DONNA NON RIEDUCABILE @ La Lucciola: Anna Politkovskaja ci racconta la sua storia

La compagnia fiorentina La maschera di Dioniso ha portato in scena nel nuovo spazio della Lucciola di Sesto Fiorentino il noto testo di Stefano Massini DONNA NON RIEDUCABILE regia di Raffaella Afeltra, con l’interpretazione di Cristina Bacci e Filippo Magazzini. La storia di  Anna Politkovskaja, la giornalista russa, con origini ucraine, che dal 1998 è stata occhi e voce della vera informazione, uccisa misteriosamente in ascensore il giorno del compleanno del presidente russo, il 7 ottobre del 2006, di lei ci restano i reportage, le analisi, lo sguardo pacato e accorato di cui il testo di Massini si fa portavoce e custode della memoria.

DONNA NON RIEDUCABILE: il teatro della contemporaneità

DONNA NON RIEDUCABILE
DONNA NON RIEDUCABILE: Cristina Bacci in una scena

“Anna Politkovskaja è morta, assassinata nell’atrio di casa sua, nel cuore di Mosca. Non sono moltissimi quelli che conoscono quel nome, ma nemmeno pochi. Quelli che lo conoscono, provano il dolore speciale che si prova davanti ad un delitto annunciato”. Con questa frase Adrano Sofri introduce, nella sua Prefazione, uno dei libri più scottanti di Anna Politkovskaja, Proibito parlare. Esattamente questa la sensazione che tanti di noi che, per un motivo o per l’altro, vent’anni fa, seguivamo i lucidi e crudi reportage della giornalista, hanno provato nel sentirne dare la notizia al telegiornale, tra un fatto di cronaca e l’altro. Ancora più bruciante è vederne tracimare via la memoria, così, con la rapidità con cui la nostra informazione-tritatutto tratta ogni evento che compone la nostra Storia. La storia pubblica e privata di questa contemporanea martire della verità ci suona ancora più dolorosa in questi giorni di scandali, rivelazioni, carte desegretate a comando da una stampa e un sistema che fa della verità e del suo occultamento a fasi alterne, il più potente strumento di condizionamento di massa. A darne conto in tempo quasi reale il celebre testo di Stefano Massini DONNA NON RIEDUCABILE, reso famoso dall’interpretazione di Ottavia Piccolo (ma anche di altre attrici come Elena Arvigo): ha il grande merito, come del resto tutta la sua produzione drammaturgica, di portare in teatro il presente, di scandagliarne le contraddizione e strappargli le maschere di dosso.

DONNA NON RIEDUCABILE: un’intima confessione

Cristina Bacci e Filippo Magazzini in una scena di DONNA NON RIEDUCABILE
Cristina Bacci e Filippo Magazzini in una scena di DONNA NON RIEDUCABILE

Con questo delicatissimo caso si misura la Compagnia La Maschera di Dioniso, che, per la regia di Raffaella Afeltra porta in scena l ‘opera di Massini, in un allestimento semplice e intimo, a stretto contatto col respiro del pubblico della Lucciola, creando un’atmosfera raccolta di confessione e testimonianza. Sul palco una scrivania d’ufficio piena di libri e carte, una lampada, due tendine chiuse alle spalle, macerie incrostate di mattoni e cemento tutt’intorno. Anna (Cristina Bacci) si muove nello spazio della Novaja Gazeta, la rivista russa fondata da due premi Nobel per la Pace, Mikhail Gorbaciov e Dmitry Muratov, colpita da ben 7 omicidi politici a danno dei suoi giornalisti e oggi chiusa per revoca della licenza per le sue posizioni critiche sulla guerra russo-ucraina.

Una storia da non dimenticare

Il racconto della giornalista ripercorre la vita a Grozny, durante il conflitto in Cecenia con la lucidità scarna dei suoi scritti, capaci di tinteggiare l’orrore di una guerra macabra con pacatezza e senza nessuno, nessunissimo sconto. Sullo sfondo la colonna sonora risuona delle registrazioni dei rumori della guerra, le urla delle vittime, che stendono una connessione invisibile tra noi e gli ostaggi del Teatro Dubrovka nel 2002 o i morti della scuola di Beslan nel 2004 gli invasori russi e i terroristi islamici ceceni.  Lo sguardo equidistante della giornalista sembra dare voce ad ognuna delle parti in gioco (interpretate a più riprese da Filippo Magazzini), senza giudizio, come uno scienziato che osserva su un vetrino la violenza della specie umana nelle sue molte forme e la condanna solo raccontandola, mostrandola così com’è. Al racconto doloroso e appassionato della giornalista si intreccia la cronaca dei molti avvertimenti che hanno preparato il suo assassinio. Questo triste epilogo ci viene raccontato da Cristina Bacci, mentre si spoglia dei gioielli e del personaggio indossato fino ad ora, come omaggio e commemorazione di una storia da non dimenticare.

DONNA NON RIEDUCABILE: un passaggio di testimone

DONNA NON RIEDUCABILE: Cristina Bacci in una scena
DONNA NON RIEDUCABILE: Cristina Bacci in una scena

Scelta non facile quella della compagnia Maschera di Dioniso: dare voce ad una storia così lontana dal nostro mondo è una sfida interpretativa che può esporre a delle ingenuità, legate, ad esempio, alle sonorità linguistiche, le cadenze, le inflessioni da cui trapela l’appartenenza dialettale ad un codice emotivo e semantico molto, troppo diverso da quello evocato. Non è solo un problema tecnico di dizione, ma di adesione ad un nucleo emotivo profondo che non ci appartiene e a cui è difficile accedere, anche quando sorretti dal testo di un drammaturgo del calibro di Massini. Viene in mente, per confronto, un altro spettacolo di narrazione storica, dedicato ad un’altra pagina di orrori contemporanei che abbiamo qui recensito, A come Srebrenica in cui Roberta Biagiarelli mescolava il racconto lucido e distaccato della cronaca di guerra alle voci dei protagonisti della guerra nei Balcani, restituendone la coralità e verosimiglianza linguistica attraverso una riproduzione italianizzata dei suoni di quegli idiomi. Nonostante questa difficoltà, l’intensità della storia della Politkovskaja ci arriva restituita con onestà e commozione, favorita dal contesto intimo della sala della Lucciola, lo spazio del Comune di Sesto recentemente restituito a nuova vita dall’Associazione Zera, che mette attori e spettatori vicini, riuniti come narrastorie davanti al fuoco. E allora la rappresentazione diventa passaggio di un testimone, che prosegue in un dibattito improvvisato a fine spettacolo e nella promessa tacita per ciascuno di mantenere memoria e continuare il lavoro di Anna Politkovskaja, ognuno con i mezzi che ha, senza virtuosismi o pretese, in un impegno collettivo a diventare tutti non rieducabili, perché mai più sia proibito parlare.

DONNA NON RIEDUCABILE: credits

di Stefano Massini
con Cristina Bacci e con Filippo Magazzini
Regia Raffaella Afeltra
Produzione La maschera di Dioniso

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