ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE @ Teatro De’ Servi: un tentativo troppo pretenzioso

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Il 25 Giugno è andato in scena al Teatro De’ Servi “ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE”, spettacolo scritto e diretto da Nicholas Gallo, con protagonista l’attrice Maria Grazia Adamo.

 La storia vera di Elizabeth Keckley, donna afroamericana nata schiava nel 1818 e che per tutta la vita ha lottato per la propria libertà, sino a divenire la modista personale di Mary Todd Lincoln, moglie del presidente Abramo Lincoln.

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ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE: La regia di Nicholas Gallo

La sala impiega un po’ a riempirsi e resta comunque vuota a metà quando il sipario si apre, mostrando una scenografia gradevole: si presenta un ambiente chiuso (lo stesso che non muterà mai per tutta la durata dello spettacolo, diviso in due atti), geometricamente impeccabile, con due sedie per lato palco e tre quadri pendenti, sorretti da cordicelle.

Da qui in poi, l’unica nota positiva di ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE sarà l’utilizzo delle luci: passaggi di tono sempre coerenti con lo sviluppo drammaturgico della messinscena e perfettamente abbinati con i tempi attoriali. Sono il punto di forza dell’opera che, come analizzeremo nelle prossime righe, presenta non poche criticità.

Partiamo dall’audio: sicuramente c’è coerenza di stile tra le musiche scelte e le frequenti voci fuori scena che si diffondono dall’impianto sonoro, ma ciò che è mancato totalmente (a discapito poi dell’esecuzione) è il controllo. I volumi sempre diversi, regolati sul momento, sempre troppo alti da al punto di sovrastare completamente le voci degli attori. I frequenti ritardi di riproduzione hanno spezzato più volte il ritmo dello spettacolo (che già di per sé ne ha avuto molto poco).

Maria Grazia Adamo in scena per ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE - foto di scena
ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE – foto di scena

La drammaturgia di ELIZABETH, serve una sola linea narrativa

Visto che lo abbiamo citato, parliamo anche del ritmo: lo spettacolo in sé è monotono e ripetitivo. La drammaturgia  di ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE non convince: un susseguirsi di monologhi rivolti non si sa a chi, dialoghi improbabili, irrealistici che il più delle volte non aggiungono valore alla scena ma la castrano. Voci fuori scena che dovrebbero avere un fine sensazionalistico? Narrativo? Cosa intendono comunicare? Forse selezionare una sola linea narrativa incentrando l’opera su di essa avrebbe garantito più fluidità.

E poi numerose le incongruenze storiche, a partire dai costumi di scena. C’è da dire che l’unico personaggio a cambiare abito durante lo sviluppo di tutto lo spettacolo (che ricordiamo essere diviso in due atti!) è Elizabeth, la sarta del presidente e di sua moglie. Interessante poi notare le forze dell’esercito nordista (di colore blu) indossare divise improvvisate che ricordano molto quelle dell’Esercito Italiano. Ma il momento clou è stato ammirare Mary Todd Lincoln sfogliare, in tutta la sua eleganza, le pagine de “Il Fatto Quotidiano” circa centoquarant’anni prima della sua fondazione (2009).

Per concludere, il consiglio è anche quello di rivedere l’utilizzo degli strumenti registici: adoperare un proiettore può essere una buona idea se inserito in modo consono all’interno della rappresentazione. Non lo è nel momento in cui il pubblico contempla dalla platea il desktop del computer del regista e il cursore muoversi lentamente con l’intento di selezionare le tracce audio e video desiderate! In quel momento si è rotta definitivamente la finzione scenica, già debole.

Maria Grazia Adamo in scena per ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE - foto di scena
Maria Grazia Adamo in scena per ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE – foto di scena

La prestazione attoriale: si deve fare di più

Completamente insufficiente il lavoro attoriale svolto sia dalla protagonista (Maria Grazia Adamo) che da tutti i ruoli minori.

Certo le origini di Elizabeth Keckley erano senz’altro del meridione, ma di quello statunitense, non italico. Se l’opera fosse stata ambientata nella Penisola, il sottoscritto per primo avrebbe apprezzato il lavoro della Adamo, ma il contesto era quello della Guerra di Secessione, siamo dunque in un altro continente. Troppi gli errori fonetici dell’attrice, che in alcuni casi non controlla nemmeno la sua cadenza proveniente del Mezzogiorno.

Inoltre, la sua è un’interpretazione estremamente didascalica, senza un’adatta padronanza del corpo attoriale, con un utilizzo della voce inadeguato, che il più delle volte non lascia comprendere al pubblico l’inizio e il termine delle battute. Scansione vocale sciatta e sulla potenza c’è poco da dire, perché è inesistente. Le parole non arrivano, pur essendo praticamente sotto il palcoscenico.

Espressioni mimiche troppo cariche e battute colme di un pathos eccessivo inficiano sulla credibilità della prova dell’attrice. Bisogna sfoltire, eliminare l’eccesso.

Queste criticità però non sono proprie solo della Adamo (che portava il “peso” d’esser la protagonista) ma, anzi, si palesano in tutti gli elementi attoriali dello spettacolo, che si sono resi autori di una prestazione collettiva tutt’altro che eccellente.

La sensazione che emerge, stando in platea, è quella di scarso ascolto reciproco da parte degli attori. Non c’è un insieme, non traspare un legame tra i personaggi (anche quelli più vicini, come Lincoln e la moglie) tale da creare armonia. Le presenze sceniche sono spigolose, innaturali, finte.

ELIZABETH, LA SARTA DEL PRESIDENTE: Cast e Dati Artistici

Con: Maria Grazia Adamo, Matteo Milani, Miriam Gagino, Emanuele Faiella, Ilenia Guderzo, Nicholas Gallo.

Regia: Nicholas Gallo

Drammaturgia: Nicholas Gallo

Aiuto Regia: Paolo Chiesi

Direttore di Scena: Ettore Bianco

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