Nella candida regione romana denominata Pigneto allo Spazio Diamante è tornata in scena la compagnia Teatrodilina con Anna Bellato e Leonardo Maddalena in IL BAMBINO DALLE ORECCHIE GRANDI, guidati artificiosamente dalle mani di Francesco Laghi.
Lo spettacolo si districa nelle relazioni umane tentando di porre luce viola su qualcosa che si fatica a vedere di luce propria.
Contenuti
Spazio Diamante: aperte le porte ai cuori forse sani
Fra le sedute in pelle grigia e adatte a glutei di ferro si staglia un pubblico giovanile, assatanato d’amore o forse amico, i suoni di baci nelle retrovie ci ricordano che il teatro è nato per essere condiviso. Le risate scaturite dalla semi-commedia abbracciano i volti dei giovani che finalmente scoprono l’amore essere un gioco di follia e suoni, dialogando con lo spettacolo attraverso commenti concisi e risate intestine. Ma forse non è così semplice.
IL BAMBINO DALLE ORECCHIE GRANDI: ipotesi di una vita ipotizzata
Una dolce musica con acqua di fiume palustre ci accompagna all’interno della scena, con luci ancora vivide prima di regalarci il buio della desiderata scena, cubi trasparenti ricchi di povertà, luci viola funzionali a porre solo domande nello spettatore o a ricordarsi che a breve arriverà la Santa Pasqua.
Lo spettacolo vive di energica complicità tra i due attori che seguono il testo affrontando le fasi comuni di una relazione sentimentale andando a porre luce su ogni momento dello sviluppo di un amore, dai piccoli gesti alla preoccupazione della morte, dai compromessi a ciò che non si può sopportare. Passato, presente e futuro si mescolano in questo gioco di coppia, lo spettatore resta confuso dalla gestione del buio e del tempo e questo bambino ipotizzato dall’amore della coppia appare ipotizzato per un attimo nel corso dell’opera a ricordarci il titolo dello spettacolo e un significato o semplicistico o non chiaro.

Anna Bellato e Leonardo Maddalena: docilmente vivi
Artefici di questa relazione sono Anna Bellato e Leonardo Maddalena che abilmente riescono nelle fasi iniziali a gestire il testo, portando risate tra gli spettatori e mostrando le fragilità dei loro personaggi, le quali risultano esserne il loro punto di forza oltre a un lucido realismo. I due, docilmente, accompagnano i loro corpi attraverso la narrazione, affrontando i problemi, vivendo a pieno le emozioni e mostrandone le differenze nette portandoci al momento del confronto, parlano con sincerità e la Bellato porta sul palco emozioni che chi ha vissuto o ha sperato per un attimo nell’amore sente nella pelle. La realtà è cruda e la separazione riluttante rendendone veri gli aspetti mostrati.
TEATRODILINA – chi sono?
Teatrodilina è un gruppo di persone con percorsi ed esperienze artistiche diverse che si sono unite con il
proposito di condividere una pratica e un’idea di teatro. Alla base del loro lavoro ci sono la scrittura, la
parola, il suono e i gesti dell’attore. Quando si mettono insieme per fare teatro, creano spettacoli che
parlano di rapporti umani, di affetti e delle sorprendenti scoperte dei loro giorni e del tempo che passa. Un
teatro di persone che si raccontano spettacolo dopo spettacolo.
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Francesco Lagi: regia di una realtà confusionaria
“Non sopporto le cose che si rompono”
Questa la frase della Bellato che rimane incisa nelle tempie, contrapposta alla gestione dei suoni di “cose che si rompono” che il protagonista amava collezionare, disegnati da Giuseppe D’Amato. La frase è impattante e il messaggio è chiaro, quasi semplicistico, data la natura confusionaria del testo. Si parte in questo viaggio attraverso un mondo onirico e reale che tende frasi semplici e dirette ma nascondendole sotto una veste di misticità che rende difficile il posizionamento su una linea temporale o addirittura proprio un posizionamento su una linea del tempo. La pianta come simbolo d’amore risulta efficace ma tremendamente banale questa veste di cui lo spettacolo si mostra portando domande continue su dove lo spettacolo voglia condurre, sperando e credendo in qualcosa di nuovo che distrugga i nostri preconcetti per poi, infine, portarci proprio da essi.
Qualcosa si rompe, la natura delle relazioni umane
Il bambino dalle orecchie grandi prova a scavare dentro di noi raschiando il fondo di quelle emozioni che sono radicate nell’essere umano, ci mostra come tentiamo incessantemente di scoprire se l’amore esista anche dove non vi è traccia, è coraggioso e ambizioso nel mostrare questo legame ma, quando qualcosa si rompe, sappiamo cosa provano i nostri organi e questo spettacolo non ci dà nuove risposte.
Il bambino dalle orecchie grandi – Cast e dati artistici
Scritto e diretto da Francesco Lagi
Con Anna Bellato e Leonardo Maddalena
Disegno suono Giuseppe D’Amato
Scena Salvo Ingala
Luci Martin E. Palma
uno spettacolo di Teatrodilina
produzione Compagnia Lombardi Tiezzi
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