Dall’11 al 20 ottobre 2024, presso il Teatro Ygramul di Vania Castelfranchi e l’Ar.Ma. Teatro di Daria Veronese, si è tenuta la settima edizione del DOIT Festival diretto da Angela Telesca e Cecilia Bernabei. Sei serate per altrettanti spettacoli densi di spunti di riflessione, tra tematiche sociali, teatro di narrazione e rivisitazione dei classici, per uno degli appuntamenti immancabili del circuito teatrale off capitolino.
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DOIT FESTIVAL: va in scena la settima edizione

A distanza di due anni dal festival precedente, il DOIT è tornato alla ribalta sullo storico palcoscenico dell’Ar.Ma Teatro di Daria Veronese e presso il Teatro Ygramul di Vania Castelfranchi, attirando a sé una vastissima platea proveniente da zone diametralmente opposte della capitale, ovvero i quartieri Prati e San Basilio. Il pubblico numeroso, fedele, interessato e partecipe, ha potuto godere delle emozioni suscitate da tutti gli artisti in scena, che hanno portato all’attenzione degli spettatori tematiche legate al teatro civile, sociale e di narrazione, senza rinunciare ai classici visti con una lente diversa e originale. Il DOIT Festival è legato a doppio filo al concorso letterario L’Artigogolo – Scrittori per il teatro, promosso dalla casa editrice Chipiuneart di Adele Costanzo e giunto ormai alla sua decima edizione, dedicato alla scoperta e alla valorizzazione dei giovani talenti della drammaturgia nazionale contemporanea. I vincitori dell’Artigogolo si aggiudicano la pubblicazione del proprio testo all’interno della collana Le Nebulose, coerentemente con lo slogan del festival Teatro da vedere, teatro da leggere, e godono di un importante quanto raro sostegno che si concretizza nella circuitazione e nella messinscena di testi e spettacoli originali.
DOIT FESTIVAL: la programmazione

Al teatro Ygramul è spettato il compito di inaugurare la manifestazione di quest’anno, in scena da venerdì 11 a domenica 13 ottobre. L’apertura del DOIT è stata affidata allo spettacolo Giulietta è nella tempesta, di e con Maria Teresa Guzzo, dalla provincia di Cosenza. A seguire, Mani di sarta di Andrea Di Palma, in scena con Federica Ponza, dalla provincia di Frosinone, e Ho sbagliato tutto, diretto e interpretato dai bolognesi Cristiana Mecozzi e Alessandro Arcodia. Il palco dell’Ar.Ma Teatro ha fatto da contraltare nel weekend successivo. Giovedì 17 ottobre è stato il turno di Tiziana Giuliani dalla provincia di Firenze con il monologo Sventrati. Vivere-sopra, già vincitore dell’Artigogolo 2022, proseguendo poi con Io so e ho le prove. La conversione di un ex manager bancario, portato in scena da Giovanni Meola, autore e regista, e Daniela Esposito dalla provincia di Napoli. Conclude il trittico teatrale lo spettacolo La cattiveria – in principio era il verbo amore, con Giuseppe Rascio e Letizia Rita Amoreo, autrice del testo, la cui messinscena spetta a Roberto Galano direttamente dal Teatro dei Limoni di Foggia.
L’ARTIGOGOLO: i vincitori
Tra i 120 testi scrutinati, pervenuti in numero nettamente superiore rispetto agli scorsi anni, si aggiudica l’edizione 2024 il testo Dopo la bora di Francesca Miranda Rossi, che tratta il tema della chiusura dei manicomi nella città di Trieste con calviniana leggerezza e sapiente profondità. Menzione speciale per Come medusa di Alessandro Izzi, la cui modestia è inversamente proporzionale all’importante numero di riconoscimenti ricevuti durante la sua carriera autoriale, e al quale, per l’appunto, viene riconosciuto il merito di aver trattato con uno sguardo nuovo una tematica scottante e delicata come quella sugli abusi sessuali. Entrambi rendono partecipi la platea dei loro scritti durante la serata di premiazione tenutasi all’Ar.Ma Teatro domenica 20 ottobre, con un breve reading che chiarisce gli intenti stilistici e autoriali di fondo. Conclude la sezione dedicata all’Artigogolo l’omaggio di Cecilia Bernabei al vincitore della scorsa edizione, Giampaolo Spinato, la cui assenza in sala viene colmata da una lettura intensa e partecipe di un breve passaggio di Consacrazione a Maria, testo di rara profondità i cui molteplici piani di lettura si rivelano man mano che ci si addentra nei suoi meandri.
DOIT FESTIVAL: i vincitori

Formula vincente non si cambia: come avvenne nel 2022, l’ultimo spettacolo in cartellone, ovvero La cattiveria, si aggiudica la settima edizione del DOIT, grazie ad una rivisitazione sui generis dell’Amleto di Shakespeare che ha evidentemente convinto il pubblico con la sua originalità. Il premio alla migliore drammaturgia è andato a Mani di sarta di Andrea Di Palma e Federica Ponza, dove i veleni della Valle del Sacco fanno da sfondo ad una storia familiare fatta di amore, ago e filo, pelle e cuore.
Io so e ho le prove. La conversione di un ex manager bancario, spettacolo sulla crisi finanziaria del 2008 tratto dall’omonimo libro di Vincenzo Imperatore, si aggiudica il premio per la miglior regia, mentre la menzione speciale come migliore recitazione è stata assegnata a Ho sbagliato tutto, di e con Cristiana Mecozzi ed Alessandro Arcodia, incentrato sulla precarietà lavorativa tra privilegi, disagi e speranze.
Meritatissimo, infine, il Premio Giuria Giovani a Tiziana Giuliani e al suo Sventrati. Vivere-sopra, un’opera dal forte impatto emotivo incentrata sulla strage di Via dei Georgofili a Firenze. Il premio, dedicato alla memoria di Adriano Sgobba, amatissimo e compianto critico teatrale e giurato del Festival scomparso cinque anni fa, che avrebbe amato profondamente questo spettacolo di alto valore civile e sociale, è un tributo non solo ad un grande amico e sostenitore del DOIT di cui ogni giorno sentiamo la mancanza, ma di un uomo perbene, sensibile, onesto e ricco di cultura, le cui riflessioni durante i dibattiti con le compagnie erano il vero valore aggiunto del festival.
DOIT FESTIVAL: bilancio conclusivo di un concorso coraggioso e pulito

Inutile negarlo: il DOIT è da sempre e rimane ancora oggi un appuntamento immancabile per chi vede nel teatro uno spunto di riflessione sulla società, sulle relazioni umane e sulla vita in generale, nonché una fonte di arricchimento e di crescita mai scontata e prevedibile. In qualità di giurata, godo di un punto di vista privilegiato che mi consente di monitorare il crescente impatto artistico, umano ed individuale che gli spettacoli proposti possono esercitare sul pubblico rendendolo sempre più consapevole, dandogli modo di affinare delle abilità critiche utili per leggere la scena con nuovi occhi.
L’edizione 2024 si è distinta per l’invio superiore agli altri anni di testi teatrali e drammaturgie contemporanee la cui crescente qualità ha messo a dura prova gli addetti ai lavori: merito della trasparenza e dell’onestà del duo inossidabile Telesca – Bernabei, che con Adele Costanzo viaggiano in direzione ostinata e contraria per promuovere attori e autori fornendo loro lo spazio che meritano, dentro e fuori dal foglio di carta, con un amore e una passione ricambiati dai partecipanti ad un festival teatrale e letterario di rara pulizia ed onestà.Drammaturgie Oltre Il Teatro, dunque, acronimo del DOIT, diventa sinonimo di Donne Ostinate In Teatro, di un team artistico tutto al femminile che ha reso questo un progetto sempre più valido, consolidatosi nel tempo grazie alla caparbietà di chi ha saputo raccogliere la sfida lanciata da una società che rischia la deriva abdicando ai suoi valori fondanti, rischiando di svuotarsi di contenuti ed emozioni e di non dare voce a chi ha davvero qualcosa da dire. Il DOIT esiste e doverosamente resiste, a dispetto del tempo e degli ostacoli, e trova nel motto di questo 2024, a firma di Corrado Augias, quello specchio che ne restituisce l’essenza: “La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, ma quella che, disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli”.


