IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ @ Renny club: momenti di trascurabile felicità

Al Renny club Posso dopo Posso ha messo in scena insieme a Theatro e alla compagnia dei Menchi uno spettacolo di improvvisazione teatrale corale, IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÓ in cui un desiderio diviene motore di una delicata struggente storia d’amore e sogni che si realizzano, sia pure in forme diverse da quelle che ci si aspetta.
Continua il reportage di Gufetto sulle realtà che si occupano di improvvisazione con un’intervista a Enrico Gentili di Theatro, associazione romagnola che da anni collabora con la realtà fiorentina di Posso dopo posso.

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÓ: mettere in scena un desiderio

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ - foto di Francesca Valente
Il simulatore de IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ – foto di Francesca Valente

Nello spettacolo andato in scena al Renny il pubblico ha potuto assaporare cosa succederebbe se quella frase pronunciata a mezza voce, quel vorrei custodito in un angolo del cuore, diventasse improvvisamente reale.
Come sempre, non ci sono copioni scritti né sentieri già tracciati, tutto è nato da uno spunto chiesto al pubblico: il desiderio del protagonista, un mercante di frutta di fare un viaggio in mongolfiera. 
Da questa scintilla che spezza la quotidianità monotona di Guglielmo, si mette in moto un ingranaggio inarrestabile, che prende avvio dalla decisione di dichiararsi finalmente a una cliente, Giulia, e di portarla con sé sulla mongolfiera. Il filo rosso di questa scelta viene tessuto in una trama in cui si intrecciano le vicende delle famiglie e degli amici della coppia protagonista: un fratello sposato con una donna ormai disincantata e delusa che trova il suo unico sfogo in un improbabile simulatore di esperienze, un padre traumatizzato dalla scomparsa della moglie durante una trasvolata in mongolfiera, un vecchietto che ricorda la moglie Gina e la loro vita insieme.
Nessuno degli attori sapeva, all’inizio, dove sarebbero andati a finire, ma, affidandosi l’uno all’altro, hanno costruito una storia credibile, incredibilmente coerente, in cui tutto alla fine ha trovato un senso, inserendosi in una storia divertente e delicata.

Il “VORREI” che muove la storia

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ - foto di Francesca Valente
I protagonisti de IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ – foto di Francesca Valente

Cosimo Mazzini di Posso dopo posso ci ha raccontato come nasce uno spettacolo di questo tipo. L’improvvisazione narrativa utilizza gli elementi drammaturgici della narrazione di storie. Ogni storia per interessare spettatori o lettori deve avere un conflitto, un vorrei di un personaggio che si scontra con gli ostacoli per raggiungerlo. 
Nell’improvvisazione spesso usiamo alcuni termini per identificare le varie fasi del racconto di una storia: la piattaforma è l’installazione dello status quo, del punto di equilibrio di partenza, il tilt è l’evento che rompe l’equilibrio, lo sviluppo è la parte in cui si alza la posta in gioco della storia e il finale spesso utilizza la “reincorporazione” di qualche elemento inserito in precedenza (frequentemente all’inizio della storia).

L’improvvisazione non si improvvisa

Abbiamo avuto la possibilità di incontrare, dopo lo spettacolo, uno dei protagonisti, Enrico Gentili, dell’associazione Theatro, per continuare con lui il nostro viaggio tra le realtà di teatro improvvisato del territorio.

Francesca Valente: abbiamo visto in scena uno spettacolo pieno di poesia, complesso, ricco di sfumature: come si arriva a costruire una complessità del genere senza testo?Enrico Gentili: L’improvvisazione non si improvvisa è una frase che circola da anni nel nostro mondo e direi che è abbastanza calzante. Per poter sostenere una storia senza copione, creata direttamente sul palco, sono necessarie tante cose. Prima di tutto l’ascolto, l’attenzione e il lavoro di gruppo; una storia funziona se è costruita dall’unione delle piccole idee di tutti gli attori, attraverso la creazione delle prospettive dei personaggi e delle loro relazioni. Anni di lavoro in questa disciplina consentono di interiorizzare elementi drammaturgici necessari a dare un senso alla storia e renderla coerente. Un altro elemento indispensabile è l’alchimia che si crea sul palco: quando tutti gli attori lavorano insieme con l’unico obiettivo di dar valore alla storia, la magia diventa estremamente più facile.

Costruire l’improvvisazione

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ - foto di Francesca Valente
IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ – foto di Francesca Valente

FV: Esiste una struttura di base per gli spettacoli di improvvisazione teatrale? E quale rapporto c’è tra struttura e improvvisazione?
EG: Non c’è nessuna base e ce ne sono migliaia. Entrambe le affermazioni sono vere, perché la storia nasce dalla fusione delle esperienze e delle conoscenze di ogni singolo attore, la ricetta per costruire una storia sta proprio in questo mix, che cambia in ogni occasione, rendendo le storie sempre diverse.

FV: Quanto della storia personale degli attori interviene in uno spettacolo di questo tipo?
EG: Questo è molto soggettivo, ma in generale non molto. L’esperienza personale può manifestarsi in una piccola reazione durante una scena, ma raramente incide sulla complessità del personaggio nel suo insieme.

THEATRO: tra improvvisazione e territorio

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ - foto di Francesca Valente
IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÒ – foto di Francesca Valente

FV: La vostra associazione ha un rapporto particolare con il territorio: ci raccontate qualcosa di voi e delle vostre attività?
EG: Theatro è nata nel 2009 e da allora si occupa di improvvisazione, ma anche di teatro su testo, attraverso corsi, spettacoli e progetti.
Uno di questi, Altrove, porta dal 2017 il teatro nelle piccole comunità dell’entroterra romagnolo, mettendo in scena spettacoli in luoghi completamente al di fuori dei circuiti culturali usuali. Con lo stesso spirito da otto anni portiamo anche un Convivio di improvvisazione a Balze, sul Monte Fumaiolo, con due laboratori e spettacoli che coinvolgono attori con ogni livello di esperienza. 

FV: Fate solo improvvisazione o anche teatro tradizionale?
EG: Ci occupiamo principalmente di improvvisazione, ma anche il teatro di prosa trova ampio spazio con la produzione di spettacoli e l’organizzazione di corsi specifici. Un corso in particolare, che chiamiamo ibrido, unisce le due discipline, partendo da storie improvvisate si creano dei testi, che vengono reiterati e modificati fino ad ottenere una sorta di canovaccio, un percorso simile a quello della antica Commedia dell’Arte. Quest’anno abbiamo anche iniziato a proporre con successo una rassegna di teatro contemporaneo che tocca diversi linguaggi, dal teatro fisico, al teatro di figura, da quello sociale all’improvvisazione.

La collaborazione tra Firenze e Cesena

FV: L’appuntamento fiorentino sta diventando una ricorrenza: com’è nata la sinergia con Posso dopo Posso?
EG: È stato proprio al raduno di Balze che abbiamo conosciuto Sandra e Cosimo di Posso dopo Posso, dando inizio a questa bellissima collaborazione. La cosa più bella di questa sinergia è proprio il linguaggio comune che ci unisce. Gli spettacoli che portiamo in scena non vengono provati mai insieme, si sceglie solo che linea prendere, ma una volta che ci troviamo sul palco è come se avessimo sempre lavorato insieme.

IL GIORNO CHE TUTTO CAMBIÓ: CREDITI

di MENCHI, POSSO DOPO POSSO, THEATRO
Con Sara Bucherini, Ilaria Desideri, Enrico Gentili, Luca Grasso, Cosimo Mazzini, Daniele Scapigliati, Daniela Tontini
Luci e musica a cura di Sandra Balsimelli

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