DISCORSO SUL MITO @ Galleria Chiasso Perduto: un canto al fuoco per Ulisse

Scendere nella Galleria Chiasso Perduto significa attraversare una soglia nel ventre dell’Oltrarno fiorentino: in un antico vicolo stretto, c’è uno spazio culturale sotterraneo, una grotta bianca, levigata come un antro iniziatico. È in questo scenario che assistiamo a DISCORSO SUL MITO. Il ritorno di Ulisse in patria, di Vittorio Continelli appuntamento de Il Respiro del Pubblico Festival 25 di Cantiere Obraz, e la scelta dello spazio non è un dettaglio: è un gesto drammaturgico. Il festival, iniziato il 1° novembre con Kepler-452, prosegue fino al 30 novembre.

DISCORSO SUL MITO: il respiro del pubblico attorno al fuoco

Vittorio Continelli raccoglie l’intimo pubblico in una piccola sala con un camino al centro: la cucina originaria del Chiasso Perduto, cuore antico della casa-sotterraneo. Una luce flebile come una candela lo illumina e il respiro metallico di un piccolo carillon levato dalla tasca è il solo accompagnamento del suo DISCORSO SUL MITO. È un teatro primitivo, in cui la narrazione nasce dall’incontro umano, e possiamo immaginarci un fuoco acceso nel camino, coperte e cibo. Non esiste più distanza fra chi guarda e chi racconta: si è seduti, come ascoltatori antichi, davanti a un narratore che torna a essere ciò che il mito voleva che fosse: un custode di storie. Ascoltiamo un racconto che tutti conosciamo, ma che continua a stupire, il ritorno di Ulisse in patria: una storia antica, dolorosissima, folgorante, miracolosa, eppure semplice.

Il mito è racconto popolare

Galleria del Chiasso Perduto, Mostra di Paula García Valenzuela
Galleria del Chiasso Perduto, Mostra di Paula García Valenzuela

Vittorio Continelli, che porta avanti questo articolato progetto da anni (su Gufetto recensito al Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci), sceglie la via dell’essenzialità: l’Odissea non è epopea marmorea, ma un racconto popolare tramandato di voce in voce. Del resto, Omero stesso era probabilmente un collettivo di voci, un coro di narratori che depositavano esperienze umane prima ancora che gesta eroiche. In questa interpretazione, il mito si riavvicina al quotidiano, tornando là dove è nato: tra le necessità della vita. È il mito che parla delle umane e divine cose, ma anche delle loro fragilità, delle loro ricorrenze. Qui il DISCORSO SUL MITO dialoga con la mostra allestita negli spazi del Chiasso Perduto, Senza Nome della artista cilena Paula García Valenzuela, un paesaggio fragile di opere realizzate con pasta secca, un “minerale domestico” che risuona sorprendentemente bene con l’eco del mito – una cornice, una tenda, un quadro – forme elementari, quasi ossa di un’archeologia quotidiana. Continelli, artigiano della parola, ci racconta l’Odissea come un testo che riguarda ciascuno di noi: perché Ulisse è un uomo in cammino, un naufrago, un mendicante, è nessuno e qualsiasi cosa pur di salvare la pelle: raccontami, o Musa, dell’uomo dal multiforme ingegno, che molto errò (Odissea, incipit).

IL DISCORO SUL MITO: la hybris

Robert Auer, Athena (1913) - coll. privata (immagine tratta dalla pagina facebook Discorso sul mito di Vittorio Continelli)
Robert Auer, Athena (1913) – coll. privata (immagine tratta dalla pagina facebook Discorso sul mito di Vittorio Continelli)

Calypso, Polifemo, Circe, Scilla e Cariddi, ma anche Ade, re degli Inferi, Poseidone, che alza le acque del mare, Ermes e Atena: mostri e streghe, maghi e divinità. Luoghi lontanissimi, incontri pericolosi, in un viaggio fatto di tempeste, naufragi e approdi, e ancora tempeste, naufragi e approdi. Ascoltiamo questo mare nella voce dell’attore: l’eterno vagare, il ritorno a casa cercato e rimandato ogni volta. Emerge la contraddizione profonda del personaggio: Odisseo è anche colui che sfida i limiti, che non si accontenta del proprio destino, che rischia la propria vita e quella dei compagni per la brama di sapere; che vuole tornare, ma non torna; che sta nella ricerca dell’umano e del divino; che solca i mari cercando se stesso. La sua è la hybris, l’atto di chi tenta di travalicare la misura umana. Continelli non può non citare Dante: “considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (Inferno, XXVI). Questo Ulisse dantesco, che incarna la sete di conoscenza fino all’azzardo, dialoga con quello omerico, entrambi pagano il prezzo della propria ambizione. Ed è qui che il mito torna vivo: la sfida agli dei è la stessa che ogni individuo affronta contro il limite imposto dalla propria condizione, per andare oltre, nonostante l’urto dei venti contrari: “Rari nantes in gurgite vasto” (Eneide, Libro I, Virgilio).

La ricerca delle origini

Discorso sul mito, Vittorio Continelli
Vittorio Continelli

La profonda conoscenza di Continelli delle pieghe del mito, ci rivela che l’Odissea comincia con un figlio che cerca un padre, Telemaco che vuole salpare alla ricerca di Odisseo, e si conclude con un padre che cerca il proprio padre, quel Laerte rifugiato in montagna, che ritrova solo alla fine del suo viaggio. Questa geometria narrativa parla di una ricerca dei padri che attraversa la classicità e arriva fino a noi. L’archetipo del vecchio saggio, del padre perduto che l’eroe deve ritrovare. Anche la letteratura moderna, da Kavafis a Saramago e molti altri, continua a ricordarci che il ritorno non è mai soltanto geografico: è un ritorno verso un’origine che ci appartiene.
Del resto forse è questo il ruolo del DISCORSO SUL MITO: ricordarci da dove veniamo per ritrovare noi stessi. Il racconto di Continelli è un canto al fuoco, la forma più primitiva di teatro: nessun artificio, nessuna sovrastruttura, in un rapporto diretto con gli astanti. L’Odissea stessa, magari venne pronunciata così: in una stanza scura, in una grotta, su una spiaggia, davanti a un gruppo di spettatori che ascoltavano nella notte. Nella grotta bianca della Galleria Chiasso Perduto, circondati da piccole opere silenziose di pasta secca, questo spettacolo diventa un respiro comune.

DISCORSO SUL MITO Il ritorno di Ulisse in patria

di e con Vittorio Continelli
Il Respiro del Pubblico Festival 25

Visto il 21 novembre alla Galleria Chiasso Perduto, Firenze

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017