COLORI NELLE MANI@ Galleria Poggiali: l’indistinto di Arnulf Rainer

La prestigiosa Galleria Poggiali porta in prima assoluta a Firenze Arnulf Rainer. "Colori nelle mani" è una stupefacente e vasta selezione di opere, prevalentemente inedite, di questo straordinario artista austriaco che s'impone fin dagli anni Sessanta per l'espressività fisica e dirompente della sua ricerca. La mostra, con la curatela di Helmut Friedel, è arricchita da un importante catalogo, con i saggi di Friedel, di Iovane e Risaliti e si concentra su una serie di lavori dei primi anni Ottanta: "i dipinti con le dita e con le mani" sul cartone, che rappresentano ancora un'irrisarcibile rottura nell'arte contemporanea internazionale.
La mostra, a ingresso libero, si concluderà l'8 gennaio 2022.

In questo articolo:

Arnulf Rainer: CAOS

Arnulf Rainer: COSA

Arnulf Rainer: LUCE

Arnulf Rainer: BIO

 

Arnulf Rainer: CAOS

Riempirsi le mani di colori ad olio. Stare in ginocchio e picchiare pittura, affondando le dita, graffiando, mentre passa convulsamente da un cartone all'altro (come rivela il curatore).
Quasi a sfinirsi in questo atto incessante che trasforma il corpo nel caos epifanico in cui si fonde, in quegli impasti cromatici fitti e scavati di urgenza e luccicanza.
Sono opere ancestrali, di una fisicità selvaggia, capace di esprimere il vivo dell'informe e di addensare l'ignoto, senza lasciare allo spettatore altro 'appiglio' che il rimescolamento e la resa al proprio inabissare tra masse oscure e rigogli di movimenti implacati.
In questo lavoro dei primi anni Ottanta porta all'estremo il suo accanimento sull'immagine raggiungendo così il culmine della sua rivoluzione.
Rainer lotta contro la cecità della superficie, del definito, del riconoscibile, lotta contro il 'visibile' in quanto cancellazione dell'altro, della 'cosa' che ci abita e sfascia, trovando un residuo di quiete solo distruggendo la forma.
 

Arnulf Rainer: COSA

Questi atti di disfatta impregnati di voraci pulsioni insistono sull' 'indicibile', sull'avanzo beckettiano, tenendoci nell'incandescenza del grumo cromatico. Tutto il suo percorso- come afferma Risaliti- è "sperimentazione sui limiti del linguaggio" e quindi del corpo e della vita stessa, spinti  nella sua pratica artistica fino a un rilascio estatico. Si può forse azzardare che il fallimento ontologico è rimasto per Rainer la piaga da cui attingere e l'unico esito possibile dell' 'opera'. Ma è proprio dentro la densa e indomata traccia pittorica di questo mancare all'assoluto che palpita l'animale mistico, indistinto da cielo e terra, da inizio e fine.
Rainer si è strappato dall'arroganza opaca dello stato di veglia per svegliarsi nell'ebrezza che irrompe e trascina con sé le vivissime macerie di un'esplosione originaria.
Forse ha tentato questo fin dagli esordi, quando si abbatteva sulle sue foto con impetuose sovrapposizioni pittoriche lasciando dell'originale spaesate macchie. Proprio come nel più recente lavoro seriale sulle croci.
Nella mostra ce n è una gigantesca, 'scomparsa' sotto una colata di nero. Solo avvicinandosi possiamo intravedere ciò che resta, come se quell'inghiottimento incompleto desse ancor più risalto ai bagliori scampati. Quest'opera 'senza titolo'- come non nominate sono tutte le altre- è del 1998.

Arnulf Rainer: LUCE

Il sipario dell'oscurità che cala si può anche ammirare in un'altra opera esposta (1995-96). Stavolta a nascondere e quindi svelare i vivaci colori della pittura sottostante è una colata filiforme, come fitti e boschivi aghi di pioggia. Sono presenti altre opere degli anni Novanta, nelle quali il primitivo si è trasformato, passando dal grido a un silenzio brulicante. Reticolati di venature interne ai dipinti, ramificazioni tremanti o linee precise e taglienti e spesso la dominanza di un colore (rosso, rame, blu). Nell'opera 'senza titolo' del 1994-95, in contrasto all’invadenza del marrone trova spazio la luce verticale di un giallo oro e di un azzurro. Queste composizioni chiariscono, attraverso lo stupore che evocano, l'intimità della lotta, il corpo a corpo con il sacro, che può solo restare al bordo, marginale, come un avanzo struggente.

 

BIOGRAFIA
Arnulf Rainer (Baden, 1929) è un artista incollocabile, di matrice espressionista. Pioniere di numerose sperimentazioni fin dagli anni 50, mischia tecniche diverse: fotografia, pittura, serigrafia. La sua arte, astratta e corporale, è un atto disinibito e violento sulla forma, attraverso continue sovrapposizioni pittoriche anche sulle sue stesse opere. Tra le più importanti esposizioni la Biennale di Venezia, la Biennale di San Paolo e Documenta 7. Le sue opere sono esposte al Moma e al Guggenheim Museum di New York, al Tate di Londra e al Centre Pompidou di Parigi. Due i musei a lui dedicati, uno a New York e uno a Baden.

in copertina: Ohne Titel, 1981-83. Pastelli e olio su cartone su tavola. cm 105 x 76,5

Ohne Titel, 1981-83. Olio su cartone su tavola. cm 77 x 105,5

Ohne Titel, 1981-83. Pastelli e olio su cartone su tavola. cm 77 x 105,5

Ohne Titel,1995-96. Pigmenti a colla su cartone su tavola. cm 76,5 x 105

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