Tra gli appuntamenti della 29° edizione del festival teatral-gastronomico Utopia del Buongusto (a cura di Guascone Teatro), IL CHIASSO DELLE COSE ha inaugurato la stagione 26/27 “Rage the stage” dello STA, Spazio Teatrale Allincontro, luogo teatrale indipendente che abbiamo già avuto modo di conoscere nel panorama pratese (vedi qui i prossimi appuntamenti in programma). Frutto della scrittura di Federico Malvaldi, anche regista insieme a Marco Fiorentini, unico attore in scena dal vivo nello spazio intimo dello STA, con questo spettacolo abbiamo assistito ad un teatro di parola e sentimenti dove la narrazione, tratta da una storia vissuta, è vera protagonista, dando lei stessa forma e voce alla scenografia colorata e immutabilmente giocosa. Un pezzo che guarda al passato senza nostalgie ma con la difficoltà di elaborare un distacco, tra perdita e trasformazione, tra necessità e inevitabilità.
Contenuti
Marco e Iago: scoppia la scintilla

Estate 1999, l’ultima del secondo millennio. Una stagione trascorsa tra l’euforia di un nuovo epocale inizio e i timori per il millenium bug: uno spartiacque che, volente o nolente, ci avrebbe visti protagonisti di un passaggio che potrà ripetersi solo tra migliaia di generazioni avvenire. E uno spartiacque lo è stato anche per Marco, il nostro attore protagonista in scena, che in una estate che si prospettava come molte altre, trascorse al Bagno Sirena di Marina di Pisa, ha conosciuto la vera amicizia, quella che supera i confini del tempo e delle età della vita. Mentre le “ali con dietro attaccata una targa” dei Lunapop risuonano in ogni dove e il Game Boy cattura le attenzioni di bambini ed adolescenti sulle spiagge dell’era pre-smartphone, spunta all’improvviso Iago, ottènne coetaneo del protagonista, lontano dalla moda che già nell’infanzia miete vittime, con il suo sovrappeso e il costumino verde tempestato di fenicotteri rosa. Timido, impacciato ma determinato, scocca una scintilla tra i due che accenderà un’amicizia destinata a cambiare le loro vite.
Le diversità rafforzano il rapporto
Estate dopo estate, il carattere dei due protagonisti si forgia e si dimostra a tratti diametralmente opposto: Marco pronto a sorprendersi e farsi sorprendere dalla vita, Iago perennemente in cerca del suo posto e dell’accettazione degli altri; il primo più incosciente e aperto, l’altro immerso in un mondo talvolta fiabesco alla ricerca di qualcuno che lo ami. I due bambini, che da quel “lontano” 1999 stanno oramai crescendo nel nuovo millennio, appaiono binari paralleli destinati a non incontrarsi mai ma c’è un legame fatto di esperienze, di relazioni e di una forza attrattiva capace di scardinare quello che sembrerebbe il normale flusso degli eventi. Nonostante la loro educazione patriarcale in cui il maschio non deve piangere mai e deve saper riprendere la “sua” donna quando serve, la loro natura emotiva riesce comunque ad esprimersi per cui non mancheranno momenti di debolezza, di vergogna, di inadeguatezza, ovvero quei passaggi obbligati nella formazione di un futuro adulto.
IL CHIASSO DELLE COSE: la struttura dello spettacolo

In una struttura regolare a capitoli con cadenze temporali diverse – si passa dal 2006 al 2010, dal 2013 fino al 2019 – Marco Fiorentini si divide in scena tra due registri narrativi e recitativi diversi: narrazione frontale al pubblico per raccontare di sé stesso e delle esperienze con Iago con sguardo all’indietro e piedi nell’oggi; immedesimazione nella figura di Iago per riportare al presente le battute passate del bambino/ragazzo indossando i suoi panni. Anno dopo anno, mentre Marco è impegnato a combattere contro il mondo che lo vorrebbe adulto fatto di pensieri, incontriamo Iago ossessionato dal ricercare la donna della sua vita, paradossalmente e naturalmente sempre quella giusta e perfetta ma pronta a cambiare ogni estate. Un’ossessione che, nonostante le sistematiche delusioni, non gli permetterà di reggerne il peso ripetuto colpevolizzandosi a tal punto da provocargli il desiderio di ferirsi, di infliggersi un dolore fisico per scontare quella ipotetica colpa. Un abisso nel quale Marco riuscirà a ritrovarlo grazie ad un legame che, nonostante le loro vite si siano oramai allontanate, non si è davvero mai spezzato.
L’epilogo può essere un nuovo inizio?

Se in scena prende costantemente corpo e voce la narrazione di Marco, il racconto è complessivamente completato e bilanciato dal vero Iago con interventi registrati che, nel passaggio da un capitolo all’altro si offrono attraverso la proiezione sulla staccionata del leggendario, per loro, Bagno Sirena. E allora quel senso di tradimento che Marco aveva percepito nell’allontanamento dell’amico, come se l’indole nascosta nel suo nome si fosse finalmente espressa, trova una sua collocazione tra le complesse e divisive dinamiche familiari di quel bambino che aveva solo la colpa di voler essere amato a tutti i costi.
Nel silenzio oltre IL CHIASSO DELLE COSE
Marco Fiorentini ci ha regalato un’esibizione brillante con un buon ritmo narrativo che sul finale si è trasformato nel silenzio che resta dopo aver zittito il “chiasso” che gli oggetti del passato provocano. In definitiva restano le relazioni, i sentimenti, le sensazioni che nella loro immaterialità costituiscono le fondamenta del nostro esserci, nel tempo e nello spazio. È il momento che quei balocchi da spiaggia finiscano nel sacco di un passato che ormai non è più, senza rimpianti ma con la certezza che Marco e Iago invece restano e possono guardare solo al futuro della loro amicizia, magari destinata anche a finire ma senza lasciare spazio alla nostalgia. Proprio così il nostro protagonista si congeda, con estrema delicatezza e profonda gratitudine per essere rimasti ad ascoltare la sua storia, tanto semplice quanto umana. E tutti sappiamo quanto abbiamo urgentemente bisogno di umanità.
IL CHIASSO DELLE COSE – crediti
con Marco Fiorentini
drammaturgia di Federico Malvaldi
regia di Marco Fiorentini e Federico Malvaldi
consulenza artistica Veronica Rivolta
in collaborazione con Remuda Teatro
Visto allo STA (Prato) il 17 settembre 2026


