Al Teatro Cantiere Florida continua Materia Prima Festival 26: in scena due spettacoli che guardano al comico greco da prospettive diverse.
Debuttano i Sacchi di Sabbia con uno spettacolo che porta sul palcoscenico due commedie di Aristofane, LA PRIMA E L’ULTIMA, Acarnesi e Pluto, per misurarne la distanza: il comico viene reso in modo essenziale, scarno e farsesco.
Torna per la seconda volta (la prima nel 2024) BATRACOMIOMACHIA di Andrea Macaluso, una straordinaria prova attoriale davanti a un testo complesso e sempre attuale, nella preziosa traduzione di Giacomo Leopardi: il comico rivive nelle sue molteplici dimensioni, incarnandosi nella voce e nel corpo dell’attore del Lavoratorio, solo sul palco, e confermandone la statura eccezionale. Gufetto ha già recensito lo spettacolo al suo debutto al Quaranthana.
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Articolo a cura di Sofia D’Andrea e Francesca Valente
Contenuti
LA PRIMA E L’ULTIMA: un dittico aristofaneo

ARCANESI e PLUTO, la prima e l’ultima commedia di Aristofane, vanno in scena in quello che la compagnia dei Sacchi di sabbia definisce dittico: si tratta in buona sostanza di due pièce, che la compagnia ha già messo in scena in passato (Gufetto ha recensito PLUTO nel 2024) e che vengono ora giustapposte. Esse vanno a rileggere in chiave contemporanea il comico aristofaneo, attraverso punti di vista quasi opposti.
Se in ARCANESI, messi in scena alle Lenee nel 425 a.C., la vitalità e lo spirito polemico di Aristofane si accompagnano alla speranza di un possibile cambiamento, in PLUTO, la possibilità di un orizzonte diverso e più giusto, in cui la ricchezza è distribuita secondo un criterio etico, è mostrata nelle sue conseguenze più negative. La scelta di Sacchi di Sabbia accentua il diverso spirito delle due commedie, lasciando in ombra gli elementi comuni e relegando sullo sfondo temi centrali come guerra e ingiustizia. I due quadri del dittico divergono anche nella resa: il primo assume i toni di una lezione accademica sul comico, il secondo presenta il testo nudo e crudo. Nonostante ciò, l’intento è condiviso: offrire una lettura contemporanea del comico aristofaneo, con uno stile volutamente scarno, lasciando solo intravedere un possibile dialogo tra i testi.
Acarnesi, La commedia più antica del mondo…

Su un palcoscenico vuoto, Massimo Grigó interpreta un improbabile professore in cattedra che tiene una coltissima lezione sul comico: perché si ride? A partire da questa domanda, il docente cerca di sperimentare tutte le possibili tonalità della risata. Grazie alla preziosa consulenza del grecista Francesco Morosi, si apprezzano i ricercati riferimenti alla Commedia greca e alla filologia classica. Tuttavia la messa in scena alterna narrazione, testo classico e lezione filologica, con alcune trovate anacronistiche e grevi. Diceopoli non è più il “cittadino giusto” della commedia di Aristofane: il suo nome parlante si lega invece all’inglese, secondo la paretimologia dick-eopoli.
Il gusto per la battuta oscena percorre tutto lo spettacolo, in contrasto con i riferimenti colti, con un intento chiaramente farsesco. Anche dal punto di vista linguistico l’adattamento accosta registri molto lontani: filologia, vernacolo, gergo scurrile e narrativa aulica pseudo-ottocentesca.
Un ruolo centrale riveste un fallo bianco, invocato ripetutamente e usato sia come oggetto apotropaico, in linea con la falloforia aristofanea, sia come anacronistico telefono, con uno stridente accostamento tra antico e moderno, evidente anche nella somiglianza dell’oggetto con quello utilizzato da Kubrick in Arancia Meccanica.
… e Pluto, l’ultima opera DI ARISTOFANE

Il secondo quadro porta sul palcoscenico nucleo originale dei Sacchi di Sabbia: Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano. La versatilità del linguaggio aristofanesco di PLUTO è resa dall’accostamento di inflessioni dialettali, livornese e napoletana, già caratteristiche della compagnia. L’ukulele di Giulia Gallo e le coreografie meccaniche e geometriche, scandiscono le scene con una serie di intermezzi che sembrano alludere, per funzione, alle parti corali della commedia.
I costumi quotidiani e anacronistici contrastano con accessori contemporanei o elementi di reinterpretazione dell’abbigliamento antico, come il chitone indossato dall’attrice o la piuma fucsia applicata alla caviglia di Hermes.
Nel complesso, l’impressione è di un teatro fatto in casa dentro una dimensione scenica essenziale, orientata a una rilettura prevalentemente in chiave farsesca: una stridente riduzione della commedia antica che, pur godibile nell’immediato, tende a privilegiare la superficie del comico rispetto alla componente polemica del testo aristofaneo e ai legami con il mondo reale.
BATRACOMIOMACHIA: La parodia greca che affascinò Leopardi
“Il disegno, l’invenzione e la condotta del poema, la felicità e lepidezza dei ritrovati, e quell’acconcia mescolanza di cose basse e volgari con parole, e cose grandi e sublimi, dalla quale nasce il ridicolo, fanno conoscere ad ogni uomo di gusto che la Batracomiomachia non è parto di un poeta mediocre“.

Così Giacomo Leopardi introduceva la sua prima traduzione del noto poemetto d’incerta attribuzione, Guerra dei topi e delle rane. BATRACOMIOMACHIA è un rifacimento in chiave caricaturale dell’Iliade: il piccolo mondo dei topi e delle rane, circoscritto dalle rive di uno stagno, rappresenta la deformazione del mondo memorabile degli eroi omerici, degli scontri, dei concili degli dei; i nomi dei personaggi sono altisonanti, ma ridicoli quanto a significato, la lotta furiosa, quanto futile. L’effetto comico nasce dal cozzare di aulico e prosaico, dallo scarto tra immagini di tradizione epica, rese attraverso iperboli e procedimenti di accumulo in una direzione espressionistica e vicende risibili.
Questa traduzione in sestine di endecasillabi è il testo portato in scena da Macaluso: un terreno fertile nel quale immettere innovazioni personali, l’occasione per trovare una sua voce da sovrapporre a quella del poeta. D’altronde già un’operazione di riscrittura creativa è quella leopardiana: “volli che le espressioni (…), conservando tutto il sapor greco, ricevessero l’andamento italiano, e fossero poste in versi non duri e in rime che potessero sembrare spontanee”.
la grottesca rappresentazione dell’esistenza umana

Il testo greco è riletto in chiave contemporanea e la parodia, svincolata dal suo statuto di semplice scherzo metaletterario, diviene satira del consorzio umano, sguardo divertito e distaccato sulle passioni che agitano l’animo e determinano le azioni: una grottesca e amara rappresentazione dell’assurdità dell’esistenza. Macaluso porta in scena tutti i ruoli interpretando creativamente i personaggi, mentre alle sue spalle i display indicano di volta in volta i nomi delle rane, dei topi, dei numi. Il sound design di Marco Mantovani e le musiche di Nicola Pedroni completano l’atmosfera da videogame, che rappresenta la guerra come un gioco assurdo e futile.
Rane topi e numi, specchio degli uomini
In scena una contesa futile che mette a nudo il drammatico ridicolo insito in tutti i conflitti. Mentre gli dei osservano dall’alto con sguardo sprezzante, sulla terra, si armano le schiere. Con mimica marziale, la divisa militare dell’attore si fa corazza, scudo e lancia. Con maestria, i versi che ricalcano gli elementi tipici della poesia epica – il catalogo degli eroi, che enumera i guerrieri di ciascun esercito, o le descrizioni dettagliate dei duelli, che, dato il contesto animale, diventano irresistibilmente comici – sono resi come la concitata e appassionata telecronaca di una partita di calcio. Si combatte una guerra che dura un solo giorno: una temibile guerra lampo, ribaltata da un fulmine di Giove.
L’interpretazione di Andrea Macaluso
Anche BATRACOMIOMACHIA segue l’intento di rileggere in chiave contemporanea il comico antico, ma in una direzione capace di far risuonare in modo potente la voce del passato nel nostro tempo. Andrea Macaluso guarda al mondo greco in modo originalissimo, utilizzando i linguaggi contemporanei e conservando la complessità e la multidimensionalità del testo originale. La capacità di deformazione grottesca del reale propria di questo breve poemetto trova nella prova attoriale di Macaluso una rinnovata vitalità e vis comica.
Visti il 20 e il 22 marzo 2026, al Teatro Cantiere Florida, Firenze
LA PRIMA E L’ULTIMA – DITTICO ARISTOFANEO: credits
da Aristofane
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Massimo Grigò, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano
produzione I Sacchi di Sabbia
in collaborazione con Compagnia Lombardi-Tiezzi
scultura Noela Lotti
consulenza Francesco Morosi
con il sostegno di Mic, Regione Toscana
BATRACOMIOMACHIA – LA BATTAGLIA DELLE RANE E DEI TOPI: credits
tratto da La Batracomiomachia – traduzione di Giacomo Leopardi
con Andrea Macaluso
live sound design Marco Mantovani
musiche Nicola Pedroni
drammaturgia e regia Andrea Macaluso
direzione tecnica Angelo Italiano
prima spettatrice Silvia Paoli
produzione Teatrino dei Fondi, in collaborazione con Il Lavoratorio


