Con DIMANCHE al Teatro Fabbricone si rinnova l’interesse del nuovo corso del Metastasio pratese per la drammaturgia internazionale d’impegno civile (dopo il debutto di stagione con Prendre soin). Le compagnie belghe Focus e Chaliwaté da anni portano in giro per il mondo il teatro di figura e gestuale e stavolta sono sbarcate a Prato (con rammarico, unica data italiana in questa stagione) per raccontare con umorismo e poesia il dramma dei cambiamenti climatici e del destino implacabile che attende il genere umano in un futuro sempre più vicino. Uno spettacolo potente e di grande sensibilità capace di esaltare la bellezza di un creato che purtroppo stiamo rovinando con le nostre mani.
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Il genere umano e la sua perenne DIMANCHE

La domenica, appunto la dimanche, è tradizionalmente la giornata della gita fuori porta, della famiglia, della spensieratezza, consacrata liturgicamente anche al Signore perlopiù per quella parte di mondo fedele alla dottrina del Cristianesimo. C’è spazio per la preghiera e per la speranza, per i buoni propositi mentre le preoccupazioni e le ansie sono riservate al lunedì che minacciosamente incombe. Con lo stesso atteggiamento il genere umano sembra posticipare sempre al giorno dopo la risoluzione delle questioni ambientali che ormai da decenni minano l’equilibrio tra gli uomini e le risorse del pianeta nonché la loro convivenza con gli altri inquilini terrestri. Qualcuno ci salverà, oggi è domenica: ci penseremo domani.
Dal reportage giornalistico al menefreghismo borghese: i protagonisti

Seguendo un gruppo di reporter impegnati a documentare col loro camper la natura nelle sue manifestazioni più estreme, dai ghiacci polari fondenti fino alle trombe d’aria e all’innalzamento degli oceani, il pubblico segue, passo dopo passo, l’impatto dei cambiamenti climatici sulla fauna locale: mentre gli orsi polari a rischio estinzione perdono il ghiaccio sotto le loro zampe, destinando a morte certa un cucciolo alla deriva, i fenicotteri sono costretti ad abbandonare i loro piccoli affamati, risucchiati dai cicloni che spazzano via tutto quanto incontrano con una violenza finora mai vista. A fare da contraltare alle drammatiche testimonianze dei reporter, un interno borghese dalle strutture fatiscenti annerite in cui tre generazioni di una stessa famiglia convivono con i ritmi di sempre, tra il tinello ed il salottino con scala di accesso al piano superiore, tavolino, attaccapanni e tv – che per ironia della sorte trasmette le avventure del pinguino Chilly Willy. Anche quando gli eventi estremi fanno il loro ingresso, dal caldo insopportabile combattuto con pale e ventilatori, in grado di piegare il legno e i vinili con la sua potenza di fuoco, fino ai cicloni che sparano attraverso la finestra in frantumi il cadavere di un disgraziato fenicottero, non c’è da disperarsi: l’animale è in fondo un ottimo pasto se cucinato al forno e consumato come arrosto della domenica, cercando magari di non farsi spazzare via dai venti imperversanti.
L’assenza della lingua parlata: un linguaggio universalmente poetico di DIMANCHE

Con cambi di scenografia agili che avvengono nel buio profondo che divide le varie scene senza inficiare la fluidità complessiva, gli artisti mettono in gioco i loro corpi capaci di incarnare ogni ingrediente della natura che ci circonda: sono reporter naturalisti che viaggiano nel loro camper, simulandone la cabina con gli smottamenti del terreno, i tergicristalli in funzione e l’arbre magique ciondolante dallo specchietto retrovisore, così come sono i familiari borghesi golosi di fenicottero arrosto; sono anche animali quando ne prendono letteralmente le vesti, come per l’orso polare, o anche semplicemente coordinando i movimenti dei fantocci a grandezza naturale, come per il fenicottero, che sembra librarsi elegantemente in aria per alimentare il suo piccolo pigolante; sono financo i crinali delle montagne che il camper, nella sua versione in scala 1:40 sormontato da antenna, percorre per raggiungere le destinazioni dei reportage. Il risultato di DIMANCHE è un linguaggio semplice, immediato, diretto – universale come lo sono i corpi e la musica senza l’artificio della lingua parlata – capace di costruire un plot di profonda poesia degna del miglior Rodari in cui la forma è anche contenuto, il significante è significato e la potenza diventa atto con una cristallinità disarmante. Ad arricchire tutto l’umorismo che completa un quadro tragicomico – per inciso, tutti i reporter moriranno uno dopo l’altro, vittime degli stessi cataclismi che provano a documentare – in cui si finisce per ridere molto con euforia, paradossale eredità che ci portiamo a casa dopo la messa in scena.
Incursioni cinematografiche nel linguaggio teatrale

Il susseguirsi delle scene è sempre molto scorrevole nonostante i cambi, risolti con trovate semplici ma efficaci: ammirevole artigianalità che si sposa benissimo con il teatro di figura e di gestualità. I registri comunicativi cambiano con grande naturalezza fino a spingersi al linguaggio cinematografico – chiari e forse sensibilmente troppo marcati alcuni richiami alle gag chapliniane – in cui la dimensione della scena si annulla, lasciando spazio solo alle figure fluttuanti di pesci e mani-meduse nelle profondità di un immenso oceano che sul finale ha oramai inghiottito il salottino e le mura fatiscenti. Con continui cambi di prospettiva, realizzati usando modelli e modellini di scale diverse, fino alla rappresentazione dei personaggi in carne ed ossa a grandezza reale, la telecamera dei nostri reporter salta dal generale al particolare con enorme facilità proiettando sullo sfondo le immagini delle calamità naturali documentate.
DIMANCHE: il lunedì arriva troppo tardi

L’indicatore temporale nella registrazione proiettata mostra il trascorrere del tempo in questa “eterna domenica” del genere umano. Quando ormai la mezzanotte sta per giungere ed è arrivato il momento della preoccupazione, della presa in carico perché il lunedì è alle porte, non c’è più niente da salvare. Dalla superficie delle acque emergono ormai solo le cupole e le sommità dei grattacieli che facevano parte di quel creato che non siamo stati in grado di preservare. Nonostante la capacità di generare bellezza – emblematici i passaggi in cui risuonano o semplicemente riecheggiano le note della belliniana Casta diva – il tempo del genere umano è destinato a finire prima del previsto. Nonostante il sorriso con cui usciamo dalla platea del Fabbricone, sappiamo cosa ci aspetta e la delicata forza che gli artisti hanno incarnato in scena ci palesa, ancora una volta, la nostra fragile stupidità.
DIMANCHE – CREDITS
scritto e diretto da Julie Tenret, Sicaire Durieux, Sandrine Heyraud
con Julie Tenret, Sicaire Durieux, Sandrine Heyraud o Thomas Dechaufour, Shantala Pèpe, Christine Heyraud, Julie Dacquin o Sophie Leso
drammaturgia Alana Osbourne
scenografia Zoé Tenret
allestimento scenico Zoé Tenret, Bruno Mortaignie (LS Diffusion), Sébastien Boucherit
e Sebastien Munck
marionette create da Waw ! Studios / Joachim Jannin e Jean-Raymond Brassinne
assistenti creatori delle marionette Emmanuel Chessa, Aurélie Deloche e Gaëlle Marras
luci Guillaume Toussaint Fromentin
suono Brice Cannavo
video Tristan Galand
primo assistente camera Alexandre Cabanne
caposquadra macchinisti Hatuey Suarez
riprese subacquee Alexandra Brixy
riprese televisive Tom Gineyts
post-produzione video Paul Jadoul
costruzione del set video Zoé Tenret e Sébastien Munck
sonorizzazione video Jeff Levillain (Studio Chocolat-noisette) e Roland Voglaire (Studio Boxon)
costumi Fanny Boizard
direzione generale del palcoscenico Léonard Clarys
direzione di scena Leonard Clarys, Isabelle Derr, Hugues Girard, Nicolas Ghion, David Alonso Morillo, Charlotte Persoons o Lian Van De Putte
uno spettacolo delle compagnie Focus e Chaliwaté
in coproduzione con il Théâtre Les Tanneurs, il Théâtre de Namur, la Maison de la Culture de Tournai/Maison de la création, le Sablier – Ifs (FR), Arts and Ideas New Haven (USA), Adelaide Festival (Australia), Auckland Arts Festival (Nuova Zelanda), Théâtre Victor Hugo de Bagneux, Scène des Arts du Geste / EPT Vallée Sud Grand Paris e La Coop asbl
con il sostegno di Fédération Wallonie-Bruxelles – Service du Cirque, des Arts Forains et de la Rue et de la Loterie Nationale, di Wallonie Bruxelles International (WBI), della Bourse du CAPT, della Commission Communautaire Française, di Shelterprod, di Taxshelter.be, ING e del Governo Federale Belga Tax-Shelter
con il supporto di Escale du Nord – Centre Culturel d’Anderlecht, Centre de la Marionnette de Tournai, La Roseraie, Latitude 50 – Pôle des Arts du Cirque et de la Rue, Espace Catastrophe, Centre Culturel Jacques Franck, Maison de la Culture Famenne-Ardennes, Centre Culturel d’Eupen, La Vénerie, Centre Culturel de Braine l’Alleud, Royal Festival de Spa, Théâtre Marni, Escaut, Bronks, AD LIB Diffusion, AD LIB Production: Résidences au Libitum, LookIN’out e il Festival XS
Visto al Teatro Fabbricone (Prato), il 5 febbraio 2026


