Preciso, senza essere visto, arriva lo sparo di una pistola, più da salotto che da delitto. Quasi fosse un oggetto d’arredamento, almeno all’inizio, quando ancora poteva essere scambiato per tale.
All’interno della Stagione teatrale del Teatro Cometa Off di Roma è andato in scena IL CALCIO È ROBA DA FEMMINE, con la regia di Massimiliano Vado. Una commedia che gioca con i confini del proprio genere, facendo ogni tanto un fuorigioco per rientrare in campo e mostrare al pubblico la realtà distorta che ha costruito, e quanto essa non appartenga solo a quel palco.
Il ritmo, mai eccessivo, conduce verso un finale tragico composto da non detti e sorretto da un testo interessante nonostante alcune disomogeneità interpretative.
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IL CALCIO È ROBA DA FEMMINE: ambientazione
In un salotto dai colori tenui, due gruppi di amici si alternano a prendere parola condividendo lo stesso spazio. I corpi si incontrano gradualmente, inizialmente divisi tra schieramenti opposti: maschi contro femmine, e viceversa fino a scontrarsi verso l’epilogo. Il quadro del pittore austriaco Kandinsky, punto di riferimento visivo dell’intera rappresentazione, abbraccia la compagnia di attori aiutandoli nell’impresa di non drammatizzare mai le emozioni mostrate, anzi, le attenua; indica un conflitto che non giunge, se non alla fine, alla sua conclusione.
La scenografia di Massimo Congiu è infatti un sottile equilibrio, un contrasto tra la violenza del corpo e l’indifferenza delle parole. In una commedia che fa sorridere senza mai provocare una vera e propria risata, l’ambientazione rivela allo spettatore molto più di quanto egli creda: il pericolo è dietro l’angolo, e il senso di inquietudine che accompagna l’intera rappresentazione è un monito preciso, l’orrore, ciò che pensiamo non possa mai toccarci, è parte della quotidianità di ognuno di noi.
Le luci, in questa composizione quasi chirurgica, sottolineano la differenza tra i due generi: il blu per le donne e il rosa per gli uomini, a ricordare ancora il paradosso su cui si regge la commedia. È interessante, inoltre, come lo sguardo possa percepire una continuità tra i colori scelti: luci, dipinto, costumi degli interpreti e oggetti in scena sembrano fare parte di un’unica opera, di un solo quadro da appendere in salotto e osservare lì, senza aspettarsi che il mondo cambi intorno a lui, ma con la consapevolezza che ciò che contiene ha l’urgenza di farlo.

il testo di Chiara Garberio: un esordio drammaturgico

La parola roba indica possesso, una proprietà individuale inalienabile dal suo cosiddetto proprietario. È da questo termine che il testo di Chiara Garbiero, al suo esordio nella drammaturgia, prende avvio, tracciando un percorso che va dal calcio fino al corpo inteso come bene personale. Con la collaborazione e la regia di Massimiliano Vado, l’opera si sviluppa in sessanta minuti in cui i ruoli di genere vengono ribaltati: i mariti a casa con i figli, le mogli al lavoro o davanti alla partita. Il corpo svolge un ruolo centrale: i due gruppi di amici, pur abitando figurativamente case diverse, condividono lo stesso spazio come specchi l’uno dell’altro.
Le parole, diventando pian piano sempre più oscure, colpiscono con crescente precisione il loro bersaglio finale: il corpo, appunto, dell’attore del genere opposto, che in silenzio fissa il pubblico ricordando chi veramente quella pistola la può utilizzare. Eppure la commedia, se così la si vuole chiamare, non perde mai, fino all’ultimo, un’atmosfera di generale leggerezza, sostenuta anche dalla musica e dalla telecronaca sportiva in sottofondo. Persino nel momento in cui il dramma irrompe sulla scena e la pistola viene usata.
Infatti, non si vede chi è morto; soprattutto, non si capisce chi tra l’uomo e la donna sia la vittima e chi il carnefice, e non è questo il punto. Il messaggio che il testo vuole trasmettere è che la violenza non la genera il singolo individuo, ma la società nel suo insieme: nel non dire e nel non fare, nel guardare un quadro e illudersi di poterlo dimenticare.
IL CALCIO È ROBA DA FEMMINE: interpretazioni
Il ritmo generale dell’opera, sussurrato a tratti, come se fosse un segreto di famiglia, viene incrinato in alcuni passaggi da una disomogeneità interpretativa non uniforme lungo tutto lo spettacolo. In particolare, Alessandro Marasso, pur convincente nel ruolo di ago della bilancia tra i due amici contrapposti, risulta meno persuasivo nei momenti più comici, dove tende a calcare la mano con una recitazione a tratti esagerata che rischia di trasformare il personaggio in una caricatura.
Nel complesso, tuttavia, il livello attoriale appare soddisfacente e rende la commedia fruibile anche a un pubblico non avvezzo al teatro. Massimiliano Vado ha costruito poi uno spettacolo in cui la speranza è che tutti possano immedesimarsi, usando il corpo degli attori non solo come strumento scenico ma anche come monito contro una violenza strutturale e sistematica che ancora opprime.
IL CALCIO È ROBA DA FEMMINE: CREDITI E DATI ARTISTICI
di Chiara Garbiero
con Chiara Garbiero, Alessandra Campo, Giulia Losi, Andrea Casanova Moroni, Raffaele Filipponi e Alessandro Marasso
Regia di Massimiliano Vado
Aiuto regia: Alessia Setzu
Scenografo: Massimo Congiu
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