GRAND CIEL: Ritratto di una condizione collettiva

In anteprima all’uscita nelle sale prevista per il 5 marzo 2026, abbiamo visto il film di Akihiro Hata dal titolo GRAND CIEL, una produzione franco-lussemburghese che vede la partecipazione nel ruolo del protagonista di Damien Bonnard in passato protagonista di Les Misérables. Il film è sceneggiato dal regista stesso e da Jérémie Dubois. Supportano la distribuzione italiana ARCI Roma e AGCI Calabria.

GRAND CIEL: una lente d’ingrandimento sul mondo del lavoro

Dopo le proiezione in Premiere mondiale alla sezione Orizzonti della 82^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e le successive al Festival di Villa Medici di Roma e al Festival France Odeon 2025 di Firenze, il 5 marzo p.v. esce nelle sale italiane GRAND CIEL un Mistery Thriller che in realtà ha ben poco di misterioso. Il tema trattato è quello delle morti bianche, ossia le morti sul lavoro, tema caldo anche nel nostro paese dove solo nel 2025 sono state 1093, vale a dire più di tre al giorno. Il regista si ispira ad un fatto di cronaca risalente al 2015, quando in un cantiere francese Mamadou Traoré, un lavoratore interinale senza documenti, muore sul posto di lavoro  e viene dimenticato: praticamente scomparso senza lasciare traccia. La tematica non è nuova nel cinema, basti pensare al film dei fratelli Dardenne dal titolo La Promesse del 1996 che mostra come la protezione da parte del datore di lavoro nei confronti dell’autorità, comporta in cambio, condizioni di lavoro ai limiti dell’umanità per molti immigrati clandestini privati di tutti i diritti.

Una trama intrisa di mistero

La maggior parte del film si svolge in un cantiere notturno francese dove operai precari come Vincent (Damien Bonnard) collaborano alla costruzione di un futuristico smart district costellato di grattacieli, sognando un giorno di poterlo abitare. Vincent lavora turni notturni in condizioni precarie, quando scompare un collega, Ousmane; lui e i compagni (tra cui il combattivo Saïd) sospettano un insabbiamento da parte dei capi. Una seconda scomparsa intensifica la tensione, rivelando un mistero oscuro legato a incidenti sul lavoro e sparizioni inspiegabili. Il tema centrale del film denuncia proprio lo sfruttamento della manodopera interinale, morti sul lavoro insabbiate, alienazione e perdita della coscienza di classe: Vincent, promosso caposquadra, tradisce i colleghi abbracciando la logica padronale, mentre il cantiere simboleggia un capitalismo che “divora” gli invisibili.

La perdita di coscienza di classe

Il personaggio simbolo del film è proprio Vincent, paradigma della sconfitta della classe operaia rimasta vittima delle seduzioni del capitalismo. Davanti alla prospettiva di una progressione di carriera, Vincent non esita a privilegiare gli interessi dei padroni nei confronti dei colleghi, terrorizzato dal declassamento sociale e dal fallire il “sogno” del quartiere che costruisce, simboleggiando come il capitalismo induca desideri alienanti che fanno dimenticare la solidarietà di classe. Le sparizioni metaforizzano l’annullamento dell’identità operaia sotto pressioni competitive e massificazione, rendendo “invisibili” i lavoratori interinali, spesso immigrati senza documenti, come nel caso reale che ispira il film.

GRAND CIEL: poetica e stile di uno sguardo

GRAND CIEL di Akihiro Hata è un’opera che si impone per coerenza formale e rigore contemplativo, inscrivendosi nella tradizione di un cinema giapponese attento al paesaggio come spazio interiore e alla sospensione narrativa come forma di pensiero. Più che raccontare una storia in senso lineare, il film costruisce un’esperienza percettiva fatta di polvere e ferro come di ricatti e omertà che in questa fase dello sviluppo economico sembrano aver sostituto l’umanità. Le vicende si svolgono spesso di notte, al buio del piano -6 dove le luci artificiali deformano le fattezze dei volti, oltre che le anime. In quei sotterranei il mondo del lavoro viene inghiottito dalla sabbie mobili della rimozione fisica e sociale. Storie di vita e di speranza che si infrangono contro muri che diventano sempre più insormontabili costituiti da profitto e occultamenti di problemi.

Una visione fredda e lucida

Hata sembra interessato più ai tempi morti che agli eventi, più alla qualità della luce che all’azione. La scrittura per immagini è sostanziale: dialoghi essenziali, movimenti di macchina misurati, una fotografia che lavora sulla nitidezza e sulle variazioni cromatiche del paesaggio. Il ritmo è lento ma non statico; è una lentezza che invita lo spettatore a condividere lo sguardo del regista, a sostare nell’inquadratura, a cogliere i minimi spostamenti dell’aria e dell’animo. Ciò che colpisce è la capacità del film di trasformare il minimalismo in tensione emotiva. Senza ricorrere a climax drammatici, Hata costruisce una narrazione che si sviluppa per accumulo di atmosfere. La distanza tra i personaggi non è mai esplicitata in termini conflittuali, ma si percepisce nella disposizione dei corpi nello spazio, nella difficoltà di abitare lo stesso orizzonte.

Un film politico senza clamori

Pur non presentandosi come film esplicitamente militante, GRAND CIEL possiede un impatto politico sottile ma significativo, inscritto nella sua stessa forma e nella scelta dei temi. Akihiro Hata non costruisce un discorso ideologico diretto, ma mette in scena una condizione esistenziale che riflette tensioni sociali contemporanee alimentate da isolamento, precarietà emotiva, fragilità dei legami e distanza tra individuo e comunità. Inoltre, la scelta di un ritmo narrativo misurato, contemplativo e anti-spettacolare costituisce una presa di posizione contro il modello narrativo dominante. Hata rifiuta l’accelerazione, la saturazione sonora e l’enfasi emotiva del cinema commerciale. In questo senso, GRAND CIEL esercita una forma di resistenza estetica, proponendo un tempo diverso, uno spazio di attenzione che si sottrae alla logica dell’intrattenimento immediato. La politica che traspare nel film è anche una politica dello sguardo e della sensibilità, ossia, una presa di posizione che passa attraverso la forma e che affida allo spettatore il compito di riconoscere, dietro l’apparente quiete, le tensioni del presente.

Visto il 2 marzo 2026

GRAND CIEL

Regia: Akihiro Hata

Sceneggiatura: Akihiro Hata, Jérémie Dubois, Camille Lugan

Montaggio: Suzana Pedro

Fotografia: David Chizallet

Musiche: Carla Pallone

Scenografia: Aurore Casalis

Produzione: Clément Duboin

Distribuzione: No.Mad Entertainment

INTERPRETI:

Damien Bonnard, Mouna Soualem, Samir Guesmi, Tudor Istodor, Ahmed Abdel-Laoui, Issaka Sawadogo

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Sergio Battista

Musicista, critico cinematografico e saggista, interessato ad un approccio multidisciplinare delle arti. Nelle sue esperienze intreccia costantemente l'interesse, e la passione, per la musica, la fotografia, la scrittura e il cinema, soprattutto nelle loro interazioni con il potere.