A conclusione dell’edizione 2026, Materia Prima Festival dedica una due giorni di eventi alla celebrazione dei 90 anni di uno dei grandi maestri del teatro del Novecento, Eugenio Barba, e dei 62 anni di attività dell’Odin teatret. Il primo di questi eventi è un talk al Teatro Cantiere Florida LO SCANDALO DELLA DURATA che ha messo a confronto con Odin il gruppo di ricerca e sperimentazione teatrale fiorentino, Sotterraneo, sul tema dell’aspettativa di vita delle compagnie teatrali. Ne è nato un dialogo intenso sul Teatro come mezzo di cambiamento e di azione nel mondo, capace di mettere in forma ideali politici attraverso l’agire artistico. Gufetto ha seguito i diversi momenti della celebrazione di Barba, la presentazione del suo libro LE MIE VITE NEL TERZO TEATRO alla Libreria L’Ornitorinco e lo spettacolo COMPASSIONE.
Articolo di Sandra Balsimelli e Francesca Valente
Contenuti
LO SCANDALO DELLA DURATA: Odin teatret e Sotterraneo in dialogo

Sul palcoscenico del Teatro Cantiere Florida Laura Croce e Luisa Bosi di Murmuris dialogano con due realtà del teatro contemporaneo: da un lato Eugenio Barba e Julia Varley raccontano la straordinaria esperienza dell’Odin Teatret (su Gufetto l’articolo sull’evento Strade Maestre a Lecce nel 2021), dall’altra gli attori e autori di Sotterraneo ripercorrono la loro storia ormai ventennale (evento speciale di questa stagione del Florida raccontato da Gufetto). Il dialogo ha lo scopo di avviare una riflessione intergenerazionale sull’aspettativa di vita delle compagnie teatrali e sul senso del fare teatro. Due realtà tanto diverse del teatro contemporaneo sono accomunate da un tema, quello della durata della prorpia azione artistica: in un panorama come quello italiano, in cui la vita media delle compagnie oscilla tra i due e i sei anni, ma anche di quello internazionale, in particolare nei paesi in cui gli spettacoli teatrali vengono percepiti unicamente come prodotto di consumo e non sono sostenuti da politiche culturali, Odin teatret e Sotterraneo sono sicuramente eccezioni, seppure caratterizzati da tempi e modi differenti.
Eugenio Barba: l’oscenità della durata di Odin teatret

Eugenio Barba prova a spiegare questo scandalo – quello che lui definisce oscenità della durata – a partire dalla sua storia, dalla sua ostinazione a non cedere. Il suo desiderio di fare teatro coincideva per lui con la volontà di non darla vinta agli altri: la parola impossibile non esiste nella storia dell’umanità. La sua energia si traduce in una serie di idee molto chiare e concrete sul teatro: le compagnie restano insieme se gli attori sono pagati e se possono sviluppare parallelamente nel lavoro comune le proprie idiosincrasie, i propri progetti autonomi. Questi sono gli elementi che hanno permesso all’Odin teatret di durare. Da questo ricchissimo dialogo a più voci emerge evocativo il ritmo alterno degli interventi di Eugenio Barba e di Julia Varley, la storica attrice dell’Odin Theatre, yin e yang di una delle esperienze più longeve dell’arte e della pedagogia teatrale del Novecento.
Julia Varley: il privilegio di fare teatro
Ci ricorda Varley che teatro non è sacrificio ma privilegio: se una rinuncia è richiesta riguarda il sacrificare quello che credevamo di sapere, mettersi nella posizione di chi non sa, sacrificare il già fatto per ciò che non si è fatto ancora. E di questa esplorazione audace l’esperienza dell’Odin Theatre è continua testimonianza.
Ripercorriamo attraverso le voci dei due maestri l’audacia progettuale di un teatro nato dall’indipendenza dell’autodidatta, dalla fame dei rifiutati del teatro, dalla ricerca di linguaggi alternativi alla parola e all’accademia, per permettere il dialogo tra mondi lontani, culture migrate e migranti. Una ricerca ostinata per creare la propria isola, le proprie Galapagos dell’arte, dove proteggere la diversità come ricchezza e creare una rete di gruppo che, attraverso la contaminazione e il coraggio dell’originalità, renda possibile vivere di teatro. Con disarmante lucidità i protagonisti di questa affascinante storia impossibile, intrecciano i ricordi delle origini con l’istanza di fare del teatro una cultura del lavoro, un meticoloso artigianato del corpo e dello spirito, appreso nelle officine, sulle navi, sopra i tetti riparate al gelo scandinavo degli inizi. Un’esperienza materica e incarnata “di cui conservo l’essere contadina – ricorda Varley – quando tu metti tutti i pensieri cattivi nelle zolle di terra, nascono patate“.
Sotterraneo e la rinuncia al Multiverso

Durare significa trasformare le crisi in opportunità e accogliere i cambiamenti, che in realtà plurali non sono evitabili, al prezzo di soffocare la scintilla creativa individuale. Gli attori del collettivo Sotterraneo raccontano le sfide incontrate in vent’anni di esperienza: gli abbandoni, i cambiamenti nel gruppo, il bisogno di ripartire da quella che Claudio Cirri definisce la ricerca vocazionale del proprio dáimōn per non perdere la rotta, pur misurandosi con l’apertura alla precarietà e alla pluralità metodologica del gruppo di ricerca. La risposta all’istanza di durare nel tempo, dice Sara Bonaventura, è stata fare delle discussioni interne il collante del pensarsi gruppo, rovesciare le fragilità e le ferite con creatività senza stancarsi di chiedersi quale sia il proprio rovello artistico, ciò che li porta a restare presenti davanti all’orrore della storia e a coltivare un quotidiano orticello di male del mondo per fare del teatro uno strumento trasformativo.
E il prezzo da pagare, secondo Daniele Villa, è il sacrificio del Multiverso, la rinuncia a tutte le vite parallele che non si possono vivere per fare teatro. L’immagine è quella di un corridoio in cui si chiudono via via tutte le porte, tranne l’ultima, quella che porta lì dove si deve essere. Nel dialogo con Odin teatret, Villa ipotizza ironicamente un universo parallelo in cui Julia Varley vende patatine davanti al liceo in cui Eugenio Barba insegna, ma non è il nostro, quello in cui viviamo, quello in cui giorno dopo giorno gli artisti di Sotterraneo e quelli di Odin scelgono di fare teatro, nonostante le crisi, nonostante tutto.
La creazione teatrale tra improvvisazione, struttura e energia

Anche l’Odin Theatre è sopravvissuto ai terremoti del tempo, sia quelli imprevisti che quelli ad arte creati da Barba stesso, maestro dello spiazzamento e del volontario auto sabotaggio, che costringe a non replicare e a non sedersi sul già noto.
Il resista afferma provocatoriamente che la vecchiaia è oscena, poiché manca del fiore della gioventù. Ma l’Odin, pur essendo una compagnia composta di attori vecchi, ha una energia straordinaria, come sottolinea anche Julia Varley e come è evidente nello spettacolo COMPASSIONE, in scena al Teatro Cantiere Florida.
Non manca in questo ricco e piacevolissimo incontro una profonda riflessione sul tema della creazione teatrale, sul rapporto tra struttura e improvvisazione, che risultano ingranaggi dello stesso meccanismo: la prima è fondamentale per Eugenio Barba perché non esiste vita senza struttura, poi interviene l’improvvisazione che viene utilizzata come spunto e poi fissata nello spettacolo. Anche per Sotterraneo è fondamentale il ruolo dell’improvvisazione per arrivare allo spettacolo, per disorientare la rotta, anche se poi gli spettacoli hanno una struttura tale da essere una macchine a orologeria.
Politica e politicità del teatro secondo barba

Chiude il dialogo una riflessione sul rapporto tra teatro e politica: secondo Barba, la politica è nostalgia di cambiamento e il teatro è politica fatta con i mezzi della bellezza, che cambia il mondo e cambia le persone. La politicità dell’Odin teatret, cioè l’effetto del suo agire artistico sulla società, sta nella messa in forma di ideali politici attraverso il rigore del training po-etico, che viene inteso come un atto di ribellione all’autorità. La gente di teatro, infatti, ha un’enorme responsabilità, afferma Julia Varley: non può cambiare a livello generale ma conta nel piccolo, là dove si conoscono i nomi delle persone. E in questa dimensione personale il cambiamento diventa tangibile, nome dopo nome. A conclusione del dialogo la lettura del Manifesto del Terzo teatro (1976) a cura dei giovani attori di Binario di Scambio, compagnia teatrale dell’Ateneo fiorentino: un omaggio da parte delle nuove generazioni, pronte a cogliere il testimone e a continuare a credere nel teatro come mezzo di cambiamento.
Non si può sognare soltanto al futuro, attendendo un mutamento totale che sembra allontanarsi a ogni passo che facciamo, e che intanto lascia tutti gli alibi, i compromessi, l’impotenza dell’attesa.
Si desidera che subito una nuova cellula si formi, ma non ci si vuole isolare in essa.
Questo paradosso è il Terzo Teatro: immergersi, come gruppo, nel cerchio della finzione per trovare il coraggio di non fingere.
Visto il 13 aprile 2026, al Teatro Cantiere Florida, Firenze
Lo scandalo della durata
da un’idea di Teresa Megale
con Sotterraneo, Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Odin teatret, Eugenio Barba e Julia Varley
e con Binario di Scambio, compagnia teatrale dell’Ateneo fiorentino
a cura di Murmuris Materia Prima Festival 2026
Chi sono i protagonisti?
ODIN TEATRET
Il Nordisk Teaterlaboratorium/Odin Teatret, fondato nel 1964 a Oslo da Eugenio Barba e trasferitosi a Holstebro (Danimarca) nel 1966, è una delle compagnie più longeve del teatro contemporaneo. Esso si colloca nell’ambito del teatro di ricerca e ha portato alla creazione del “Terzo Teatro”. La compagnia multiculturale svolge una ricerca finalizzata al confronto tra diverse culture e allo scambio con diverse comunità che la ospitano tramite sessioni di training e spettacoli itineranti.
SOTTERRANEO
Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale fondato a Firenze nel 2005, il suo approccio “avant-pop” indaga le contraddizioni del presente attraverso spettacoli trasversali e pluripremiati. Con opere come L’angelo della storia (Premio Ubu 2022) e Overload, il gruppo esplora formati scenici che vanno dallo spettacolo frontale alla performance al site-specific.


