GENNARO JOVINE, HOUSE WE LEFT @ Il Respiro del Pubblico Festival 24. Fantasmi ai margini

Le recensioni della Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari dalla quarta edizione de Il Respiro del Pubblico 24 a cura di Cantiere Obraz: GENNARO JOVINE di e con Michele Santeramo, HOUSE WE LEFT di Centro Teatrale MaMiMò, spettacolo finalista della Rete Inventaria 2024. Articolo di Margherita Cecchi, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz

GENNARO JOVINE

Michele Santeramo al Festival Il Respiro del Pubblico
Michele Santeramo, in GENNARO JOVINE, Il Respiro del Pubblico Festival

Lo spettacolo ha un allestimento molto semplice, come già fatto in precedenza all’interno della sua produzione Fantasmi, Michele Santeramo porta sulla scena sé stesso con la sola compagnia di un leggio. In una sala normalmente celata al pubblico all’interno dell’Ex Convento delle Leopoldine, prende luogo quella che potrebbe sembrare una confessione dell’attore stesso, il quale con le luci accese si rivolge direttamente ai suoi spettatori. Santeramo racconta di un suo sogno, una conversazione immaginaria con Gennaro Jovine di Napoli Milionaria; ma per quanto la situazione si presenti su un piano prettamente onirico l’attore cerca in più momenti una reazione attiva del suo pubblico permettendo così un accesso esclusivo ad un momento intimo e segreto. La riflessione portata da questo incontro mistico è ampia e profonda, affronta tematiche attuali come guerra e pace, soffermandosi sull’importanza dell’io per l’essere umano e la fragilità dell’uomo. Si tratta di uno scambio continuo tra Santeramo attore ed il suo personaggio e nonostante lui nella realtà sia solo in scena, il dialogo risulta credibile ed immersivo. Lo stesso Santeramo svela le sue carte su come abbia costruito lo spettacolo attraverso una frase emblematica: “lo spettatore viene con me in un mondo che inventiamo insieme”. Un mondo, una fantasia di cui infatti rende partecipe il suo pubblico grazie ad immagini vivide, evocate da parole taglienti. La riflessione su cosa voglia dire vivere e sentirsi vivi arriva fino al racconto dei bambini durante la guerra, quando è così difficile mantenere l’innocenza in un mondo che preme per strappargliela via. Il racconto ipotetico si fa crudo e spietato da un momento all’altro non permettendo agli ascoltatori di abbandonare la fantasia evocata in tempo da cui ormai si ritrovano interamente assorbiti. La conseguenza è un’immediata morsa allo stomaco che riporta inevitabilmente ad una delle prime frasi che il fantasma di Jovine rivolge a Santeramo: “Ti sei rassegnato alla necessità della guerra”. Uno spettacolo che si impegna per essere prima di tutto una riflessione necessaria e profonda grazie ad un racconto scorrevole che riesce con successo ad aprire una porta sulla fantasia del suo autore. Il pubblico viene completamente rapito dall’interpretazione di Santeramo riuscendo così a condividere il suo immaginario e seguire i flussi di pensieri che compongono il testo.

HOUSE WE LEFT

HOUSE WE LEFT, Il Respiro del Pubblico Festival
HOUSE WE LEFT, Il Respiro del Pubblico Festival

Una band, un’attrice e pochi elementi scenici: questa la ricetta per HOUSE WE LEFT portato in scena dalla Compagnia MaMiMò. Una performance dalla composizione inusuale che permette però di scivolare con facilità all’interno della sua narrazione. La band musicale non è solo presente sul palco per tutta la durata della rappresentazione ma assume il ruolo di vera e propria accompagnatrice, attraverso intermezzi musicali che scandiscono i racconti dolceamari della protagonista. Cecilia Di Donato, è attrice e insegnante di teatro che si occupa dei laboratori nelle carceri. Questa è un’informazione che però non ci viene data subito ma viene introdotta solo una volta che ci troviamo già completamente immersi nell’atmosfera tragicomica dalle sonorità glam rock. All’inizio dello spettacolo sembra di assistere ad uno sketch di stand up comedy, i toni sono ironici e scherzosi e la band sul palco prende quasi il ruolo di spalla comica dell’attrice, fornendo degli assist perfetti per battute e momenti simpatici. Il monologo introduttivo porta all’attenzione del pubblico la tematica del trasloco sottolineando l’importanza di sentirsi protetti all’ interno della propria abitazione. La casa: luogo sicuro e confine dal mondo capace di creare una vera e propria dimensione di sospensione e porto sicuro. Cosa succede quando siamo costretti a lasciare questo spazio? Le storie che ci vengono raccontate nel corso della performance hanno come focus l’adattarsi ad una nuova dimensione di vita, un carcere. Le detenute di cui ci vengono narrate le disavventure sono state costrette a lasciare tutto e adesso trascorrono le loro giornate in un luogo fuori dalla società, che isola e cancella. La stessa protagonista con un commento ironico ma tagliente sottolinea che anche per lei una volta chiusa la porta del reparto Orione dell’istituto penitenziario di Reggio Emilia, quelle donne e le loro dolorose storie cessano di esistere. Come se fossero fantasmi vincolati al luogo che li ospita, senza più niente se non i loro racconti ed i loro errori.

Ogni oggetto sul palco viene utilizzato come connessione tra il mondo scenico e le tragiche esperienze delle nostre protagoniste, così una valigia portata in scena all’inizio dello spettacolo diventa improvvisamente uno specchio, parte di un momento intimo e delicato sull’accettazione delle varie sfaccettature che compongono l’essere umano. I temi complessi che questo spettacolo si impegna ad affrontare vengono approfonditi dagli eventi struggenti, le tragiche esistenze vengono evocate e veicolate dalla colonna sonora originale dei Greasy Kingdom. La musica gioca infatti un ruolo fondamentale non limitandosi ad essere un sottofondo ma al contrario riportando nei momenti giusti l’atmosfera ad una malinconia blues, adatta alle testimonianze proposte. La fine della rappresentazione ci riporta al suo inizio dove vediamo la protagonista lamentarsi di non trovare tra gli oggetti del trasloco quell’unica cosa che avrebbe reso la sua nuova casa accogliente, ma ciò che realmente cerchiamo lo troveremo là dove non lo stiamo cercando: così le parole delle detenute e le loro storie, diventano fonte di arricchimento e doni preziosi.

GENNARO JOVINE

un progetto ideato da Michele Santeramo
in collaborazione con Alessandro Brucioni
produzione Mo-wan Teatro
testo vincitore Premio Riccione per la drammaturgia

HOUSE WE LEFT

drammaturgia e regia Alessandro Sesti
con Cecilia Di Donato e con i musicisti Andrea Tocci, Debora Contini, Filippo Ciccioli
musiche originali Greasy Kingdom
produzione Centro Teatrale MaMiMò

Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari

L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari all’interno della quarta edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 24 di Cantiere Obraz. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati: Marta Bani, Margherita Cecchi, Lisa Ciccomascolo, Aurora Della Rosa, Lucrezia De Masi, Alessia Galingani, Andrea Lanini, Filippo Macigni, Lorenzo Minchioni, Anna Mennoli, Petra Mosetti, Emanuele Neri, Cosimo Pesci, Gabriele Petrantoni, Fulvia Elena Pieraccini, Isotta Traxler.

Il Respiro del Pubblico Festival 24

Ideazione e organizzazione Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti. Organizzazione Michela Cioni. Assistenza al progetto Emma Bani. Grafica Thomas Harris. Comunicazione Camilla Pieri, in collaborazione con Miriam Berchicci. Ufficio Stampa Fabrizio Calabrese. Festival realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze. In collaborazione con Teatro di Cestello, “Ciuchi Mannari”, Galleria Chiasso Perduto. Grazie a Rete Festival Inventaria 2024, Milano Off Fringe Festival, Comune di Firenze, Quartiere 1.

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Collettivo Redazione Firenze

Redazione di Gufetto a Firenze e in Toscana attiva dal 2017 con articoli di teatro, arte, danza e libri, Un gruppo di appassionati redattori e redattrici insieme per amore del teatro e dell'arte. Ne fanno parte: Alice Capozza, Michele D'Ambrosio, Leonardo Favilli, Sandra Balsimelli, Susanna Pietrosanti, Martina Corsi, Federica Murolo, Francesca Valente, Sofia D'Andrea, Serena Chiaramonte, Chiara Guarducci (arte), Michele Mariotti (libri)