, introduce lo spettatore al pensiero teologico di Joachim, al suo desiderio di una Chiesa meno incline al materialismo e dai lineamenti più spirituali, pensiero questo che il monaco calabrese condivideva con molti altri movimenti (Catari, Patarini, Valdesi) che proprio in quel periodo predicavano, con altre modalità e fini, la stessa cosa e chiedevano al contempo di vivere il Vangelo in maniera più libera venendo, per questo motivo,  tacciati regolarmente di eresia. Credo sia importante evidenziare, al fine di inquadrare storicamente la vicenda, come Lucio III attraverso la bolla Ad abolendam, nel 1184, per la prima volta, emanò disposizioni che condannavano apertamente tutte le forme di eresia. L’opera forse più rilevante di Gioacchino della quale si da notizia nel film è l’esegesi dei Vangeli e del Libro dell’Apocalisse, soprattutto quest’ultimo, nel quale si mette in evidenza il carattere rivelatorio della scrittura. La visione di una realtà allargata comprendente passato, presente e futuro, il mistero del tempo, come le suddivisioni di epoche nella storia del Mondo, fino a giungere alla proclamazione della libertà dello Spirito, il quale, in quanto proveniente dal Signore non può che rendere liberi gli individui, saranno teorie che verranno avversate da un potere ecclesiastico che intendeva la religione solo come uno strumento di dominazione prima spirituale e poi culturale.

Un’equilibrata ricostruzione storica

Il film viaggia su molteplici binari rimanendo comunque una fruibile esperienza visiva.  L’evocazione del personaggio si interseca spesso a toni fiabeschi e onirici che rappresentano le rivelazioni del monaco. La ricostruzione della realtà storica avviene quasi sempre attraverso le parole, mentre l’immagine, spesso proposta con effetti visivi, rappresenta la presenza del divino, le premonizioni di Joachim e il suo rapporto con il sovrannaturale. Un ruolo preponderante, coerentemente con i pensieri del personaggio, viene svolto dai meravigliosi ambienti naturali, paesaggi che non mostrano solo la natura, ma anche i manufatti di origine antropica, elementi costitutivi di quei paesaggi evocativi che riescono da soli a riconnettere lo spettatore con il passato.

IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE: non solo una rievocazione del passato

IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE, scritto oltre che da River, anche da Michela Albanese, Valeria De Fraja e dal filosofo e saggista Andrea Tagliapietra, studioso dell’Apocalisse di Giovanni e della figura di Gioacchino da Fiore, oltre a riproporre i pensieri filosofici e religiosi, ricorda anche le influenze che questo ha esercitato su Dante Alighieri, che lo collocò nel Paradiso nel canto XII “…il calavrese abate Giovacchino, di spirito profetico dotato”, non trascurando, attraverso un’esposizione leggera che funge da ben studiato contraltare a tematiche molto complesse e profonde, di rivolgersi anche ai contemporanei, come anche ai non credenti, attraverso un messaggio universale che espresso in termini attuali esorta ad uscire dalla comfort zone per investire su sé stessi, in una dimensione dove il progresso spirituale di ciascuno concorre inevitabilmente ad una evoluzione positiva delle sorti del Mondo. La speranza è quanto mai viva proprio nella nostra epoca, per certi versi molto simile a quella nella quale è vissuto Gioacchino, come ha ricordato Papa Francesco: “In un tempo di lotte sanguinose, di conflitti tra Papato e Impero, di crociati, di eresia e di mondanizzazione della Chiesa, seppe indicare l’ideale di un nuovo spirito di convivenza tra gli uomini, improntata alla fraternità universale e alla pace Cristiana, frutto di un Vangelo vissuto”.

IL MONACO CHE VINSE L’APOCALISSE

Regia: Jordan River

Sceneggiatura: Jordan River, Michela Albanese, Valeria De Fraja, Andrea Tagliapietra

Produzione: Jordan River, Delta Star Pictures

Fotografia: Gianni Mammolotti

Montaggio: Alessio Focardi, Jordan River

Effetti Speciali: Nicola Sganga

Scenografia: Davide De Stefano

Musiche: Michele Josia

Costumi: Daniele Gelsi

Trucco: Vittorio Sodano

INTERPRETI

Francesco Turbanti, Joachim Abbatis

Nikolay Moss, Re Riccardo

Elisabetta Pellini, Costanza d’Altavilla

Bill Hutchens, Cabalista

Yoon c. Joyce, Guardiano della soglia

G-Max, Galfredus De Clairvaux

Giancarlo Martini, Aharon

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