Davanti al tempio in cui i cesaricidi assassinarono un uomo che ritenevano un tiranno, al Teatro Argentina di Roma va in scena, fino al 29 marzo, FURORE, adattamento del romanzo di John Steinbeck curato da Massimo Popolizio.
Lo spettacolo si propone di ricordare al pubblico come la storia tenda a ripetersi, o almeno a seguire delle strutture narrative ricorrenti: dove esiste un popolo costretto a soffrire e a lottare per sopravvivere, spesso esiste anche un potere che lo opprime.
Durante la rappresentazione, tuttavia, nessuna figura concreta — né un membro del governo federale né un rappresentante delle banche — si assume la responsabilità delle morti e dell’abbandono che ne deriva. La colpa non sembra appartenere a un singolo individuo o un tiranno riconoscibile. Ciò che emerge, piuttosto, è il profilo di un sistema; un regime permeato da un senso di indifferenza e fastidio, che mal sopporta persino di essere messo sotto accusa.
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FURORE, tratto da steinbeck : lambientazione

La polvere avvolge il palcoscenico come se quello spazio teatrale fosse davvero un campo dell’Oklahoma. Al centro della scena, di fronte al pubblico, si trova la postazione del microfono dell’interprete: un elemento che suggerisce forse un desiderio di attenzione, oppure una necessità di essere ascoltati. Non è chiaro. Ciò che appare evidente è il ritorno a un teatro che non vuole soltanto intrattenere, ma anche insegnare qualcosa, non solo sul passato, ma soprattutto sul presente.
La musica accompagna lo spettatore nell’ascolto e lo aiuta a immergersi nelle parole di Popolizio. Giovanni Lo Cascio costruisce un sottofondo sonoro che accompagna le sofferenze della sventura umana osservate dallo sguardo attento di Steinbeck.
Lo fa da un angolo del palco, anch’egli avvolto dall’elemento che più di ogni altro ricordò allo scrittore la rivolta della natura in quegli anni: la polvere.
FURORE: il lavoro di massimo popolizio sull drammaturgia di steinbeck

Il lavoro di adattamento drammaturgico realizzato da Emanuele Trevi si colloca in equilibrio tra la bozza di un romanzo e un’inchiesta giornalistica. Attraverso l’intensa interpretazione di Massimo Popolizio, il pubblico segue idealmente la penna di Steinbeck mentre raccoglie storie e dolori destinati a dare vita a una delle opere più celebri della letteratura americana del Novecento.
Più che al libro nella sua forma definitiva, lo spettacolo sembra voler dare spazio alle esperienze reali che hanno reso possibile la sua nascita. L’intento appare proprio quello di mostrare il processo stesso del racconto. Tutte le testimonianze, i volti e le vicende che lo hanno alimentato.
Ne emerge una narrazione che, pur appartenendo a un tempo lontano e accompagnata da una musica profonda e suggestiva — quasi fosse una tragedia perduta nei secoli — non perde mai la propria essenza: la drammaticità della morte e l’indifferenza di molti di fronte ad essa. Popolizio diventa il cantore di questa sorta di “bella morte”, in cui l’eroismo non nasce tanto dall’aver onorato divinità ormai dimentiche, quanto dall’essere semplicemente sopravvissuti fino a quel momento.
al teatro argentina, con furore Popolizio racconta il dramma della società capitalistica

Lo spettacolo indaga l’emozione di un popolo e il dramma vissuto all’interno di un sistema capitalistico rappresentato dalle banche, mostri onnivori capaci di divorare vite umane e sacrificarle anche sull’altare della necessità economica. Ma il “furore” è anche quello della scrittura: una penna giovane ma determinata a raccontare un’ingiustizia intollerabile e a mostrare al mondo l’ombra nascosta dietro una luce troppo accecante. Popolizio ricorda quanto una democrazia abbia bisogno di giornalisti, scrittori e cantori capaci di narrare anche le pagine più oscure del proprio tempo. Solo così si può continuare a ricordare che, sebbene la polvere prima o poi scompaia, le morti che ha provocato continuano a infestare quelle strade.
Chi è Massimo Popolizio?
Massimo Popolizio è uno degli interpreti più autorevoli della scena teatrale italiana contemporanea. Nato a Genova nel 1961 e formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma, si afferma fin dagli anni Ottanta come attore di grande rigore e presenza scenica. La sua carriera è profondamente legata al teatro, dove ha lavorato a lungo con il grande regista Luca Ronconi, interpretando grandi classici della drammaturgia europea e italiana. Popolizio ha costruito negli anni un repertorio che spazia da Shakespeare a Goldoni, fino alla drammaturgia contemporanea, distinguendosi per interpretazioni potenti e di forte precisione tecnica. Accanto al lavoro sul palcoscenico, è attivo anche nel cinema, nella televisione e nel doppiaggio, dove è diventato una delle voci italiane più note di celebri attori hollywoodiani.
Premiato più volte dalla critica e dal pubblico – tra cui riconoscimenti come il Premio Ubu – Popolizio è oggi considerato un punto di riferimento del teatro italiano.
Qi sono disponibili tutte le recensioni di Gufetto agli spettacoli di Massimo Popolizio
FURORE: CREDITI E DATI ARTISTICI
dal romanzo di John Steinbeck
adattamento Emanuele Trevi
ideazione e voce Massimo Popolizio
musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio
suono Alessandro Saviozzi
luci Carlo Pediani
assistente alla regia Giacomo Bisordi
creazioni video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno
foto di Massimo Popolizio: Federico Massimiliano Mozzano
Artwork: lealiadvertising.com
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Compagnia Umberto Orsini
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