Romanzo d’esordio di Francesca Gentile, Il cimitero dei calzini edito da Astarte Edizioni è un romanzo che corre veloce come la sua protagonista, Emma.
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Emma, la protagonista del Cimitero dei calzini
Emma Prestibeni ci conduce nel suo mondo: giovane, determinata, affascinante, scrive d’arte ma, come molt* freelance, ha un secondo lavoro che le permette di vivere.
Emma corre.
Corre da un uomo a un altro, da un lavoro a un altro, da una maschera all’altra. Corre e noi che la osserviamo vediamo uno specchio in frantumi, che reitera un’immagine spezzata e ci lascia una domanda: chi è Emma Prestbeni?
E soprattutto da cosa sta fuggendo?

Il cimitero dei calzini: storia di un padre
Ecco comparire un’ombra che, fin dall’inizio, cresce a dismisura e si materializza: Riccardo Prestibeni, il padre di Emma. La storia di quest’uomo, in carcere per spaccio, e del suo rapporto con la figlia sono il tassello mancante che ci permette di comprendere al meglio le dinamiche della nostra protagonista.
Emma ha amato il padre come tutte le bambine possono amare il proprio: un eroe, un mito, l’uomo perfetto. Peccato che in realtà Riccardo abbia una doppia vita che causerà la sua carcerazione.
Un evento che Emma cela a tutti, non ne parla con nessuno, è il suo più terribile segreto.
Il trauma, tutto racchiuso in Il cimitero dei calzini
Ecco che la forza e l’indipendenza di Emma sono maschere ben costruite che lentamente sono smontate pezzo a pezzo dalla narrazione.
Emma corre, Emma ha fame: di uomini, di vita, d’amore.
Ha fame e corre per non sentire la disperazione strisciante che quella bambina ha provato quando ha visto suo padre per quello che era realmente. Quella bambina è lì che spinge, grida, urla, pesta i piedi ed Emma corre.
Il suo trauma familiare la rende un’accumulatrice seriale di calzini: ogni uomo è un calzino rubato e nascosto – su tutti, uno, nero, tagliato, lacero, rotto, sporco. Il calzino del padre, il calzino di cui Emma proprio non riesce a liberarsi.
Il cimitero dei calzini, o liberarsi del dolore
Il romanzo di Gentile pone al centro proprio la fatica di liberarsi del trauma e del dolore. Si può tentare di scappare, di ignorare, di ricongiungersi – ed Emma le prova tutte! – certo è che ci vuole un coraggio estremo per imparare a stare nel modo più autentico possibile accanto a ciò che è stato, guardarlo, accoglierlo e farne qualcosa.
È un movimento di liberazione possibile solo se quel calzino nero, tagliato, lacero, rotto, sporco massacrato da quella figlia addolorata lo si lascia semplicemente andare.
Nessuno può restituirci i pezzi rotti né tanto meno ripararli, siamo noi che, anche se tocchiamo il fondo, dobbiamo imparare ad averne cura con gentilezza.
Il cimitero dei calzini, perché leggerlo?
Gentile ha scritto un romanzo veloce come la sua protagonista. Va dritto al punto, con una scrittura semplice e scorrevole.
La scrittura accompagna con cura tutte le pieghe, le svolte e le cadute di Emma e chi legge procede con la protagonista senza forzature o strappi.
Unico appunto che ci sentiamo di fare riguarda il finale, che arriva un po’ troppo velocemente, lasciando la sensazione che qualcosa sia fuggito via insieme a Emma.
Certo è che la lettura è godibile e la sua leggerezza affonda invece le radici nella ricerca di identità nuova, che chiunque può sentire vicino.
CASA EDITRICE: Astarte Edizioni
AUTRICE: Francesca Gentile
COLLANA: Navicello
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
PREZZO: euro 16,00


