Al Teatro del Cestello, nel cuore dell’oltrarno fiorentino, la platea è gremita per quella che potrebbe essere stata l’ultima replica di GLI ALTRI. Indagine sui nuovissimi mostri, il progetto di Kepler-452, con la drammaturgia di Riccardo Tabilio, con Nicola Borghesi in scena, (debutto nel maggio 2021, recensito nel 2022 da Gufetto a Bologna). Lo spettacolo che apre il calendario de Il Respiro del Pubblico Festival, curato da Cantiere Obraz con il sostegno della Fondazione CR Firenze, diventa un rituale collettivo di riflessione condivisa. Tra il pubblico anche i lavoratori del Collettivo di Fabbrica Insorgiamo della ex GKN di Campi Bisenzio, compagni di scena e di percorso della compagnia bolognese, che con loro ha costruito lo spettacolo Il Capitale (già recensito da Gufetto). È una presenza che pesa e che commuove, pubblico e compagnia: la carne viva della lotta, del lavoro e della comunità dentro un teatro che non è distante dal mondo.
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GLI ALTRI: un teatro pieno di realtà
Certe sere il teatro somiglia alla vita più di quanto vorremmo. C’è un silenzio denso nel buio della sala dopo le parole intense e partecipate di Nicola Borghesi di GLI ALTRI. Indagine sui nuovissimi mostri, ad apertura della quinta edizione de Il Respiro del Pubblico Festival. La scelta di Cantiere Obraz è una dichiarazione: il teatro non è un’isola per pochi, ma un luogo di pensiero condiviso, dove la realtà entra e resta. Kepler-452 guarda dentro la paura di chi siamo diventati, dentro la rabbia sottile che serpeggia tra le persone perbene, borghesi, istruite, che vanno a teatro, leggono Čechov, che si credono migliori de GLI ALTRI, per affrontare il nostro quotidiano bisogno di un nemico per sentirci vivi.
Da Carola Rackete all’indagine su di noi

Lo spettacolo nasce da un episodio reale, avvenuto nel giugno 2019: l’arresto della comandante Carola Rackete della nave Sea Watch, che decise di attraccare a Lampedusa per portare in salvo quarantadue migranti nonostante il divieto delle autorità, quando ricevette applausi ma anche insulti feroci quali “Zingara” “Spero ti violentino” e vari altri impronunciabili. La vicenda, proiettata alle spalle di Borghesi, diventa per Kepler-452 il punto di partenza di un’indagine collettiva: chi sono le persone che dicono o scrivono quelle frasi sui social, chi prova quel rancore? E soprattutto, cosa ci dice di noi la facilità con cui l’odio trova voce? Non si tratta di condannare o assolvere, ma di guardare il fenomeno in faccia, come si fa con un mostro allo specchio. Quell’episodio è citato dallo spettacolo come paradigma: non tanto un caso isolato, ma manifestazione di una tendenza — la violenza verbale, l’odio che monta, la identificazione dell’altro come bersaglio di hate speech. E il teatro lo trasforma in tempo dilatato, in osservazione, introspezione, meditazione, in respiro.
La ferocia quotidiana de GLI ALTRI
Sul palco la drammaturgia di Riccardo Tabilio costruisce un’inchiesta teatrale che alterna riflessioni, confessioni, registrazioni e racconti personali, dove GLI ALTRI evocati dal titolo non sono più i migranti, i poveri, gli esclusi, ma le persone che li giudicano — e, per estensione, noi stessi. In questa indagine prende corpo una figura emblematica, ma in fondo banale: Mario Lombardini, il pizzaiolo di Lampedusa che quella notte del 2019 aveva insultato Carola Rackete, diventando per un breve istante un simbolo mediatico dell’odio quotidiano. Riporta Internazionale in un articolo di quei giorni che secondo Amnesty, i commenti social sono spesso offensivi e discriminatori: l’immigrazione, le minoranze religiose, le questioni di genere sono i temi che scatenano di più i discorsi di odio. Borghesi assume Lombardini a feticcio della propria minuziosa indagine: ne legge i dati anagrafici, ne esplora il profilo social, tenta di immaginarne il volto e la voce, ipotizza la sua vita, estratta da un episodio; prova anche a contattarlo. Il gesto impulsivo e ingiustificabile di Lombardini si rivela il risultato di una scarica di adrenalina, epilogo dell’insofferenza di una vita insulare dove il giro in macchina con la musica a palla rappresenta il massimo della libertà e del divertimento. Ma quella corsa ripetitiva sull’isola, senza meta, come un criceto nella ruota, come la merda nei tubi, non è così diversa dalle nostre fughe quotidiane altrove, reali o virtuali: siamo tutti chiusi in acquari di dimensioni diverse, mossi dallo stesso bisogno di sentire che esistiamo. Alla fine GLI ALTRI smette di essere un’inchiesta sull’odio e diventa un incontro umano — fragile, imperfetto, ma autentico. Un teatro che non accusa, ma svela, non consola, ma interroga. E in quella interrogazione si avverte la tradizione più profonda del teatro politico: un’arte che non predica ma costringe a guardarsi.
Il dolore è seme dell’odio

In scena emerge con chiarezza una verità amara: dietro ogni gesto di disprezzo c’è quasi sempre un dolore personale. Non l’ideologia, ma la ferita. Non la convinzione politica, ma l’esperienza del fallimento, della solitudine, dell’abbandono. Il teatro di Kepler-452 si fa così gesto di cura e di svelamento, un modo per riconoscere che il male non è altrove, ma abita nei vuoti che lasciamo. Lombardini è anch’esso un disperato, un migrante a sua volta, come quelli che odia: un disastro aereo, come lo siamo tutti. L’odio, spesso, è solo dolore travestito da forza. Questa la chiave interpretativa più forte dello spettacolo che connette il dolore personale alla generazione di odio: non l’ideologia, non solo il pensiero, ma la ferita, la perdita, l’esclusione. In questo senso, il teatro di Kepler assume un compito politico: rendere visibile l’invisibile, dare forma a ciò che si nasconde dietro la rabbia anonima. Non si tratta di giustificare l’odio, ma di capire da dove venga — per poterlo rimettere in discussione, anche con ironia e sarcasmo, quello della Schadenfreude cioè il sentimento di godimento nel dolore degli altri, che sarà al centro, in chiave stand-up comedy, di un altro appuntamento nel festival.
Molti io, un solo noi

GLI ALTRI riflette anche sulla molteplicità dell’identità. Ogni spettatore scopre di essere, nello stesso tempo, vittima e carnefice, solidale e indifferente, giudice e imputato. Io, com’è difficile dire io, ripete Borghesi, spostando il punto di vista del pubblico di continuo: chi condanna, chi osserva, chi partecipa. Smonta le certezze e restituisce la complessità, mostrando quanto facilmente la paura diventi linguaggio di odio e quanto vicino a noi sia il confine tra empatia e crudeltà. Chiede a noi del pubblico di partecipare agli insulti, battendo le mani e urlando, trasformando il singolo in un collettivo; diventa sotto i nostri occhi l’odiatore dello stesso Lombardini, cioè di chi non riconosce come simile a se stesso. È un terreno dichiaratamente pirandelliano, dove il sé si frantuma in mille prospettive: una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi: non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile (Uno, nessuno, centomila). Nel contesto dello spettacolo, queste parole risuonano: ognuno di noi — spettatore, attore, lavoratore, migrante — non è un’identità unica e stabile, ma un insieme di versioni che convivono e si scontrano. Il teatro diventa allora specchio e lente: ci mostra come siamo visti dagli altri, come ci vediamo noi, come ci rifiutiamo e come ci riconosciamo. Noi, com’è difficile dire noi. Non c’è una sola versione del “noi”, ma una costellazione di “io” che si cercano e si negano a vicenda.
Il Respiro del Pubblico Festival 25: il tempo è ora
Dentro il festival, GLI ALTRI diventa anche uno spazio dove la comunità si ritrova per interrogarsi e non per consolarsi. Non solo uno spettacolo ma un atto comunitario: respirare insieme, nel buio della sala, un’esperienza che è politica prima che estetica. Anche la presenza del collettivo Insorgiamo della ex-GKN e l’appello finale della compagnia, conferiscono una dimensione concreta di lotta sociale che dà significato all’intera serata. Il teatro, in questo caso, non parla a un pubblico, ma con un pubblico, non propone contenuti chiusi, ma apre domande. Il Respiro del Pubblico mette al centro la comunità, l’attenzione, l’ascolto: nel silenzio che segue l’ultima battuta, si sente davvero quel respiro collettivo, fragile ma ostinato, che attraversa le differenze e prova a riconnettere. E con esso, quel piccolo ma tenace desiderio di un teatro che non separi, ma unisca, un teatro che ci faccia respirare insieme, ricordandoci che gli altri non sono mai così lontani come vorremmo credere: li abbiamo costruiti noi, giorno dopo giorno, dentro la nostra normalità. Il festival prosegue fino al 30 novembre, continuando a offrire un teatro che respira insieme al suo tempo.
«Anche l’odio contro la bassezza / stravolge i lineamenti. / Anche l’ira per l’ingiustizia / rende roca la voce.» An die Nachgeborenen, Bertolt Brecht, 1939
GLI ALTRI. Indagine sui nuovissimi mostri
un’indagine teatrale di Kepler-452
regia Nicola Borghesi
drammaturgia Riccardo Tabilio
con Nicola Borghesi
ideazione tecnica Andrea Bovaia
coordinamento Roberta Gabriele
con il contributo di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il sostegno di L’Arboreto – Teatro Dimora, La Corte Ospitale : Centro di Residenza Emilia-Romagna
con il sostegno di Agorà/Unione Reno Galliera
E con il patrocinio di Amnesty International Italia
Visto il 1° novembre 2025, Il Respiro del Pubblico Festival 25, Teatro del Cestello, Firenze


