DUSE. THE GREATEST @ Centro Pecci: la donna che cambiò il teatro secondo Sonia Bergamasco

Dopo l’anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma (dove ha vinto il Premio come Miglior Documentario), l’anteprima toscana in concorso alla 45esima edizione del Festival di Cinema e Donne di Firenze (per la 50 Giorni di Cinema a Firenze) e, a seguire, la proiezione presso il Cinema La compagnia di Firenze il film DUSE THE GREATEST di Sonia Bergamasco, approda al Cinema del Centro Pecci. A cento anni dalla scomparsa di Eleonora Duse, al suo debutto alla regia, dopo i successi teatrali, Sonia Bergamasco ci accompagna in una delicata e suggestiva ricerca sulle orme di una donna che ha cambiato il mestiere dell’attore, ma anche le vite di chi l’ha incontrata, come Lee Strasberg, storico direttore dell’Actors Studio, e generazioni e generazioni di attori, pur non avendo lasciato di sé niente altro che un’onda invisibile, un’assenza risonante.

DUSE, THE GREATEST: sondare l’invisibile

Sonia Bergamasco nel backstage di DUSE, THE GREATEST
Sonia Bergamasco nel backstage di DUSE, THE GREATEST

Il documentario DUSE, THE GREATEST di Sonia Bergamasco ha la fluidità cangiante e leggera di un fiume che scorre, lascia balenare un collage di immagini e suggestioni capaci di evocare una presenza vibrante e instabile, come l’epifania di un fantasma. La DUSE si manifesta invisibile, frammentata tra le immagini in bianco e nero delle foto d’epoca, i frammenti dell’unico film che ce ne testimonia il movimento, le testimonianze di chi l’ha conosciuta, le lettere, le pagine scritte da lei e su di lei. Eppure lei non c’è e, per quanto la si cerchi, sfugge tutte le volte che si tenta di definire chi, cosa è stata Eleonora Duse. Di lei sappiamo solo che dopo il suo avvento sulla scena tutto fu diverso per chi pratica l’arte teatrale e che chiunque ami il teatro non può non essersi misurato almeno una volta con il suo mito. L’occhio della regista indaga le tracce della grande attrice con un’urgenza emotiva intensa, penetrando oggetti, immagini, luoghi e soprattutto sguardi di chi, parlando di lei, non può fare a meno di illuminarsi della stessa fascinazione. E nel farlo indaga se stessa, si mette in scena alla ricerca di un filo misterioso che la lega da sempre alla sua musa ispiratrice, si propone allo sguardo dello spettatore nell’atto di sondare l’invisibile, di canalizzare, dare corpo e voce attraverso la propria arte a ciò che non c’è più, trasformando l’impresa in una suggestiva riflessione sul teatro e sul suo significato più profondo.

DUSE: il teatro come strumento di conoscenza

Sonia Bergamasco, al debutto alla regia di DUSE, THE GREATEST
Sonia Bergamasco, debutto alla regia di DUSE, THE GREATEST

Sonia Bergamasco schiva con eleganza ogni tentazione di appiattire la memoria della grande attrice su quella del suo privato, i suoi compagni celebri, la lotta che come ogni donna del tempo (di tutti i tempi?), agli albori del femminismo, ha dovuto fare per conciliare il talento con le aspettative sociali sul femminile. Un velo di riservatezza cala sui dettagli privati, appena accennata la relazione con D’Annunzio, la storia dei figli, i suoi esili, le sue migrazioni tra un continente all’altro. Centrale invece la relazione col teatro, intesa come un ricerca continua, dove centrale è il corpo. Proprio il grande assente è protagonista della scena nel trasmettere la verità del personaggio, il corpo dell’attrice, il corpo femminile come canale di intensità, emozione, verità interpretativa. Come capire cosa fosse vedere la Duse recitare? Ascoltare la sua voce tanto decantata, con quella “velata nota di testa” che si diceva fosse la sua caratteristica? Come imparare da lei? Cenere, film muto, diretto ed interpretato da Febo Mari tratto dall’omonimo romanzo del 1904 della scrittrice Grazia Deledda è l’unica opera che ci mostra, in alcuni fotogrammi, l’attrice ormai anziana, restia a concedersi al nuovo strumento della cinepresa, di cui aveva immediatamente compreso tutto l’ambivalente potenziale. L’unica registrazione della sua voce è andata tragicamente perduta in un incendio. Ma l’arte dell’attore può farsi strumento di conoscenza, attraverso l’adesione mimica, l’immedesimazione: la ricerca della Bergamasco diventa seminario teatrale, coinvolge altre attrici che provano fisicamente a mettersi nei panni della Duse, la cercano dentro il piglio del mento alzato verso l’altro, il gesto delle mano, le punte delle dite appoggiate al volto in aria pensosa, provando a rievocarla dentro se stesse.

Trailer DUSE, THE GREATEST (2025)

ELEONORA DUSE: una donna LIBERA in un secolo maschio

Eleonora Duse
Eleonora Duse

Il contesto storico in cui la vicenda umana della Duse si colloca rende ancora più toccante il racconto. La Bergamasco sottolinea l’indipendenza di una donna difficile da trattare, indomabile, insofferente ai condizionamenti dei registi, innamorata della sua libertà e per natura attratta da ogni racconto della sofferenza femminile di cui voleva farsi portavoce, qualunque fosse il personaggio da interpretare. Come Isadora Duncan, con cui collaborò in occasioni particolarmente suggestive, la Duse ruppe schemi e tradizioni, perseguì l’identità tra vita e arte, incarnò un modello emancipato di artista, dedicò la vita alla ricerca della verità espressiva contro gli artifici del teatro tradizionale. Nell’incontro della regista col pubblico del Pecci, prima e dopo la visione del documentario, Sonia Bergamasco usa spesso il verbo “frugare” per esprimere l’attività di ricerca, sceneggiatura e regia. Un verbo che assume, si percepisce con chiarezza, una connotazione interiore, un cercare dentro di sé prima che all’esterno, per comprendere cosa di questa grande interprete del passato è stato capace di ispirare e impregnare di sé tanti artisti, dopo cent’anni dal suo passaggio. Donna nomade mutevole e aperta al cambiamento in un ‘epoca che l’avrebbe voluta trattenere in forme fisse e controllabili. A chi le chiedeva a quale parte di mondo si sentisse più legata tra le varie mete del suo incessante peregrinare, Eleonora Duse rispondeva “alla traversata”, accennando ai lunghi viaggi transoceanici che la portavano negli Stati Uniti. E proprio questa identità di traversata connota lo sguardo della cinepresa, capace di evocare un’onda di energia di un personaggio mutevole e trasformativo. Il documentario DUSE, THE GREATEST è un inno d’amore al teatro, all’arte dell’attore, alla sua vocazione metamorfica e quasi mistica, e un omaggio alla musa ispiratrice di tutti noi che lo amiamo profondamente.

DUSE, The Greatest

scritto e diretto da Sonia Bergamasco
con Annamaria Andreoli, Sonia Bergamasco, Valeria Bruni Tedeschi, Elena Bucci, Ellen Burstyn, Federica Fracassi, Fabrizio Gifuni, Ferruccio Marotti, Helen Mirren, Emiliano Morreale, Mariapaola Pierini, Caterina Sanvi, Mirella Schino, Giuditta Vasile.
produzione Propaganda Italia, QUOIAT FILMS, LUCE CINECITTÀ
in collaborazione con RAI CINEMA

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