ERODIADE @ Teatro Vascello: grido rosso

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Il Teatro Vascello inonda di poesia e vivacizza persino vitalizza un quartiere di Roma che a quell’ora andrebbe già a dormire, a nascondersi dietro tapparelle trattenute a mezza altezza. Noiosamente. Ci sono televisori luminosi che lampeggiano psichedelici ma di una luce morta e spenta. Bagliori stantii. La televisione: concorrenza sleale della cultura. Sleale ma monodimensionale. Siamo lontani anche dalla movida. Fitta. Rumorosa. È questo uno dei famosi colli. Il nome del luogo lo svela subito: Monteverde. Si può, anzi si deve, arrivare prima per lasciarsi inzuppare di quell’odore di Teatro nel delizioso foyer con Caffè. Ci sono policromatici aperitivi a rendere più fluide e persino convincenti le parole di chi partecipa alla festa del Teatro. Festa laica che si celebra ogni sera eccetto il lunedì. Il partere è quello delle grandi prime: c’è Marco Bellocchio, Gianluca Ferrato, Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Fabio Grossi e molti altri attori e registi e appassionati di Teatro. Sono tutti preparati e comunque curiosi di assistere a Erodiade con una colonna del Teatro: Francesca Benedetti. Il testo è di un autore colto: Giovanni Testori. La spettacolo ha debuttato il 25 marzo ed è rimasto in scena fino al 26 marzo.

Erodiade: TUTTA la virilità dell’autore

Testori è autore colto e prolifico: ci ha lasciato molte opere che affondano nella cultura classica, la svestono sino a denudarla per dargli infine “nuovi” indumenti. I tempi di questa pièce ci sembrano più moderni per l’appunto, anche se non dichiarati e sono anche quelli dell’autore di Novate Milanese. Testori è nostro contemporaneo. C’è un lavoro minuzioso che destruttura e ricompone e mai distrugge. Ripropone per l’appunto. L’autore con questa fine operazione intellettuale, si assume l’onere della prova: l’uomo o meglio l’essere umano non cambia. Rimane ancorato a certe ataviche ossessioni da eradicare. Qui Erodiade si solidifica in parte: da mito a corpo, aleggia altre cammina in una dimensione sospesa tra donna e dio. È un limbo viscoso. C’è un fiume di sangue che zampilla orribilmente da quel trono dove l’attrice rimane seduta per tutto il tempo e dalla quale vomita tutta la rabbia del suo personaggio. È un flusso furente di potenza senza tregua. Erodiade è figura controversa: qui si fa vittima e abbandona il ruolo di carnefice che le è appartenuto sino a lì. Testori si appropria magnificamente e consciamente della figura biblica della madre di Salomè ma la riscrive ambigua e le consegna anche la passione, l’ambizione, la sete di potere che sono stati della figlia e dunque sarà lei a volere la testa di Giovanni Battista. È un ribaltamento necessario quando un autore ha in mente di riscrivere un classico e non vuole cadere nell’ovvio e nel banale. Testori può farlo e lo sa. Possiede la virilità intellettuale che inocula in Erodiade. Il suo personaggio trasuda un erotismo e una sensualità disfatti.

Erodiade: l’Italia borghese graffiata degli anni sessanta

Testori è un conscio provocatore. C’è il conflitto religioso nell’opera. Sa già che quel suo testo odora aspro di blasfemia e graffia con artigli verbali quel lucente perbenismo borghese e cattolico che piano va appannandosi. Il monologo è edito da Feltrinelli alla fine degli anni sessanta ed è un grido acuto, un’istanza di libertà contro una certa morale religiosa che rigetta la carnalità, che qui invece è esposta e persino ostentata come merce sul banco da valutare, barattare, consumare. Come qualcosa in ogni caso da guardare e non coprire come certe tappezzerie di damascato dei luoghi sacri o i lunghi mantelli rosso porpora clericale.

Erodiade: Leggenda apocrifa sulla morte

Per la cronaca anzi per la leggenda: si narra che Salomè, in realtà, non sarebbe morta in tarda età ma prima della madre e orribilmente. Un documento apocrifo di fonte cristiana, la Lettera di Erode a Pilato, inclusa poi nella Legenda Aurea, racconta della morte di una principessa Erodiade (che si vorrebbe identificare invece con Salomè) quando essa decise di danzare su una pozza d’acqua ghiacciata: mentre era impegnata nella sua danza, la lastra si ruppe facendola sprofondare nelle acque gelide; sua madre Erodiade tentò di salvarla dai flutti dell’acqua tenendola per il capo, ma questo si staccò, rimanendo in mano alla madre, mentre il corpo rimase nell’acqua, come una forma di contrappasso per la decapitazione del Battista. L’Erodiade testoriana brama ancora la testa del Battista ma usa la figlia per ottenerla. Si serve del suo giovane corpo di adolescente in un tranello di letto. Quindi Salomè è morta per la Legenda Aurea, qui è viva ma muore di nuovo (simbolicamente) vittima di mani sporche, avide di carne che premono seni ancora giovani. Adolescenti.

Benedetti: immobile magnifico movimento

«Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista…». Francesca Benedetti mette in bocca alla sua Erodiade la frase che fu della figlia Salomè. Rimane immobile sul trono rosso sangue e davanti quel Vassoio, eppure si muove: c’è un vortice tremendamente meraviglioso di parole e di immagini volute dallo stesso Testori. L’autore disegna la metamorfosi della testa di Giovanni Battista in numerose tavole che irrompono sul fondo della scena e battono il ritmo della pièce. I quadri della storia. C’è una violenza sanguinolenta che sommuove il pubblico: è un pugno che arriva sino alle viscere e le scuote. Scombina le budella. L’interpretazione dell’attrice è più un suono, non viene tutta da questo mondo, è irreale ma perché qui Erodiade è per metà dio. Altre arriva l’interpretazione vera che è della Erodiade donna per la metà che ne rimane. Nelle due essenze del personaggio: Francesca Benedetti ci regala un documento di Teatro destinato alla certa indelebilità. È un atto d’amore per quanta passione ci mette e quel trentotto di febbre che non la scoraggia. Il regista: Marco Carniti, fa un lavoro eccezionale dirigendo l’attrice e curando anche la drammaturgia. Le musiche originali sono giuste e di Francesco Lonano.

Info

25-26 marzo martedì e mercoledì h 21

FRANCESCA BENEDETTI

in

ERODIADE

di Giovanni Testori

Drammaturgia e regia di Marco Carniti

Video Artist Francesco Scandale Musiche Originali David Barittoni Aiuto regia

Francesco Lonano Produzione La Fabbrica dell’Attore

In collaborazione con l’Associazione Giovanni Testori

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.