ELETTRA @ Teatro della Pergola: la luce bianca della mente

ELETTRA di Sofocle è uno dei grandi fantasmi femminili del nostro tempo, e di qualunque epoca. In una riedizione luminosa va in scena nel saloncino Paolo Poli del Teatro della Pergola di Firenze con sette giovani attrici della compagnia I Nuovi che incarnano tutti i ruoli, per la regia meditata di Silvio Peroni. Gufetto, con Susanna Pietrosanti, dopo la trasferta sofoclea a Vicenza, torna sul capolavoro classico in un nuovo allestimento.

ELETTRA: la bianca scena della mente

Chissà se è vero, ma probabilmente sì, che mettere in scena una tragedia greca è un’operazione sconfinata. Le scelte, anche quelle più ponderate, e adeguate, del regista, del dramaturg, sono sempre illimitate. Muovono maree di associazioni, talvolta inconsce, anche perché comunque, la tragedia greca è il nostro substrato, la nostra carta d’identità, e allude anche a quello a cui non pensavamo, ma che invece si manifesta. L’Elettra de I Nuovi alla Pergola, ad esempio, si declina in una tavolozza di chiarore. Bianco, talvolta un filo di azzurro polvere, e poi bianco, diffuso sulla scena, nei costumi. Leukos, divina purezza e divino orrore, il bianco nella classificazione greca dei colori si situa nell’area della luce, talvolta divina, talvolta spietata: le Erinni che perseguitano Oreste, quando lui, disperato, si amputa il dito con un morso perché alle soglie della follia per l’orda nera che lo insegue, sbalordite, diventano bianche – diversamente, ma non meno orrorose. La scelta della scena in assoluto candore potrebbe motivarsi come una reazione contemporanea alla tradizione, anche prevedibile, anche talvolta tediosa, di fare abitare il dramma sofocleo fra brume e cenere, o nei toni tradizionali del rosso – tragedia. E i bianchi costumi nulla hanno del peplum: semmai di camici e outfit di un gruppo tutto contemporaneo. Ma certo il grande campo bianco della scena, i profili candidi delle attrici, spostano tutto il lavoro in una dimensione diversa. Mentale, interiore, incorporea. La scena della mente. Del resto il regista, Silvio Peroni, dichiara di aver pensato di rappresentare, più che il plot riguardante Elettra, “le voci che l’attraversano. Ho pensato di raccontare un individuo abitato. Non ho voluto rinunciare agli altri personaggi, ma questi altri non per forza devono essere altro. Spesso l’uno è anche altro da sé. Un uno abitato da voci, dove non sempre queste voci sono sovrapponibili in maniera esclusiva con il corpo, e in effetti un corpo (che è uno) non sempre riesce ad assorbire tutte le voci che lo animano.”

Attrici in scena per ELETTRA alla Pergola di Firenze

ELETTRA: il personaggio alveare

Elettra diventa dunque un personaggio – alveare, attraversato dalle pulsioni contrastanti e coesistenti che si incarnano nel cast completamente femminile sulla scena bianca. Un dato eminentemente sofocleo: anche nella tragedia originale il coro, tutto femminile, serve proprio ad amplificare, variegare, echeggiare gli stati d’animo della protagonista, a fornire spazi interpretativi alternativi, ad aprire molteplici altre dimensioni. È simpatetico con lei, metonimico, limitrofo. Se in questa resa abita uno spazio più incorporeo, nulla di strano, e nulla che situi il dramma contro Sofocle – semmai all’interno, nei meandri della mente e delle intenzioni dell’autore, che non viene mai scavalcato, piuttosto interpretato.

ELETTRA: la giustizia e la violenza  

E bianca e musicale è la traduzione di Nicola Crocetti, una traduzione classica, anche questa un’alternativa alla moda ormai imperante di avvalersi di traduzioni nuove per ogni nuova edizione – perché farlo, se la ‘lingua in scena’ di Crocetti è davvero difficilmente superabile, all’incrocio, come sta, di bianca poesia e di intensità? Le attrici, pulite, preparate, intense, ne diventano veicolo con risultati apprezzabili. E ci mostrano la contrazione di Elettra sulla soglia del dolore, la sospensione di un personaggio stretto come una morsa, di un personaggio, come vuole il regista, “sulla soglia”, nodo di pulsioni senza scioglimento. Spesso si raggruppano intorno alla protagonista, proteggendola, nascondendola. Nel biancore della scena Elettra la intravediamo filtrata – viene in mente il sipario di velo utilizzato da Castellucci nella sua Orestea – dal suo dolore, dalla sua pulsione alla vendetta. Non è certo un personaggio facile, ma certo è un personaggio potentissimo: Francis Dunn sostiene che è “un problema”, e tutto il dramma lo è, spazio della mente, con una quantità di svolte e raddoppiamenti sensazionali, con un tessuto lirico, drammatico e melodrammatico teso come un filo di metallo, con un plot privo del normale meccanismo necessario a portare avanti la trama. Eppure – eppure – si tratta, anche e soprattutto in questa resa de I Nuovi, di un grande discorso sul potere, sulla violenza, sulla giustizia: sangue sulla scena bianca. La giustizia non può incarnarsi che per violenza convulsa. I procedimenti della giustizia sono costituzionalmente ingiusti. La valutazione rimane proprio una pagina bianca, su cui soltanto le grandi armi del dramma, del logos, del pathos, sono autorizzate a scrivere. 

Visto al Teatro della Pergola (Firenze) il 2 giugno 2025 

ELETTRA

di Sofocle  

traduzione di Nicola Crocetti

regia Silvio Peroni 

con Maddalena Amorini, Federica Cavallaro, Beatrice Ceccherini, Anastasia Ciullini, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Erica Trinchera

costumi Elena Bianchini

produzione Dipartimento di Scienze Giuridiche (DSG) | Università degli Studi di Firenze, Ordine degli Avvocati di Firenze, Fondazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze – Scuola Forense, Associazione i Nuovi ETS

con il contributo di Fondazione CR Firenze

in collaborazione con Teatro della Toscana

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