Arriva nelle sale l’ultima e attesa pellicola di Chloé Zhao, HAMNET (Universal), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo firmato da Maggie O’Farrell (che collabora con la regista per la sceneggiatura).
Forte di 8 candidature agli Oscar e di un Golden Globe al Miglior Film Drammatico, l’opera non delude le aspettative, al contrario: le supera.
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Di cosa parla Hamnet – Nel nome del figlio
La pellicola racconta la vita di un giovane Shakespeare e dell’amata Agnes, il loro rapporto ostacolato dalla famiglia e il processo creativo che ha portato alla scrittura di Amleto partendo da un terribile dramma familiare.
“LASCIA APERTO IL CUORE” – il motto di HAMNET
“Keep your heart open”: questa è la semplice frase che ha accompagnato il marketing di Hamnet, durante il quale la parola “cuore”, in particolare, è rimasta un po’ sulla bocca di tutti, per descrivere l’atmosfera che si era creata sul set.
È sicuramente anche per questo che Chloé Zhao riesce a creare un’opera che passa attraverso gli occhi e le orecchie con fluidità, e arriva, con assoluta verità, dritta al centro dello spettatore.
Hamnet è una poesia che muove quelle corde intime, profonde e comuni dell’esperienza umana, quelle che toccano le grandi opere che resistono alla prova del tempo – come, d’altro canto, i testi di Shakespeare. C’è amore, ambizione, lutto, perdono, e c’è un invito: lasciar entrare ogni cosa, che la si esprima apertamente – come Agnes – o che la si elabori in silenzio – come Will.


L’ipnosi narrativa: la regia di Chloé Zhao
Un invito che diventa irresistibile quando, di fronte allo schermo, ci si ritrova attratti da una regia ipnotizzante.
Zhao ci presenta i suoi personaggi con lentezza, andandoli a cercare con la camera e lasciandoci immergere negli ambienti in cui vivono, con immagini suggestive ed uno studio del suono – a cura di Johnnie Burn, in grado di costruire un ambient estremamente immersivo – che ci accompagna da un punto di vista ad un altro. Bastano pochi minuti, e ci si ritrova catturati.
Siamo presenti con i personaggi, nello stesso ambiente, nelle stesse relazioni, splendidamente colte dalle inquadrature ampie, quasi sempre preferite al primo piano. Inchiodati allo schermo, non possiamo che lasciarci attraversare dal torrente di emozioni che le ispiratissime performance attoriali ci trasmettono.
È in questo l’assoluta genialità della regia: lo spettatore è portato a vivere, in prima persona, il senso stesso dell’intera opera.

I VOLTI DI HAMNET
Non si può, allora, non parlare di chi porta in vita le suddette emozioni e relazioni: il cast, composto in maniera eccezionale da Nina Gold.
Paul Mescal ci offre un Will insicuro, maltrattato dal padre, chiaramente inadatto e insofferente alla vita che conduce, ma anche un Will padre, premuroso, amorevole, senza per questo mancare di lasciarci scorgere il bagliore del mito William Shakespeare – il cui nome completo, non a caso, non viene menzionato fin quasi alla fine.
Ad esserci presentata per nome è invece Agnes, vera protagonista del film, a cui Jessie Buckley offre voce, volto, anima, in un’interpretazione da Oscar, ma soprattutto impossibile da dimenticare. Gli occhi dell’attrice irlandese sono il cuore pulsante della pellicola, la più ricca sorgente da cui sgorga il già citato torrente emotivo, la punta di diamante di tutto ciò che Hamnet è e significa.
Punta di diamante, appunto, perché è il suo ruolo di protagonista a porla come canale principale di fruizione di un processo articolato e diffuso, per quella accennata atmosfera del set, in tutto il cast ed in tutta la troupe, comprendendo anche le comparse. Un po’ come un corifeo della tragedia greca, la performance di Buckley è guida e conseguenza del lavoro e dello spirito di tutti gli attori, da chi non ha bisogno di presentazioni – Emily Watson, che trae il massimo dai pochi minuti sullo schermo, o lo stesso Paul Mescal – a chi invece è agli esordi – Noah Jupe, e soprattutto il giovanissimo fratello minore Jacobi Jupe. Di questo clima ispirato, i meriti non possono che andare, ancora una volta, a Chloé Zhao.




Studio di colori e inquadrature: perchè le scelte di Zhao funzionano
Di tutto questo si fa cornice un’immagine studiata minuziosamente da Zhao e Łukasz Żal. Lo studio dei colori e la composizione delle inquadrature ne fa di ciascuna un’opera d’arte a sé in grado di raccontare intere storie.
Il rosso di Agnes comunica già la sua intensità, mentre il legame con l’albero, sotto al quale riposa, si innamora, e soprattutto partorisce, è un silenzioso testamento della forte spiritualità – non religiosa, ma connessa alla natura – che la accompagna in ogni momento.
Ma quell’albero che per lei è vita, assume un significato completamente diverso quando cade sotto lo sguardo di Will – il cui blu cattura già il mistero di una mente geniale, ma smarrita nel proprio intelletto – che vi scorge l’abisso che lo tormenta proprio nel momento di massima felicità. Si può così trovare una linea narrativa che la parola quasi non tocca mai: la sua necessità di scrivere per sfuggire a quel vuoto, ovvero diventare immortale, che, ironia della sorte, si concretizza solo accettando ed esplorando l’abisso – non a caso, la voragine del bosco torna sul palco del Globe per il suo “Hamlet”.

HAMNET di Chloé Zhao: un capolavoro da vedere
Quando a tutto questo si aggiunge la colonna sonora di Max Richter, sottile e commovente, ed una sceneggiatura che intreccia perfettamente personaggi e storie, non si può che fare i conti col fatto che Hamnet è un capolavoro, di quelli che – e avremo modo di vederlo – restano impressi nel tempo e nella memoria collettiva, a prescindere dai premi già ricevuti o da quante statuette gli verranno attribuite.
Bong Joon-Ho ha definito questa pellicola una cura ed un’ispirazione, ed è difficile dargli torto: Hamnet, come le migliori opere d’arte e come Amleto nel suo stesso finale, è una guarigione collettiva dello spirito.

HAMNET
Regista: Chloé Zhao
Sceneggiatura: Chloé Zhao e Maggie O’Farrell
Fotografia: Łukasz Żal
Sound design: Johnnie Burn
Montaggio: Affonso Gonçalves
Musiche: Max Richter
Scenografia: Fiona Crombie, Alice FeltonCostumi: Małgosia Turzańska


