IL BACIO DELLA DONNA RAGNO @ Teatro della Limonaia: gli artisti si raccontano fuori e dentro dalla gabbia

Domenica 16 febbraio abbiamo incontrato al Teatro della Limonaia, dopo l’ultima replica dello spettacolo IL BACIO DELLA DONNA RAGNO di Manuel Puig (già recensito da Gufetto), il regista Dimitri Milopulos e gli attori Samuele Picchi, Gabriele Giaffreda, Teresa Fallai. Abbiamo chiesto loro di farci entrare dietro le quinte di uno spettacolo già in scena per Intercity Festival nel 2023 e ora nuovamente alla Limonaia.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO: evadere dalla gabbia

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO Teatro della Limonaia
IL BACIO DELLA DONNA RAGNO Teatro della Limonaia

Due prigionieri di un oscuro carcere argentino durante la dittatura militare. Uno di loro, Molina, omosessuale, incarcerato per atti osceni, l’altro, Valentine, oppositore politico, militante appassionato e blindato nella devozione alla causa. I due condividono in un’intimità coatta la cella e le vite ed esplorano, attraverso l’immaginazione, la possibilità di evadere dalla prigione attraverso il racconto e il sogno, accompagnati da una presenza enigmatica e magnetica, la Donna Ragno che apre e chiude lo spettacolo, interpretata dall’affascinante Teresa Fallai.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO: intervista ai protagonisti

Sandra: Cosa rappresenta la gabbia che include fin dall’inizio la scena e com’è starci dentro da attori?
Samuele Picchi (nel ruolo di Molina): La gabbia è lo spazio dentro cui si è obbligati ad una coesistenza forzata, non ci sono vie di fuga, si è costretti al confronto con l’altro. E proprio questo permette alla fine ai personaggi di salvarsi, perché attraverso la relazione emerge la bontà naturale degli esseri umani. Io continuo a pensare che l’essere umano sia fondamentalmente buono. Per l’attore è un’esperienza intensa, anche perché davvero non c’è via di scampo, non si esce di scena mai e questo è un bene perché ci impedisce di distrarci dal flusso del personaggio.
Gabriele Giaffreda (nel ruolo di Valentine): I personaggi sono tutti dentro una loro personale gabbia che è quindi sia fisica che mentale. E’ la relazione e la condivisione a spezzarne le grate. Lo spazio chiuso della cella porta il mio personaggio a vivere un crescendo di frenesia, nella sua resistenza interiore ad ogni tipo di legame. Paradossalmente è il più imprigionato nei dogmi dell’ideologia contrapposta al regime ma l‘amore in lui fa breccia, è un sentimento inarrestabile che penetra come gocce d’acqua che colano irrefrenabili da tutte le parti.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO: sovversiva omossessualità

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO regia Dimitri Milopulos

Sandra: Gabriele ti è già capitato di interpretare in più spettacoli ruoli in cui il tema dell’omosessualità si lega a quello della prigionia e dell’oppressione, ad esempio in BENT (già recensito su Gufetto) di Martin Sherman per la regia di Lorenzo Tarocchi. Che esperienza è stata?
Gabriele Giaffreda: Effettivamente il vissuto precedente a questo spettacolo si riverbera nella mia interpretazione. In questo testo soprattutto emerge il tema della condivisone come l’unica via fuga e di salvezza. In realtà però questo spettacolo è la naturale prosecuzione di un altro recente lavoro, TOM A LA FERME (qui la recensione di Gufetto), per la regia di Dimitri Milopulos, in quel caso lo spettacolo affrontava il tema della discriminazione verso gli omosessuali da parte della società e purtroppo anche della famiglia stessa.
Dimitri Milupulos (regista): Sì, in TOM A LA FERME abbiamo esplorato l’idea di una “gabbia” mentale, interiore, in qualche modo scelta dal personaggio che cerca rifugio dal dolore di un lutto, fuggendo dalla città alla campagna. Lì troviamo il tema di un groviglio di condizionamenti morali che imprigionano a tal punto da condurre a nascondersi dal giudizio degli altri fino ad annullarsi. In Il bacio della donna ragno la prigione è fisica, la coercizione spinge i personaggi a rivelarsi, a coesistere senza compromessi; la loro via di fuga passa anche attraverso la loro immaginazione, la narrazione come evasione, la capacità/necessità di reinventare le proprie vite.

Sandra: Perché i regimi oppressivi temono e perseguitano l’omosessualità?
Dimitri Milopulos: Perché l’omosessualità mette in crisi la figura del maschio e tutti i regimi oppressivi sono patriarcali e autoritari, mette in crisi i tabù del cristianesimo e dell’istituzione religiosa storicamente connivente con i regimi.
Gabriele Giaffreda: Anche perché le dittature si appoggiano su forti categorizzazioni, sul definire con precisione cos’è maschio e femmina e l’omosessualità incrina questa separazione netta di ruoli.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO: indissolubile legame tra Amore e Morte

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO (1985)

Sandra: Cosa rappresenta la Donna Ragno interpretata da una sensuale e misteriosa Teresa Fallai?
Dimitri Milopulos La morte, la morte che li accoglie all’inizio e alla fine dello spettacolo, li ha già baciati condannandoli a un preannunciato finale e si lega all’altra sua faccia, l’Amore.
Teresa Fallai: Per questo la donna ragno apre e chiude lo spettacolo, come se tutto quello che accade nella prigione avvenisse in qualche modo tra le sue braccia, rappresenta contemporaneamente l’amore e la morte.
Samuele Picchi: …un po’ come in Romeo e Giulietta, aprirsi all’amore equivale a firmare una condanna a morte.

Sandra: Nel racconto che Molina intesse per distrarre Valentine si cita spesso la donna pantera, c’è qualche riferimento simbolico alla donna ragno?
Dimitri Milopulos: Il riferimento alla donna pantera nasce dal romanzo a cui si ispira la sceneggiatura teatrale e quella cinematografica. Il personaggio di Molina racconta al compagno sceneggiature di film, ognuna dei quali ha come eroina un personaggio femminile, tra cui la donna pantera. Molina si identifica con entusiasmo in ognuna di queste,proprio lui che, apparentemente è tra i due il più debole, emotivamente fragile e scoperto, risulta alla fine più forte di Valentine, così rigido nei suo schemi ideologici, gli mostra una altra possibilità di vita, la via di una liberazione.

Sandra: Un po’ come in una Sherazade capovolta?
Dimitri Milopulos: Valentine esce dalla prigionia grazie alla sua capacità di reinventarsi attraverso il racconto, ma la liberazione coincide con il suo autocondannarsi alla morte. Entrambi i personaggi si abbandonano alla morte ma dopo aver appreso la cura come via di salvezza.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO (Kiss of the Spider Woman) film del 1985 diretto da Héctor Babenco

Su queste ultime battute ringraziamo e salutiamo gli artisti, mentre il teatro si svuota, pensando al sapore dolceamaro di questa storia che sembra affermare e negare al tempo stesso la speranza in un riscatto autentico dell’animo umano, sospeso continuamente tra meschinità e bellezza, poesia e crudeltà. Il contrasto riverbera tra le battute degli attori, nel loro altalenarsi di registri, nelle luci intense che rischiarano l’oscurità della cella che occupa tutto lo spazio scenico e nell’abbraccio materno e ambiguo de IL BACIO DELLA DONNA RAGNO, sulle note della cui canzone si chiude la scena lasciando aperti gli interrogativi emersi.

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO

di Manuel Puig
scene, costumi, luci e regia Dimitri Milopulos
con Samuele Picchi e Gabriele Giaffreda
e la partecipazione straordinaria di Teresa Fallai
traduzione Angelo Morino
drammaturgia Dimitri Milopulos
aiuto regia Marta Giusti
assistente Federico Franchina
realizzazione costumi Silvana Castaldi
una produzione Teatro della Limonaia ETS

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