CHRONOS/KAIROS @ Fabbrichino/Giardino Ex-Fabrica Prato: l’epos dei tempi nell’ora blu del crepuscolo

Due quadri per due dimensioni del tempo. L’autorevolezza di Chronos opposta alla fugacità di Kairos. Questa la proposta della compagnia TPO prodotta dal Teatro Metastasio allestita per tutto luglio, nel bello spazio destinato a Ex- Fabrica=Art Community, festival alla sesta edizione, presso il Giardino adiacente al Fabbrichino di Prato. Spettacolo in scena fino al 31 luglio (Scopri le Date!)

CHRONOS/KAIROS – La voce di Massimiliano Civica riempie lo spazio Fabbrichino

La voce cadenzata e profonda di Massimiliano Civica all’interno dello spazio del Fabbrichino per immergerci nella dimensione di Chronos è restituita da un video registrato con quell’attrezzatura che lì, nello spazio scenico, campeggia solitaria. Un tempo passato, quello della registrazione, che torna prepotentemente presente al momento dell’ascolto. Un tempo che sembra quasi divertirsi con lo spettatore immerso nella suggestione dello spazio buio in cui riecheggia il suono di una voce. Un tempo che si fa quasi beffardo grazie all’espressione vagamente strafottente di Civica che campeggia sullo schermo. Un tono, il suo, che non lascerebbe spazio ad un contraddittorio perché inesorabile, come quel Chronos di cui parla. Perché il tempo lineare che si manifesta nella ciclicità delle stagioni, dei campi, dei frutti della terra procede con la sua ripetitiva eternità, incurante e talvolta giustiziere. Tempo implacabile, giudice saturnino che divide il “giorno di gioia” dal “giorno dell’obbrobrio”,  che distrugge “perché sia fatto spazio alla vita”.

CHRONOS/KAIROS: Consoli e BÄ•la Dobiášová entrano in scena nel giardino Ex Fabrica

L’uomo non può che introdursi in punta di piedi nel vortice del tempo così come le danzatrici Valentina Consoli e BÄ•la Dobiášová fanno il loro ingresso nel giardino Ex-Fabrica adiacente al teatro. Dapprima con movimenti cadenzati e precisi, poi con ritmi crescenti e financo frenetici le due ballerine sembrano essere fagocitate da Chronos, destino appunto riservato nel mito ai figli del suo omologo Kronos. Così come una retta, seppur infinita, è comunque fatta di punti, elementi infinitesimali che si susseguono uno dopo l’altro, il flusso continuo del tempo è fatto di istanti, di quegli attimi che possono diventare improvvise vie di fuga, opportunità che costruiscono il Kairos. Nascosto nelle pieghe del tempo ciclico che cambiano nello spazio con i nostri movimenti come le pieghe dei cappotti che le danzatrici indossano in scena, Kairos è la dimensione umana del tempo, dipendente dalla nostra capacità di “cogliere l’attimo”. Pertanto cambia la prospettiva iniziale: da uomo vittima a uomo artefice del proprio tempo, antesignano di quell’uomo artefice del proprio destino di concezione umanistica, oramai filtrata dalla cultura cristiana occidentale.

CHRONOS/KAIROS: il disegno scenico della Compagnia TPO

Laddove Chronos è assiso al ruolo di pantocratore e Kairos diventa realizzazione del destino dell’uomo ai suoi occhi, ogni percorso, seppure unico, può incontrare altri percorsi così come nella coreografia le artiste si sono allontanate ed avvicinate più volte, o in totale autonomia oppure con movimenti ben sincronizzati tra loro. Kairos è quella ruga di Chronos in cui è ancora possibile l’azione, un varco che si apre in un istante da cogliere con tempestiva impulsività, per non rischiar di cozzare contro un muro di occasioni mancate, come i corpi danzanti mostrano nel loro alternare una vana corsa vorticosa (contro il tempo appunto?) a momenti di presenza estatica nell’osservazione incantata del presente. In ogni caso la conclusione di ogni percorso è inevitabile e indipendentemente dalla combinazione di Chronos e Kairos che si è realizzata la fine è omologata e si perdono i tratti distintivi del singolo. Non restano che una maschera priva di dettagli somatici e un cappotto che con il suo colore argentato all’ora “blu” del crepuscolo travisa quelle pieghe dove l’azione dell’uomo riusciva a scovare i propri attimi di opportunità e costruire il proprio Kairos. Ci colpisce il movimento delle danzatrici, evocativo, carico di tensione simbolica, capce di condurci dentro ad una  dimensione onirica del gesto  in cui si colloca la relazione impossibile tra le due, in continua ricerca di sincronizzare ciò che sembra costantemente sfuggire dal controllo umano. La loro sintonia, l'espressività sospesa e intensa dei loro volti, il loro abitare con tutto il corpo lo spazio del giardino, ci cattura in un breve ma profondo viaggio interiore.

Il suggestivo spettacolo di TPO, nel suo crepuscolare percorso itinerante dal palco all’esterno suggestivo del giardino, si colora di un’ulteriore sfumatura struggente, stranamente intonata al tema della serata. Dopo un tempo di assenza dai teatri e rarefatta sospensione, gli artisti e gli spettatori si incontrano di nuovo:  gli sguardi sono emozionati nell’attraversare lo spazio scuro della sala, gli applausi risuonano di un’urgenza negata da tanto. Si percepisce nell'aria una consapevolezza rinnovata di quanto abbiamo bisogno di bellezza, di spazi visionari di condivisione, capaci di abbattere in maniera magnetica e invisibile le sedute doverosamente distanziate intorno al palco, guardando finalmente oltre l’orizzonte minaccioso ma non ineluttabile.

Chrònos – Kairòs – date e repliche

direzione artistica Compagnia Tpo
con BÄ›la Dobiášová, Valentina Consoli
voce narrante Massimiliano Civica
musiche Federica Camiciola, Francesco Fanciullacci
produzione Teatro Metastasio di Prato

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