FORESTO @ Teatro Biblioteca Quarticciolo: un viaggio tra solitudini e linguaggi

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Per le Idi di marzo 2025, il Teatro Biblioteca Quarticciolo ha ospitato “Foresto” di Babilonia Teatri, un’opera che esplora la condizione dello straniero attraverso una fusione audace di linguaggi e traduzioni. Tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Bernard-Marie Koltès, lo spettacolo si distingue per un’interpretazione innovativa che mette in dialogo dialetto veronese, LIS e musica elettronica dal vivo.

“FORESTO” E La solitudine dello straniero: un tema senza tempo

Il testo originale di Koltès, scritto nel 1977, affronta la tematica dell’estraneità e dell’isolamento in una società che spesso emargina chi è percepito come diverso. “Foresto” – termine dialettale veronese che significa “straniero” – diventa il fulcro attorno al quale ruota l’intera rappresentazione.

La scelta di questo titolo non è casuale: richiama l’etimologia latina “foris“, ovvero “colui che viene da fuori”, sottolineando la condizione di chi si trova ai margini, in bilico tra appartenenza e alienazione. La solitudine del protagonista si manifesta non solo nella sua ricerca di connessione umana, ma anche nella lotta per farsi comprendere in un contesto che non riconosce il suo linguaggio. Questo sentimento di isolamento, pur radicato nel contesto sociale degli anni ’70, risuona con inquietante attualità nel nostro presente, evidenziando quanto poco sia cambiato nel modo in cui la società affronta la diversità.

babilonia teatri affronta Un intreccio di linguaggi: dialetto, LIS ed elettronica

La messa in scena di Babilonia Teatri si distingue per l‘uso sapiente di molteplici linguaggi. Enrico Castellani recita il testo in dialetto veronese, conferendo una musicalità ruvida e autentica alle parole di Koltès. Accanto a lui, Daniel Bongioanni traduce e interpreta il monologo in LIS, arricchendo la performance con una fisicità espressiva e una mimica coinvolgente. Sul fondo, la proiezione del testo in italiano completa il trittico linguistico, rendendo lo spettacolo accessibile a un pubblico eterogeneo. La musica elettronica dal vivo di Giovanni Frison dovrebbe fungere da collante emotivo, per amplificare le tensioni e le atmosfere evocate sul palco. Questa fusione di elementi promette di creare un’esperienza teatrale immersiva, in cui le differenze linguistiche e culturali non sono ostacoli, ma ponti verso una comprensione più profonda dell’altro.

FORESTO: la traduzione come atto creativo

Il lavoro di traduzione e adattamento svolto da Babilonia Teatri merita particolare attenzione. L’adattamento in dialetto veronese, curato dallo stesso Castellani, e la traduzione in LIS di Daniel Bongioanni, rappresentano un’operazione coraggiosa, anche se la sua promozione ha tanto posto l’enfasi su un’innovazione non propriamente esperita. Come sottolineato nella presentazione dello spettacolo,

“Foresto offre una chiave per affrontare il testo di Koltès, per traslare termini e significati legati alla Francia degli anni ’70 e all’immigrazione di quegli anni nel nostro oggi, tradendo l’autore per non tradirlo” .

Questo approccio evidenzia come la traduzione non sia un mero trasferimento di parole da una lingua all’altra, ma frutto di un atto creativo che richiede sensibilità e profondità interpretativa. In “Foresto“, la traduzione diventa essa stessa protagonista, un ponte tra epoche, culture e percezioni diverse. Affrontata con indubbio rispetto nei confronti del testo originale, è di certo la parte più riuscita dello spettacolo.

Le scelte registiche di Babilonia Teatri: tra audacia e rischio

La regia di “Foresto” si distingue per scelte audaci che, se da un lato arricchiscono l’esperienza, dall’altro presentano alcune criticità. L’integrazione di dialetto, LIS e musica elettronica crea un tessuto narrativo complesso e stratificato, che fa ben sperare lo spettatore in sala, fin dai primi minuti di pièce, in un incontro di questa Babele, un dialogo, anche mancato o accennato, a evidenziare maggiormente la solitudine dell’io narrativo.

Aspettative disattese dalla regia. Anzi, in alcuni momenti, questa molteplicità di linguaggi rischia di sovraccaricare lo spettatore, diluendo l’intensità emotiva del monologo originale. La monotonia quasi newtoniana per cui il meccanismo scenico si propone senza evoluzioni a decibel non sempre entro i limiti consentiti dalla normativa, potrebbe essere la falla di questo studio certosino sui linguaggi, che forse avrebbe meritato maggiore attenzione alla fruizione performativa, oltre che testuale, dell’opera. La sfida di mantenere un equilibrio tra innovazione e fedeltà al testo di Koltès è evidente, e sebbene l’esperimento sia in gran parte riuscito, lascia spazio a riflessioni sulla possibilità di una maggiore sintesi espressiva.

Accessibilità e politicamente corretto: un equilibrio delicato

In un’epoca in cui l’attenzione all’accessibilità e all’inclusione è sempre più centrale, “Foresto” affronta queste tematiche con sensibilità e intelligenza. L’integrazione della LIS e la proiezione del testo in italiano rendono lo spettacolo fruibile a un pubblico più ampio, senza cadere nella trappola del mero adempimento al politicamente corretto. Come evidenziato nella presentazione dello spettacolo,

“Lo ‘straniero’ diventa la persona portatrice di un handicap nella nostra società abilista e il viaggio del protagonista diventa dunque anche il viaggio di chi deve trovare un modo di comunicare, di chi agita le mani senza essere capito, anzi ricevendo spesso derisione” .

Questa scelta non appare forzata, ma intrinsecamente legata alla narrazione, arricchendo il significato dell’opera e offrendo una riflessione autentica sulla diversità e sulla comunicazione.

foresto – cast e dati artistici

a cura, regia Babilonia Teatri
con Enrico Castellani e Daniel Bongioanni
Traduzione in dialetto veronese Enrico Castellani
Traduzione LIS Daniel Bongioanni
musiche live e sound design Giovanni Frison
light design Luca Scotton
consulenza scientifica Jean Paul Dufiet
Interprete LIS Andrea Consolaro
consulenza accessibilità Ass. Fedora
comunicazione non verbale Luca Falbo
organizzazione Serena Pallanch
co-produzione Pergine Spettacolo Aperto, OperaEstate Festival, Teatro Scientifico di Verona
Con il sostegno di Fondazione Caritro
In collaborazione con l’Università degli studi di Trento

Le recensioni di Gufetto a Babilonia Teatri

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