Su Gufetto inauguriamo una rubrica dedicata alle serie tv che affondano le radici nel teatro e nella letteratura: la prima puntata e dedicata a IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI, tratta dalle novelle di G.R.R.Martin e posta cronologicamente fra la recente House of the Dragon e la storica Games of Thrones.
Contenuti
IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI: la produzione
Arrivata un po’ in sordina a metà gennaio di quest’anno, Il cavaliere dei sette regni, è riuscita nell’impresa conquistare sia il pubblico di nostalgici di Game Of Thrones sia una buona quantità di neofiti.
IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI: DI NUOVO A WESTEROS

Si tratta del primo adattamento della serie di tre novelle scritte da Martin tra il 1998 e il 2010 (Il cavaliere errante, La spada giurata, Il cavaliere misterioso) che vedono protagonisti il cavaliere errante ser Duncan l’Alto e Egg, il suo piccolo scudiero dalla testa pelata.
A fronte di una produzione molto più modesta della blasonata e pomposa House of The Dragon, con sei episodi da trenta minuti ciascuno e neanche lo spettro di un drago in CGI, Il cavaliere dei sette regni (o, come viene abbreviato nell’Internet AKOTSK) si è imposta nei cuori degli spettatori per due motivi semplici ma di grande potenza: mette in scena il popolino di Westeros, rendendo facile identificarsi con le gioie e le difficoltà dei personaggi, e rispetta il materiale originale, adattandolo in modo così fedele da destare quasi meraviglia.
È la prova che la magia di Westeros non ha niente a che fare con i draghi, né con la profusione di scene per adulti, ma con la maestria narrativa del suo creatore e la profondità che riesce a infondere nei suoi personaggi.
La trama
Ma, in effetti, che cosa racconta Il cavaliere dei sette regni?
Tutto ha inizio novant’anni prima di Games of Thrones

Circa novant’anni prima degli eventi canonici di Game of Thrones, lord Ashford, un lord minore dell’Altopiano, indice un torneo per celebrare il compleanno della figlia. Dunk è lo scudiero molto alto e un po’ ingenuo di ser Arlan di Pennytree, un cavaliere errante anziano che lo ha raccolto anni prima da Fondo delle Pulci e da allora gli ha insegnato a combattere e il significato della parola onore. Lungo la strada, tuttavia, Arlan muore.
Ed ecco che la storia inizia: accanto a un albero, sotto un acquazzone, con una fossa scavata di fresco e un Dunk rimasto solo. Cosa fare? Proseguire verso Ashford e tentare la fortuna o vendere i cavalli e ritirarsi a una tranquilla vita in campagna? Dunk impugna la spada di ser Arlan e la risposta è chiara, anche se il suo intestino sembra non essere d’accordo.
In una locanda lungo la strada, Dunk fa la conoscenza con un ragazzino insolente, con la testa pelata come un uovo, che si fa chiamare Egg. Ritenendolo uno dei figli della locandiera, Dunk si rifiuta di portarlo con sé ad Ashford, ma nonostante questo se lo ritroverà presto tra i piedi una volta arrivato a destinazione.
Il torneo, per Dunk, è come una fredda doccia di realtà: il popolino gli ricorda quanto poco valga la vita di uno qualunque come lui, senza soldi, nome o prospettive; ad aggiungere oltre al danno la beffa, i lord che ammirava si rivelano essere fallaci ed egoisti come chiunque altro. L’unico a prestargli attenzione è paradossalmente il più alto in grado tra i presenti, Baelor “Lanciaspezzata” Targaryen, erede al Trono di Spade, che mostra a Dunk un po’ di compassione e di quella cavalleria decantata dal vecchio ser Arlan.
Per il cavaliere sembra aprirsi uno spiraglio, la possibilità di partecipare finalmente al torneo, di migliorare il proprio destino, ma ecco che la follia Targaryen si mette in mezzo: il principe Aerion aggredisce una marionettista che Dunk non esita un istante a proteggere. Per discolparsi, Dunk si ritrova a dover affrontare un giudizio dei sette: dovrà trovare altri sei cavalieri disposti a combattere per lui oppure sarà giudicato colpevole di aggressione.
Se la sua causa è giusta, non sarà difficile trovare qualcuno disposto a sostenerla. Peccato che l’onore sembri scarseggiare tra i cavalieri di Westeros.
I personaggi
La prima avventura di una delle coppie di protagonisti più deliziose degli ultimi anni.
DUNK ED EGG, UNA STRANA COPPIA
Dunk, benché alto e possente, è ancora ingenuo e del tutto avulso dal mondo dei tornei e dalle condotte ben poco onorevoli dei nobili partecipanti (non che lui sia del tutto specchiato: il dubbio sul fatto che sia stato davvero investito del cavalierato aleggia per tutte e sei le puntate), mentre Egg, testardo e con la lingua lunga, sembra molto più navigato di quanto ci si potrebbe aspettare da un bambino e diventa presto il grillo parlante del nostro Pinocchio alto due metri.
Le interpretazioni
Il tempo trascorso da Dunk al Campo di Ashford è una parabola trasformativa da manuale.
Performance attoriali già virali

Le performance attoriali, infine, sono memorabili e già diventate virali. Eccezionale il piccolo Dexter Sol Ansell nei panni di Egg, che sembra essere uscito dalle pagine del libro, così come il Duncan di Peter Claffey, che nonostante la stazza è in grado risultare fragile e impaurito; iconico Daniel Ings con il suo Lyonel Baratheon, eccentrico viveur ma scaltro e intelligente, il primo che riesce a intuire il potenziale del cavaliere errante.
Per non parlare dei principi Targaryen che nonostante il poco screentime rimangono incollati nella memoria dello spettatore, primo tra tutti il Baelor di Bertie Carvel, che nella sua calma e compostezza trasuda autorità. Ottime anche le performance dei personaggi minori: non ci dimenticheremo presto di ser Arlan e del giovane Fossoway.
Note di regia
Nebbia, armature, sfumature e onore: cosa funziona

Lo stile “martiniano”
Lungi dall’essere un racconto semplice, Il cavaliere dei sette regni porta sullo schermo un affresco umano profondo e carico di sfumature. In puro stile martiniano, nessuno personaggio può dirsi veramente al sicuro, veramente buono o cattivo, e l’onore è analizzato secondo molteplici punti di vista.
La scenografia
Il comparto tecnico che sorregge la produzione è di grande pregio. La regia delle puntate è efficace, immersiva (incredibili le riprese del giudizio dei sette, visto attraverso la celata dell’elmo di Dunk), a tratti persino elegante. La scenografia è curata al dettaglio, trucco e parrucco sono pregevoli, il casting è tra i più fedeli della storia della serialità e la produzione, in termini più generali, è stata gestita da persone che conoscono e hanno amato il materiale originale.
I dettagli
Lo si capisce da piccoli, ma non scontati, dettagli: lividi e ferite rimangono sulla faccia degli attori dopo che si sono malmenati durante il torneo, le armature sono vere armature funzionali e identiche alla loro descrizione nel libro (sì, sto guardando voi, membri della Guardia Reale), alcune inquadrature e battute arrivano direttamente dalle graphic novel e il livello di cura arriva fino a colorare barbe e capelli dei tyroshi (un dettaglio book accurate che per qualche motivo le altre due serie hanno evitato del tutto: sto guardando te Daario Naharis).
Il risultato inaspettato? Lo zio George approva, è persino felice, e i fan di Breaking Bad si sentono in dovere di fare review bombing su Imdb per abbassare i voti stellari degli episodi.
Vittoria.
5 domande sul Cavaliere dei Sette regni
IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI – DOVE VEDERL0?
“Il cavaliere dei sette regni” (A Knight of the Seven Kingdoms) è disponibile in Italia dal 19 gennaio 2026 su HBO Max. È inoltre possibile guardare la serie, ambientata nell’universo di Game of Thrones, tramite il canale HBO Max all’interno di Prime Video
il cavaliere dei sette regni – dal libro alla serie
Si tratta del primo adattamento della serie di tre novelle scritte da Martin tra il 1998 e il 2010 (Il cavaliere errante, La spada giurata, Il cavaliere misterioso) che vedono protagonisti il cavaliere errante ser Duncan l’Alto e Egg, il suo piccolo scudiero dalla testa pelata.
il cavaliere dei sette regni perchè vederlo?
Il cavaliere dei sette regni porta sullo schermo un affresco umano profondo e carico di sfumature. In puro stile martiniano, nessuno personaggio può dirsi veramente al sicuro.
La regia delle puntate è efficace, immersiva (incredibili le riprese del giudizio dei sette, visto attraverso la celata dell’elmo di Dunk), a tratti persino elegante.
il cavaliere dei sette regni – cast?
Cast: Peter Claffey, Dexter Sol Ansell, Daniel Ings, Shaun Thomas, Danny Webb, Bertie Carvel, Sam Spruell, Finn Bennett, Henry Ashton, Tanzyn Crawford
Chi è il cavaliere dei 7 regni?
Ser Duncan l’Alto (Dunk) alto e possente, è ancora ingenuo e del tutto avulso dal mondo dei tornei e dalle condotte ben poco onorevoli dei nobili partecipanti.
IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI – i credits
Il cavaliere dei sette regni, credits
Cast: Peter Claffey, Dexter Sol Ansell, Daniel Ings, Shaun Thomas, Danny Webb, Bertie Carvel, Sam Spruell, Finn Bennett, Henry Ashton, Tanzyn Crawford
Musiche: Dan Romer
Scenografia: Tom McCullagh
Costumi: Lorna Ó Ríordáin
Produttore: Lisa Byrne
Produttore esecutivo: Ira Parker, George R. R. Martin, Sarah Bradshaw, Ryan Condal, Owen Harris, Vince Gerardis
Casa di produzione: Friendly Wolf Pictures, GRRM, HBO Entertainment
Distributore: HBO Max



