Abbiamo visto in anteprima il primo lungometraggio di Luca Calvetta dal titolo IL MARE NASCOSTO che vede tra i protagonisti Ascanio Celestini. Lavoro autoprodotto, girato interamente in Calabria e realizzato in low budget che ha visto il suo esordio, in qualità di film in concorso, alla serata di apertura dell’Ischia Film Festival 2024; mentre al Social World Film Festival 2024 di Vico Equense ha ottenuto candidature come Miglior film, Migliore attore e Migliore sceneggiatura.
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IL MARE NASCOSTO: l’archetipo mare

Il linguaggio cinematografico di Luca Calvetta, come sempre denso di significati, in MARE NASCOSTO prende a piene mani dai contenuti simbolici legati al mare. L’acqua, e per estensione il mare, è il simbolo dell’inconscio, con tutti i movimenti nascosti che esso provoca nelle profondità interiori degli individui. Tuttavia, il mare, rappresenta anche uno spazio senza confini, mutevole, imprevedibile, creatore di destini, i quali possono essere inclusivi o, al contrario, disgregatori. Gli antichi greci sostenevano che “il mare è simbolo della nascita”, ma aggiungiamo noi, anche della trasformazione e delle riflessioni che da questa scaturiscono.
Luca Calvetta: il superamento dei confini
IL MARE NASCOSTO è liberamente ispirato al racconto per ragazzi “Il piccolo Principe” di Antoine Saint-Exupéry e vede come protagonista un ragazzo, un immigrato, carico di domande che approda nel nostro Sud, una Calabria misteriosa chiusa tra tradizione e disgregazione paesaggistica, proveniente esso stesso da un Sud che non è solo mondo fisico, ma anche simbolico, perché come recita il testo: “Non è un luogo il Sud. È ovunque qualcosa si interrompe, ovunque una parola, una strada, un abbraccio ammutoliscono”. Proprio come nella favola di Saint-Exupéry, il ragazzo, al pari del protagonista della storia, durante il suo pellegrinaggio incontrerà vari personaggi, i quali, a loro volta, cercheranno di fornirgli una chiave di lettura dell’esistenza. Il tema del film si palesa in maniera evidente nella ricerca del superamento dei confini sia dal punto di vista formale, dove teatro, cinema, realtà e recitazione si mescolano tra loro, aggiornando in questo modo la lezione di Pirandello e Brecht, come anche dal punto di vista contenutistico, dove la fiaba si mescola ad un’idea di realtà attraverso un sapiente uso di suggestioni filmiche documentarie che si dissolvono nella fiction.
Ascanio Celestini: un narratore discreto e credibile

“Dove finisce il mio teatro inizia forse il mare e il mare non finisce” è la frase che ricorre più volte nel significativo testo di Calvetta, che Ascanio Celestini, con il dovuto garbo, recita e che prende le forme di colonna vertebrale del lavoro. Un testo, quello recitato da Celestini, dove la narrazione si dissolve spesso nelle battute degli attori (a proposito di superamento dei confini), che vive di enunciati chiari espressi in forma poetica ma che parla agli spettatori di scelte spesso subite, quindi di politica. Calvetta, attraverso il testo, rovista nel baule del passato al fine di dare un’identità ai personaggi, crea similitudini tra la condizione umana e il paesaggio circostante trovando in Ascanio Celestini un credibile “Virgilio”, conduttore di anime, trasposto dall’Inferno dantesco alla Calabria contemporanea, che il regista ci mostra, per alcuni aspetti, come una terra dove il presente assume le forme di un tangibile passato.
IL MARE NASCOSTO: immagini e parole in perfetto equilibrio

L’abilità di Luca Calvetta si mostra particolarmente efficace nella capacità di integrare concetti complessi in una struttura dalla forma dilatata dove convivono multiformi istanze espressive. L’integrazione tra testo, paesaggio e fotografia, crediamo sia l’aspetto più convincente del film, che, nello specifico, permette una fruizione immersiva del film stesso da parte dello spettatore. Il tutto sembra organizzato a dovere al fine di mostrare una realtà interiore, di creare similitudini, simboli che il paesaggio e la fotografia profonda di Massimiliano Curcio individuano ed esaltano. Le ombre sono le vere protagoniste del film. Ombre che nascondono, che cancellano e occultano, come si dissolve nel tempo il ricordo degli ultimi della storia, coloro che vivono di lavori umili, i dominati dal sistema, i sacrificabili, quelli che non hanno voce. Ecco, proprio da queste ombre incombenti partono sprazzi di luce che illuminano profili rendendo giustizia al buio, e forse alla memoria, al pari della vita che viene colta di sorpresa da brevi, ma vitali, attimi di coscienza.
IL MARE NASCOSTO: alla ricerca della coscienza perduta

Luca Calvetta nell’atto di fornire coscienza e risvegliare dall’invisibilità, e donare, al contempo, la possibilità della conoscenza dell’uomo e della propria interiorità, si imbatte anche nella difficoltà nel raccontare la storia degli individui, l’impossibilità di conoscere perfettamente la multidimensionalità della quale è composta la realtà umana. Seguendo il pensiero scaturito da Proust, il regista ci mostra l’impossibilità di rinchiudere l’esistenza umana in comodi, ma fallaci, stereotipi. “Tutti siamo mondi alla ricerca di qualcosa” oppure “siamo tutti stranieri” sono frasi che contestualizzano i personaggi e che esortano ad uscire dalle ombre al fine di appropriarsi della propria identità che sembra occultata dietro consuetudini e approssimative letture della realtà. La necessità del riconoscimento dell’individuo e della dignità dell’altro sembra essere l’urgenza di Calvetta, il quale, seguendo la lezione del filosofo Marc Augé, vede in questo atto di natura politica, forse, l’unico esorcismo contemporaneo atto a limitare, se non proprio ad annullare, quella rabbia esistenziale di chi non si riconosce in un posto nel mondo, che a lungo andare potrebbe accumulare quella potenza eversiva capace di mettere in discussione i cardini della nostra civiltà.
Un film che continua dopo la sua conclusione
Tra tutti i confini che il film frantuma compare inaspettatamente anche quello rappresentato dai titoli di coda. IL MARE NASCOSTO non termina con la conclusione della proiezione, ma si prolunga nella mente dello spettatore, inanellando una lunga serie di domande e fornendo innumerevoli spunti di riflessione. Le molteplici tematiche che si intrecciano nel film, come d’altronde nella vita di ogni individuo, non hanno una soddisfazione immediata, non si risolvono con la semplice visione, ma necessitano, al contrario, di essere meditate e fatte proprie in modo da attualizzare la memoria degli individui e armonizzare quella complessità umana combattuta da sempre tra desideri e realtà. Un racconto visivo di abbandoni, partenze, ma anche ritorni, memorie e identità, questo di Luca Calvetta, che possiede il grande merito di cercare, con umiltà, di esprimere l’inesprimibile e al contempo di rendere individuabile quel mare nascosto dell’umanità, rappresentato dagli invisibili della storia, protagonisti assoluti del racconto.
IL MARE NASCOSTO
Un Film di Luca Calvetta
Con
Ascanio Celestini
Marco Leonardi
Anna Maria De Luca
Carlo Gallo
Carmelo Giordano
Nadia Kibout
Kento
Gioacchino Criaco
Mohamed Amine Bour
Josephine Faraci
Fotografia: Massimiliano Curcio
Fonico di presa diretta: Daniele Sciacca
Musiche: Agate Rollings, Ewa Dominika Lorek


