Ultimi giorni per visitare fino al 6 aprile 2026 GIANNI BERENGO GARDIN. Lo studio di Giorgio Morandi – Metafisica, importante e intrigante mostra – uno dei focus espositivi di Metafisica/Metafisiche promossa dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, ampio progetto diffuso a cura di Vincenzo Trione – ospitata a Milano (piazza Scala 6) presso le Gallerie d’Italia (braccio culturale di Intesa Sanpaolo).
La mostra indaga lo spirito e l’ambiente in cui Morandi ha tradotto in opere d’arte le sue meditazioni e il loro contributo al movimento artistico della Metafisica: avanguardia artistica e poetica che ha lasciato segni non solo nell’arte, ma anche in altri linguaggi come architettura, design, moda, fotografia, cinema, teatro, letteratura, graphic novel e musica.
Contenuti
Cosa troverete alla Mostra su GIANNI BERENGO GARDIN?
Tra gli scatti eseguiti da Gianni Berengo Gardin (1930-2025) quando nel 1993 è chiamato per immortalare lo studio di Giorgio Morandi (Bologna 1890-1964) in procinto di essere smontato in concomitanza con la nascita di un museo dedicatogli da Bologna, 26 fotografie sono ora abbracciate da ca. 500 dipinti della Collezione Intesa Sanpaolo.
Tali dipinti, preziosi beni artistici che hanno sostituito nell’aprile 2014 ‘pregiate’ cassette di sicurezza, sono appesi su pannelli di rete scorrevoli (per rendere consultabile parte del patrimonio custodito) nell’ex caveau, cuore fisico e simbolico dell’ex Banca Commerciale Italiana. Creato nei primi anni del ‘900 dall’architetto Luca Beltrami, il caveau è retto da due grandiose colonne doriche e presenta scala, balaustra del ballatoio e particolari in ghisa/ferro con stilemi e motivo fitomorfo simili a quelli della balaustra dello scalone d’onore al piano superiore.


GIANNI BERENGO GARDIN: le opere
Nell’assordante silenzio di quello che è divenuto un prezioso deposito di opere d’arte, spicca l’essenziale bianco e nero delle fotografie di Berengo Gardin che raccontano l’atelier morandiano: spazio intimo, raccolto e isolato dal mondo, quasi cella monastica dove meditazione e concentrazione si traducono in creatività tra vissuti arredi del passato, oggetti quotidiani e quelli che sono assurti a icone delle sue celeberrime nature morte.
Notevole la capacità del fotografo nel cogliere più volte alcuni particolari come gli interruttori (della luce) rotanti in porcellana con fermacavi isolatori da applicare sui fili che nel passato scorrevano in esterno, oggetti divenuti oggi vintage. Non sfuggono all’occhio attento e discreto di Berengo Gardin, impegnato esploratore di un atelier pregno di vita, simpatici e meticolosi chiodi che raccolgono foglietti (di promemoria?) appesi con appunti sbiaditi dal tempo oltre a numerosi vasi, bottiglie, piatti e caffettiere di svariate dimensioni, forme e colori tenui: tali oggetti, lungi dall’essere nature morte, vivono ciascuno una profonda riflessione risolutiva di enigmi per poi essere posti in un ordine rasserenante, foriero di raggiunta serenità.
Una poetica particolare che partendo dalla certezza che “non c’è nulla di più astratto del visibile” permette di andare “al di là della fisica” in una metafisica trasognata che ha indagato il mistero velato dal correre incessantemente senza posare lo sguardo sull’importanza delle piccole cose: etiam capillus unus habet umbram suam, tutto è esistenza, una poesia!




GIANNI BERENGO GARDIN: Info sulla Mostra
Gallerie d’Italia – Milano
Caveau
Dal 28 gennaio al 6 aprile 2026
Modalità di accesso
Ingresso per fasce orarie ogni 30 minuti (alle 30 e 00 di ogni ora) a copertura degli orari di apertura del museo.
I visitatori, in gruppi di massimo 25 persone, saranno accompagnati dagli operatori museali all’interno del Caveau.
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