IL FUOCO ERA LA CURA @ Piccolo Teatro di Milano: un dispositivo in cui la realtà torna a bruciare

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Cinque performer, nuovi ingressi nello storico collettivo Sotterraneo, approdano al Piccolo Teatro di Milano, di cui sono artisti associati dal 2021. Dopo il successo de L’angelo della storia (Premio Ubu 2022), il gruppo toscano torna con IL FUOCO ERA LA CURA, liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Metastasio in coproduzione con il Piccolo e ERT – Emilia Romagna Teatro, ha debuttato nel 2023, continua a incendiare le platee. Ne siamo stati testimoni in quel di Milano il 19 ottobre.

Nel 1953 Bradbury immaginava un futuro distopico in cui leggere è un crimine, a chi possiede libri viene incendiata la casa e tratto in arresto e i pompieri non spengono fiamme ma bruciano libri.
Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa non lavorano su una trasposizione fedele della trama, ma al filo narrativo-teatrale incrociano rimandi a fatti storici realmente accaduti, riflessioni, derive culturali e una profezia o provocazione: “E se tutto bruciasse di nuovo?”

Piccolo TEATRO Melato: una scena che ascolta

Nella suggestiva pianta “ad orecchio” del teatro Melato, il pubblico entra e ad attenderli ci sono cinque sedie vuote e due schermi spenti.
Poi, lentamente, i cinque attori fanno il loro ingresso. Ognuno tiene in mano un libro: ne imparano a memoria il testo, quasi a volerli salvare dalla cancellazione.

Eccoli, nei primi secondi, i temi cardine al di là della trama: memoria e testimonianza.
La memoria collettiva: metafora protagonista che il totalitarismo di Fahrenheit tenta di distruggere.

Fahrenheit 451, dal collettivo sotterraneo La testimonianza come atto catartico

Le cinque sedie rivolte verso il pubblico creano l’effetto di una conferenza teatrale. Gli occhi del pubblico disposto in pianta circolare stringono gli attori- nonché i personaggi- in una morsa come fossimo in una sorta di tribunale teatrale in cui gli attori si espongono, si confessano, si difendono.

Quando raccontano il processo creativo dello spettacolo e come hanno deciso di metterlo in scena, diventano se stessi. Quando interpretano i personaggi, diventano i colpevoli che si sono macchiati di colpe nel mondo di Fahrenheit 451. Come fossero quelli che in futuro dovranno rispondere dei crimini; quelli contro cui in passato si è scagliata l’opinione pubblica. Un terzo scenario. Se fossero attori nel mondo di Fahrenheit 451? Cosa significa essere attori oggi? Quali riflessioni porta il teatro nella sua precarietà? Vi è censura oggi? 

Questi gli interrogativi che agitano la performance al di là della trama di fantasia.

IL FUOCO ERA LA CURA - la scenografia

Il narratore onnisciente de Il fuoco era la cura

A guidare lo spettatore in questa scatola complessa sono due schermi, narratori onniscienti, precisando persino che la scenografia dello spettacolo è ridotta ai minimi termini data la scarsità del budget. Ringraziamo i sotterraneo che con i loro modi brillanti offrono un’ulteriore testimonianza: quella della mancanza di mezzi e la difficile realtà economica teatrale in un atto artistico e politico.

La scenografia è essenziale, ma il Teatro Melato diventa l’ideale perfetto di platea per la sua architettura. La disposizione circolare dello spazio ricorda i rituali collettivi intorno al fuoco, dove le storie si tramandano da voce a voce.
E non a caso, i cinque performer vengono fatti disporre proprio attorno a un fascio di luce, a ritmo di danza.

 Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo– si divertono come pazzi sulla scena. Ballano, cantano, diventano personaggi, colleghi di compagnia, clown bianchi, e ancora attori che parlano al pubblico. In questo intreccio di piani e scenari si fa di nuovo vivo: il grido contro la censura.

“Ci manca fare teatro!”  dicono, come se abitassero un mondo in cui ancora ogni forma d’arte fosse proibita. “Ora possiamo fare solo gli animatori o i clown bianchi”

IL FUOCO ERA LA CURA - gli attori in scena

da fahrenheiT 451 a il fuoco era la cura, Una distopia che ci riguarda

Il gioco del teatro diventa ancora una volta il mezzo capace di ritrarre scomode realtà, risvegliare coscienze, parlare con leggerezza di un tema di cui oggi non abbiamo smesso di essere vittime.                                             I Sotterraneo, con il loro linguaggio satirico e dissacrante, ricordano che la censura non è un ricordo del passato ma una minaccia sempre presente.
Anche in un’epoca che sembra traboccare di informazione, la libertà di pensiero resta fragile.
Il loro fuoco, allora, è un invito a restare vigili. E alla domanda “ E se tutto bruciasse di nuovo?” Viene da pensare che non è uno scenario che rimanda a lontane distopie se teniamo presente che nel 2023 nel Missouri due senatori repubblicani bruciano libri a tematica LGBTQIA+.

Lo spettacolo ci invita a riflettere: quali sono i germi della società di oggi che portati agli estremi riflettono l’immagine di quella distopia che forse tanto fantastica e lontana non è.


Collettivo sotterraneo – leggi le recensioni di Gufetto

Per approfondire sullo spettacolo di Sotterraneo

I prossimi spettacoli del Piccolo Teatro di Milano

IL FUOCO ERA LA CURA – cast e dati artistici

liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

creazione Sotterraneo

ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa

con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo

scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio

abiti di scena Ettore Lombardi

suoni Simone Arganini

coreografie Giulio Santolini

oggetti di scena Eva Sgrò 

produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord

residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord

Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia 

Durante lo spettacolo sono utilizzate macchine del fumo e luci stroboscopiche

Le recite del 18 e 19 ottobre sono sovratitolate in inglese e in italiano

I sovratitoli sono a cura di Prescott Studio

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