GUERRILLA GIRL @ Teatro Goldoni: cosa si deve ancora fare per essere viste?

E’ andato in scena sabato 28 e domenica 29 settembre la prima nazionale di GUERRILA GIRL all’interno della stagione del Teatro delle Donne 2024/2025 al Teatro Goldoni di Firenze, nell’ambito di Avamposti Teatro Festival. Ispirata alle Guerrilla Girls, il collettivo di artiste-attiviste che si presentava in pubblico indossando maschere da gorilla per denunciare la discriminazione sessista e razzista e la corruzione nell’arte, nel cinema, nella politica e nella cultura pop, l’attrice Angela Antonini, che insieme a Rita Frongia cura anche regia e drammaturgia, incarna la faticosa impresa delle donne di scrollarsi di dosso i clichés patriarcali che la vedono definita dallo sguardo maschile anche quando gli si ribella contro. Lo spettacolo si avvale di una constante contaminazione di linguaggi, testi, musica, video proiezioni e provoca lo spettatore suscitando, attraverso il continuo richiamo alla performance art, domande forse ancora senza risposta.

Articolo di Sandra Balsimelli e Serena Chiaramonte

GUERRILLA GIRLS: performance art contro gli stereotipi di genere

Angela Antonini in GUERRILLA GIRL

In scena un’attrice, abbigliamento anni ’80, gonna stretta e blusa argentata, scenografia scarna, una scrivania col telefono, scaffali in ferro che, opportunamente illuminati, evocano lo skyline di una metropoli nordamericana, un microfono ad asta. Ci accoglie la voce roca e metamorfica di una brava e scatenata Angela Antonini che con dissacrante ironia e continui cambi di registro ci costringe ad assistere alle acrobazie di un corpo femminile sguaiato, sensuale, volgare, liberato dai contorni in cui la tradizione ha provato a contenerlo per millenni. Un corso che esprime, che si autolegittima il potere trasformativo di un rovesciamento di ruoli, che seduce dominando, che mescola e ibrida in maniera disturbante i volti stereotipi del femminile, puttana, madre, angelo e demone. Lo strumento espressivo è la performance art spinta autoironicamente fino alla parodia, capace di smuovere riflessioni attraverso lo shock estetico che l’azione fisica dell’attrice provoca.

GUERRILLA GIRLS: In quante maniere ancora potrò farmi male”

La drammaturgia frammentata e graffiante fora continuamente la quarta parete, alternando il dialogo col pubblico a momenti narrativi sconnessi tra loro: una telefonata erotica, il testo perturbante di Diamanda Galas e la sua maledizione in difesa del diritto all’aborto, la canzone d’amore in stile Vasco Rossi dal poetico titolo “Scopami”, evocano con sarcasmo i temi più scabrosi della lotta di emancipazione femminile. Si va dalla liberazione sessuale alla rivendicazione di essere viste in quanto artiste a prescindere dal genere e dalle sue presunte inclinazioni culturali, dalla difesa dei diritti eternamente contesi dal potere patriarcale al masochismo inevitabile cui il femminile sembra dover ancora ricorrere per poter meritare di esistere nello sguardo della comunità. “In quante maniere ancora potrò farmi male?”, si domanda l’artista in scena mentre elenca le torture che la stessa performance in corso le sta costando.

GUERRILLA GIRLS: la fatica della lotta

Angela Antonini in GUERRILLA GIRL

Quella che si muove ora languidamente ora freneticamente, dimenandosi sul palco è una combattente, una sorta di macchina che per essere vista è costretta a muoversi senza posa. “Guerilla girl, ma io sono al devasto” ci confessa poco prima della scena finale la Antonini, dando sfogo finalmente a quella stanchezza che ci sembra pervadere ogni suo gesto fin dalla sua prima emersione dal buio del palco. Domina, Dea del sesso dell’emisfero occidentale, King kong, vampiresca vendicatrice. Tutti nomi e maschere che la donna deve assumere per poter chiedere, gridando, la propria libertà. Si percepisce in questa convulsa performance tutta la fatica di una lotta che deve trovare espedienti sempre nuovi per portare avanti le proprie istanze in una contemporaneità in cui scandalizzare è sempre più difficile. Nonostante un’effettiva e totale emancipazione delle donne sembri un obiettivo tutt’ora lontano e su di esse gravino ancora, per quanto talvolta meno apertamente dichiarati, molti e ben radicati pregiudizi e un forte bisogno di controllo, suscitare uno shock che crei un cortocircuito e attiri l’attenzione risulta un’operazione sempre più ardua. Per questo di fronte ad uno spettacolo che fa proprio il modo di comunicare delle Guerrilla girls, diretto, che si serve anche di leggerezza e umorismo e si appropria di media tipici della cultura pop in contrasto con il femminismo più serioso degli anni ’70, abbiamo l’impressione di assistere a qualcosa di già visto, che non riesce a scuoterci. Eppure il contraccolpo arriva e risiede forse proprio nella percezione della stanchezza e del dolore dell’artista, che ancora nel finale lascia che le proprie pupille siano ferite dal raggio del proiettore mentre cerca di seguire spostandosi i movimenti della colonna di luce rossa sul fondale. Tra una lezione di filosofia aerobica e libri di pornografia impegnata si finisce per chiedersi se la ricerca della forma non rischi di appiattire anche il più profondo e legittimo dei contenuti e si sente il bisogno di svestirsi della pesante maschera da gorilla. È proprio immaginare questo gesto che forse però, mentre usciamo da teatro e ci dirigiamo verso casa, fa sì che non sia la stanchezza a prevalere, ma il bisogno di parlare, confrontarsi, porsi domande.

Visto al Teatro Goldoni (FI) il 28 settembre 2024

GUERRILLA GIRL

Il Teatro delle Donne
drammaturgia e regia Angela Antonini e Rita Frongia
con Angela Antonini
aiuto regia e montaggio video Paola Traverso

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