DONNE NELLA NAPOLI SPAGNOLA. UN ALTRO SEICENTO @ Gallerie d’Italia: ultimi giorni per scoprire una sconosciuta Napoli al femminile

Nella vivace e dinamica Napoli, presso la sede (Via Toledo 177) delle Gallerie d’Italia (braccio museale e culturale di Banca Intesa Sanpaolo) una nuova e affascinante indagine su quanto il Museo possiede ha messo in luce per la prima volta un settore poco approfondito – salvo per gli studi già compiuti su Artemisia Gentileschi – che riguarda il contributo femminile alla cultura nella Napoli del “secolo d’oro”.

I risultati di questa impegnativa ricerca, durata circa un anno, si possono ammirare fino al 22 marzo 2026 in “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento” – stimolante e intrigante esposizione su pittrici, scultrici, incisore, miniaturiste, donne di teatro, musiciste e cantanti – realizzata con il patrocinio istituzionale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, il patrocinio del Comune di Napoli e la partecipazione dell’Università di Napoli (“L’Orientale”) e curata da Antonio Ernesto Denunzio, Raffaella Morselli, Giuseppe Porzio ed Eve Straussman-Pflanzer.

Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento: chi sono le donne rappresentate?

La mostra attraverso 69 opere tra dipinti, disegni, manoscritti, sculture e manifatture, provenienti da importanti Musei e Collezioni italiani e internazionali, tra cui molti spagnoli, rappresenta un’occasione per rivivere storie, finora nascoste, del quotidiano partenopeo del ‘600. Sono “donne di potere” (locali e straniere e di tutti gli strati sociali anche religiose…) le quali ricoprono un ruolo pubblico che trascende quello familiare.

Sono quindi attive anche come imprenditrici che lavorano con gli uomini come era avvenuto per la Gentileschi, meno fortunata dal punto di vista personale essendo stata violentata da un artista amico di suo padre. Artemisia è coprotagonista della mostra con lavori provenienti dall’estero e mai presentati in Italia.


Donne nel Seicento: un secolo difficile

Il ‘600 nella nostra Penisola – ben illustrato dal Manzoni ne I promessi sposi – è un secolo contraddittorio segnato da cambiamenti climatici, guerre, rivolte popolari, carestie, epidemie che determinano crisi socio-politiche e culturali, non a caso è soprannominato “secolo di ferro”.

A ciò si aggiungono il frazionamento politico con la dominazione oppressiva anche fiscalmente di popoli stranieri e la rigida cappa dell’Inquisizione che tuttavia non frenano la ricerca scientifica anche se spesso ne vengono bloccati i risultati, mentre nuove vie vengono percorse nell’arte per superare i rigorosi dettami del Concilio di Trento.

Napoli, pur con una profonda dicotomia tra splendore barocco e fermenti culturali e artistici (come dimenticare Caravaggio) da una parte e dall’altra essere tra le città più popolose con miseria ed epidemie striscianti, è comunque la capitale del Vicereame spagnolo e la più importante città dopo Madrid: una babele anche linguistica vibrante di vita e stimoli



Il percorso espositivo nelle gallerie d’italia

Il percorso espositivo in 8 sezioni comincia dalla presenza di “Echi nel Regno di una ‘pittora singolare’” nella capitale partenopea: ritratti e pale d’altare  di artiste forestiere come la bolognese Lavinia Fontana, il cui padre Prospero incoraggia la talentuosa figlia e, conscio che le regole della gilda (corporazione) cittadina non avrebbero permesso di fare entrare una donna nella Compagnia dei pittori, prima garantisce per lei e poi la fa sposare al nobile imolese Giovanni Paolo Zappi che ne diviene agente dopo avere firmato da un notaio un contratto capestro per lui.
Tra gli altri suoi lavori presenti, splendidi due Ritratti (1581): Carlo Sigonio (storico e filologo modenese) e Federico Pendasio (filosofo mantovano) firmati e datati così “Lavinia Fontana de Zottis faciebat MDLXXXI”.

Si passa a Fede Galizia, “Una lombarda a Napoli” con la bellissima tela Adorazione dei re magi ((1610) e San Carlo Borromeo in adorazione della croce (1611). Figlia d’arte, il padre Nunzio, trasferitosi da Trento a Milano, è pittore specializzato in miniature 

Napoli 1630. Una congiuntura irripetibile determinata dal soggiorno forzato (dovuto alla peste nell’area lombarda) a Napoli tra l’agosto 1629 e il dicembre 1630 dell’infanta Maria d’Austria, sorella di Filippo IV e regina d’Ungheria (mentre si reca a Vienna per sposarsi) costituisce un evento di grande risonanza che vivacizza l’ambiente grazie anche all’arrivo come viceré di Fernando Afàn de Ribera, IV marchese di Tarifa. Personaggio colto e raffinato, collezionista, bibliofilo, artista dilettante che importa lo spirito dell’Academia informale di Siviglia riunendo uomini di cultura e in particolare donne come Artemisia Gentileschi già conosciuta e Giovanna Garzoni autrice di raffinate opere su pergamena come Piatto di ciliegie (1642) disposte su foglie di vite con ramo frondoso in secondo piano.

Altri frutti di questa felice circostanza sono il Ritratto dell’infanta Maria d’Austria (1630 ca.) dall’espressione consapevole dei suoi futuri impegni di Diego Velázquez e Maddalena Ventura con il marito e il figlio (Donna barbuta), donna abruzzese affetta da irsutismo, capolavoro dal realismo sconvolgente di Jusepe de Ribera (prestito eccezionale della Fundación Casa Ducal de Medinaceli).

Si lascia ai visitatori l’osservazione dettagliata delle restanti sezioni da Diana Di Rosa, detta Annella di Massimo, ad Andreana Basile, Gulia Di Caro, Teresa Del Po e Caterina de Julianis… un mondo caleidoscopico e scoppiettante di sorprese al femminile.



DONNE NELLA NAPOLI SPAGNOLA. UN ALTRO SEICENTO – la mostra, info e biglietti

Dove

Gallerie d’Italia – Napoli

Quando

Dal 20 Novembre 2025 al 22 Marzo 2026

Biglietti

Ingresso intero 7€, ridotto 4€, gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo

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