Nella notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi, il corpo del regista e drammaturgo Gianfranco Pedullà ha purtroppo cessato di combattere contro la grave infermità che un bruttissimo incidente gli aveva causato poco più di un anno fa, quando era peraltro già deceduta una delle altre persone coinvolte.
Fondatore e direttore negli ultimi anni del Teatro delle Arti di Lastra a Signa (FI), aveva incrociato le pagine di Gufetto soprattutto grazie al progetto Teatro del Mare (in collaborazione con la Regione Toscana e la Casa Circondariale di Livorno), che lo aveva visto dirigere un gruppo di detenuti della Casa Circondariale sull’Isola di Gorgona, ultima colonia penitenziaria agricola d’Europa. La redazione fiorentina, che ha seguito il progetto con le sue rappresentazioni sin dal debutto nel 2020 di Ulisse o i colori della mente, ha pensato di condividere i propri ricordi ed il proprio pensiero per omaggiare la profonda competenza e professionalità di un uomo che non ha mai rinunciato alla propria umanità, perseguendone la ricerca anche nell’altro attraverso il teatro.
A cura di Leonardo Favilli e dei contributori della redazione fiorentina
Contenuti
Gianfranco Pedullà, scopritore di umanità

La notizia ha subito avuto un’eco che ci aspettavamo perché tutto il mondo del teatro, toscano e non solo, si era stretto attorno alla famiglia all’indomani del tragico incidente che aveva visto Gianfranco malamente coinvolto. Colui che fino a poco prima era ancora impegnato a lavorare in quel Teatro delle Arti che dirigeva ormai da anni, trasformandolo in un luogo in cui la cultura non solo si promuoveva ma si creava. Per come lo abbiamo conosciuto, per Gianfranco era possibile immaginare, plasmare e costruire anche con pochi essenziali mezzi perché per lui la materia più importante era e restava sempre l’uomo con la sua storia e soprattutto con la sua umanità, che lui ricercava smodatamente anche in coloro che la società, prima ancora che la giustizia, ha confinato ai margini, privati di una possibilità di riscatto. Gianfranco Pedullà nutriva una inestimabile fiducia nel genere umano e il lavoro che negli ultimi anni ha saputo dedicare ai detenuti della Casa Circondariale di Gorgona è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo di quanto il regista e drammaturgo ha compiuto nel suo troppo breve percorso insieme a noi. Come aveva dichiarato nella prefazione scritta per il volume Il Teatro del Mare (leggi qui l’intervista al musicista e collaboratore Francesco Giorgi): “Il teatro in carcere oggi è un pezzo importante del teatro italiano […] una volta si indicava come teatro di ricerca e che io preferisco chiamare ricerca di teatro“. Gianfranco era capace di scovare la bellezza ovunque e di salvarla, ripulirla ed esaltarla senza superbia o alterigia ma per lasciare che coloro intorno a lui ne potessero godere con uno spirito di generosità raro.
Giustamente in questi ultimi giorni sono state scritte tante pagine sulla sua carriera e sulle sue esperienze, con toni che vanno dal mero curriculum al bagaglio di ricordi personali dei colleghi, tanti, che hanno condiviso con lui questo percorso. Non intendiamo pertanto ripetere quanto è già stato detto e scritto, facilmente reperibile da chiunque per mezzo dell’algoritmo.
Quanto vogliamo fare è invece raccogliere i pensieri ed i ricordi di coloro che nella redazione fiorentina hanno conosciuto il suo lavoro e, attraverso questo, hanno potuto scoprire anche solamente un briciolo delle inesauribili creatività e profondità d’animo che era capace di esprimere e di regalare al suo pubblico. Un atto di gratitudine che ci sentiamo di condividere con i lettori di Gufetto, augurandoci che possa aiutarli a scoprire o riscoprire questo grande uomo prima ancora che enorme professionista.
Il peso della sua eredità e la fiducia nel futuro: il pensiero di Alice Capozza

L’eredità artistica di Gianfranco Pedullà vive oggi nel lavoro di Francesco Giorgi e Chiara Migliorini, suoi collaboratori da tempo nell’esperienza del teatro in carcere, un’attività di grande valore non solo sociale, ma anche propriamente artistico. A loro, e a chi continua questo lavoro, va il merito di custodire e sviluppare quanto Pedullà ha saputo costruire. Un’eredità nata nella condivisione, nella dialettica e nel confronto, capace di far emergere nuovi talenti e di affidare loro la responsabilità di proseguire un percorso così significativo. È forse proprio nella continuità di questo lavoro che oggi si misura la forza più autentica della sua eredità. A questi nuovi talenti auguriamo di continuare con la stessa forza, e ci rivolgiamo loro con particolare affetto in questo momento.
È una cosa difficile e rara formare chi possa sostituirti, chi possa essere un erede capace di continuare il percorso e, insieme, anche di “tradirlo”, per poter andare avanti, proseguire e migliorare, aggiungere, persino cambiare. Le capacità di Giorgi e Migliorini, ciascuno con la propria personalità e il proprio modo di intendere il lavoro, le abbiamo già apprezzate e pertanto rivolgiamo loro un enorme in bocca al lupo.
Utopia e attitudine al servizio: il ricordo di Sandra Balsimelli
Ho avuto l’onore e il piacere di assistere agli spettacoli al carcere di Gorgona, per conto della redazione fiorentina di Gufetto. L’incontro con Gianfranco Pedullà, con la sua arte e il suo visionario progetto, è stato tra le esperienze teatrali più intense che ricordo. Dalle sue parole e dalle sue regie emanava bellezza, utopia, amore per l’umano e un altissimo senso del teatro come arte di trasformazione profonda del sociale che affondava le radici in una raffinata cultura e in una limpida attitudine di servizio alla comunità. Ci mancherà il suo sguardo sulle cose. Una grande grande perdita.
Il pensiero di Federica Murolo: Gianfranco era una guida empatica

Come redattrice di Gufetto e come grande appassionata di teatro esprimo il mio cordoglio per la scomparsa di Gianfranco Pedullà. Ho avuto la fortuna di assistere qualche anno fa alla rappresentazione di Ulisse o i colori della mente all’Isola di Gorgona, con protagonisti i detenuti del carcere, e di vivere un momento di condivisione con loro, guidato da Gianfranco, non solo nel ruolo di regista ma soprattutto come loro guida presente ed empatica, certo di essere riuscito a creare attraverso il teatro una nuova luce e una nuova fiducia per quei ragazzi. Ti ringraziamo molto Gianfranco e speriamo che anche lassù tu stia continuando a “creare”.
Non solo Teatro del Mare
Gufetto non si è limitato a seguire il lavoro di Gianfranco Pedullà solamente sull’Isola di Gorgona. Leggi qui sotto anche le altre recensioni della redazione fiorentina
Un’opera da quattro soldi al Teatro Romano di Fiesole (leggi qui)
Edda al Teatro delle Arti (leggi qui)
Un’opera da quattro soldi (nuovo cast) alla Biblioteca Ragionieri (leggi qui)
L’assaggiatrice di Hitler al Teatro delle Arti (leggi qui)


