Finale (an overture) @Teatro Bellini Napoli: i 30 anni dei Familie Flöz iniziano a Napoli.

Eh sì, anche le maschere compiono gli anni. Ma non maschere qualsiasi, badate bene, qui si tratta di maschere tra le più famose ed originali della scena teatrale europea, forse del mondo: le maschere dei Familie Flöz, la compagnia berlinese nata per un esperimento e che invece va in giro per il mondo portando i suoi spettacoli da ben 30 anni.

FINALE dei Familie Flöz al Bellini

FINALE

Per celebrare i 30 anni di attività i Familie Flöz hanno scritto uno spettacolo nuovo e scelto il Teatro Bellini di Napoli per la prima nazionale e seconda data della tournee internazionale – torneranno in Italia con questo spettacolo solo il prossimo anno, a Savona in gennaio, a Milano e a Lecce in aprile.

Certamente non nuovi nella nostra città, né al Teatro Bellini, stavolta la compagnia porta in scena Finale, an overture, che vuole essere un tributo prima di tutto al pubblico che li segue e li ha seguiti finora, e ad esso è dedicato.

FINALE dei Familie Flöz dedicato al pubblico

Al centro del lavoro di Familie Flöz, infatti, c’è sempre il pubblico, elemento vivo e imprescindibile della scena, c’è sempre il sorriso (che ogni tanto è una vera e propria risata) e c’è sempre il fallimento, con un po’ di commozione (che di tanto in tanto, a qualcuno, può anche far scendere una lacrimuccia). Questo perché loro credono nella risata come mezzo per fare aprire il pubblico alla vulnerabilità e alle emozioni e nel fallimento come segreto protagonista della vita.

“Flöz” è una parola che ricorda la loro prima messa in scena, in una miniera di carbone, e indica gli strati di terreno in cui si trovano materie prime preziose. Preziose come gli archetipi umani che i loro personaggi cercano di rappresentare, utilizzando un misto di improvvisazione e scrittura, eliminando dagli strumenti sia la voce che la mimica facciale, richiuse sotto maschere confezionate con grande cura e ormai loro tratto distintivo. Sembra impossibile ottenere espressività in questo modo, e invece ogni volta accade una specie di magia.

FINALE dei Familie Flöz tre storie senza parole

FINALE

Nel nuovo spettacolo, tre piccoli mondi emergono dal nulla. I personaggi si muovono tra desideri e paure, e da queste vite parallele prendono forma tre storie, collegate da un narratore enigmatico, privo di parole eppure sorprendentemente presente.

Un uomo gestisce un negozio notturno in città e, con evidente generosità, si dedica anima e corpo ai suoi clienti più diversi. Ma questa generosità ha un prezzo, e pian piano la sua stessa storia viene alla luce.

Un altro uomo si trova a fare i conti con la malattia terminale della madre, che mette in crisi la sua identità e trasforma l’ospedale in un luogo sospeso tra dolore, ricordo e rivelazione.

Una giovane donna, invece, fugge dalla civiltà per cercare un senso nuovo nella natura. Ma il silenzio della sua capanna nel bosco nasconde ombre e segreti.

Tre destini, ciascuno sull’orlo di una trasformazione. Le certezze si sgretolano, le fondamenta cedono, e il vuoto si spalanca. Chi o cosa potrà salvarli?

FINALE: un delicato equilibrio che guida l’immaginazione

FINALE

I Familie Flöz confermano ancora una volta la loro straordinaria maestria nel teatro di maschere e nel racconto senza parole. Ancora una volta, il linguaggio universale del corpo e dell’immagine costruisce un mondo poetico e surreale, in cui l’umanità dei personaggi emerge proprio attraverso ciò che non viene detto.

Per ottenere questo, dal punto di vista visivo e sonoro, lo spettacolo è impeccabile.

Le luci disegnano con precisione emozioni e spazi interiori ed esteriori: ombre che suggeriscono paure, tagli luminosi che isolano solitudini, bagliori improvvisi che aprono spiragli narrativi, colori che definiscono nuovi oggetti e dettagli scenografici altrimenti inesistenti.

La colonna sonora e i suoni ambientali, con i musicisti che agiscono dal vivo sulla scena e ricreano anche i semplici rumori, sono elementi drammaturgici a tutti gli effetti — non decorativi, ma narrativi. Ogni rumore o silenzio è calibrato per guidare lo spettatore nel contesto spazio-temporale oltre che nella psicologia dei personaggi e nel ritmo della scena.

La scenografia, essenziale e dinamica, fatta di rettangoli e quadrati all’occasione luminosi, si trasforma continuamente, rivelando ambientazioni completamente diverse e capaci di evolversi per accompagnare la narrazione. È un dispositivo scenico pulito e intelligente, che moltiplica i luoghi dell’azione senza mai confondere, sostenendo con eleganza l’intera trama.

Gli elementi scenografici quindi creano, insieme al suono e alla coreografia dei corpi degli attori, un delicato equilibrio che funge da appiglio all’immaginazione dello spettatore il quale, da esso, con incredibile facilità, ricama un’ambientazione completa e intuisce la trama senza bisogno di spiegazioni.

Il micro-workshop di FINALE

D’altra parte, è lo stesso Fabian Baumgarten, artista della compagnia, che all’inizio, quando ancora le luci sono accese e il pubblico è seduto in sala da poco, microfono alla mano, in inglese con qualche accenno di italiano, rompe la quarta parete e interagisce con la platea quasi a cancellare la distanza dal palcoscenico.

L’artista ci spiega, con qualche scherzo e qualche piccolo espediente, come l’assenza di parole e l’uso delle maschere potrebbero, a chi non ha mai visto i Familie Flöz, sembrare un limite, mentre invece la nostra stessa immaginazione, sapientemente guidata, vede queste maschere rigide e inespressive muoversi. È magia? Ovviamente no. Tutto accade nel contesto impeccabile, nei corpi, nei gesti minimi, nel ritmo del respiro, nella precisione fisica del racconto… e lo spettatore vedrà comparire su quei volti fermi le emozioni: la paura, lo sgomento, la sorpresa, la perplessità, l’imbarazzo, la gioia, e persino la rabbia.

È una dichiarazione di poetica in scena, un micro-workshop che ci regalano gli artisti per celebrare questi 30 anni di felice relazione con il loro pubblico, e lo stesso spettacolo successivo appare come una lezione magistrale su quanto il teatro possa essere espressivo senza volti e senza una sola parola: l’immaginazione non nasce da ciò che si vede, ma da ciò che si suggerisce.

FINALE

FINALE qualità, raffinatezza e umanità

Detto questo, Finale non è forse uno degli spettacoli più toccanti della compagnia. Mancano quei picchi emotivi profondi che hanno reso memorabili lavori come Feste, Infinita o Teatro Delusio. La struttura episodica, per quanto ben costruita, mantiene una certa distanza emotiva. Lo spettatore rimane affascinato, spesso divertito, talvolta colpito — ma più raramente commosso fino in fondo. È uno spettacolo di grande bellezza formale e coerenza linguistica, ma meno potente sul piano sentimentale rispetto a capolavori passati.

Tuttavia, resta un’opera di grande qualità e di raffinata teatralità, capace di rinnovare ancora una volta la poetica dei Familie Flöz: un teatro fatto di stupore, di poesia silenziosa e di immaginazione condivisa, dove la vera protagonista è ancora — meravigliosamente — l’umanità dell’essere umano.

Andate a vederlo, fate questa esperienza, soprattutto se non li conoscete ancora, ma, mi raccomando, come dicono loro, questo spettacolo va visto “con meraviglia, lasciandosi incantare”.

Visto il 15 ottobre 2025

Dal 15 ottobre al 19 ottobre 2025

Teatro Bellini di Napoli

FINALE

di Familie Flöz

regia Hajo Schuler
co-regista Anna Kistel
con Fabian Baumgartner, Lei-Lei Bavoil, Vasko Damjanov, Almut Lustig, Mats Suthoff
assistente regia Jelle De Wit
scenografia e costumi Stephane Laimé / Mascha Schubert
luci Reinhard Hubert
musiche originali Vasko Damjanov, Anna Lustig & Ensemble
sound design Giorgio De Santis
design illusioni Rocco Manfredi
sartoria Marion Czyzykowski
direttore di produzione Peter Brix
contabilità William Winter
logistica Mattia Charchedi
booking Gianni Bettucci
una produzione di FAMILIE FLÖZ in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg, Stadttheater Schaffhausen
con il contributo di Hauptstadtkulturfonds
Durata Spettacolo: 80 minuti

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