Nella sala black dello Spazio Diamante, Luca Mammoli accoglie il pubblico sul palco per DIECI MODI PER MORIRE FELICI, dalla penna di Emanuele Aldrovandi e Jacopo Giacomoni.
Uno spettacolo di teatro partecipativo, un gioco da tavolo, uno show televisivo: difficile delineare con certezza una definizione di questa serata che, in ogni caso, lascia tanti spunti di riflessione.
Contenuti
SPAZIO DIAMANTE: UN GIOIELLO DI PERIFERIA
Nel caos vivace e multietnico di Via Prenestina, salta subito all’occhio lo scintillare dello Spazio Diamante, col suo aspetto nuovo e pulito. È qui che si raduna un pubblico poco numeroso – probabilmente decimato dalla movida di un sabato sera primaverile -, ma giovane e reattivo anche di fronte alla encomiabile iniziativa di un incontro con gli artisti a seguito dello spettacolo.
DIECI MODI PER MORIRE FELICI: LE REGOLE DEL GIOCO
Lo spettacolo prende il via, in qualche modo, già nel foyer, quando vengono consegnati dei suggestivi foglietti, ciascuno con un numero che identifica lo spettatore. A svelarne la funzione è poi Luca Mammoli, che si presenta, o meglio non si presenta, come conduttore di un gioco di sua invenzione, in cui a dieci persone dal pubblico è concesso, per una sera, di vivere una vita nuova.
Sotto gli attenti occhi del resto dell’umanità, ovvero il pubblico in platea, che in varie occasioni è chiamato ad influenzare il destino dei giocatori, questi iniziano la loro partita/vita, tentando di gestire la loro energia, ovvero dei fiori che non devono esaurirsi, e la loro felicità, segnata con dei cartellini, che non deve toccare lo zero, e che determina l’obiettivo del gioco: morire con dieci cartellini alzati.
Gerry e il Caso
C’è però un altro, fondamentale elemento: il Caso, dominato da un dispositivo il cui nome è ogni sera affidato alla scelta del pubblico. Svettando sopra alla scenografia, lo schermo di “Gerry” misura l’avanzare del tempo, dialoga con il conduttore e soprattutto genera eventi, possibilità, imprevisti.
Se a questo si somma il fatto che l’esito di gran parte delle scelte è determinato da meccanismi di gioco aleatori, diventa chiaro: anche il più talentuoso dei giocatori deve sperare nella fortuna.
DIECI MODI PER MORIRE FELICI: una scatola intelligente
Emanuele Aldrovandi e Jacopo Giacomoni (che avevamo visto assieme in ALLARMI per il Vie Festival a Bologna) fanno un’operazione molto precisa: creare un contenitore, che ruota attorno a dei nuclei tematici, e lasciare che a riempirlo sia il pubblico stesso.
La scrittura, che più che drammaturgica sarebbe da definire quasi ludica, si occupa soprattutto di creare una struttura che, per quanto variabile, possa fare i conti con i grandi rischi che corre il teatro partecipato, senza però limitarne il potenziale, riuscendo perfettamente: incanalate nel gioco, le stravaganze del pubblico danno sempre qualcosa in più. L’apertura iniziale, le brevi introduzioni dei passaggi e il finale, toccati da un’ironia distaccata e quasi cinica, seppure a tratti banale, servono non tanto a convogliare un’idea precisa o un messaggio, quanto ad invitare una riflessione. Si perde forse qualche occasione nelle domande poste ai concorrenti nel momento della loro morte/eliminazione, se non altro perché più d’una viene ripetuta.
Tutto questo, ed è un grande pregio, senza alcuna forzatura: il gioco scorre liscio senza necessità di interventi, tranne uno, in cui Luca Mammoli “elimina” arbitrariamente una giocatrice per avvicinare il finale, facendo per la prima ed unica volta traballare la sensazione che tutto sia davvero nelle mani del pubblico, e del caso.
La scenografia: una messa in scena potente
La scenografia, firmata Francesco Fassone, con l’aiuto di Jessica Koba, dona alla scena un’atmosfera arcaica, completata dai costumi di Costanza Maramotti, supportata da Nuvia Valestri.
Il bianco e il grigio scuro dominano, creando un ambiente che appare perfetto per un gioco di ruolo. Le luci sono semplicissime, persino banali nella scelta dei colori, ad esempio il rosso per la morte dei giocatori, mentre la quasi costante illuminazione della sala elimina completamente la quarta parete.
Questa semplicità, riflessa anche nelle scelte delle musiche, curate da Riccardo Tesorini, appare come una scelta ben calibrata, che contribuisce al meccanismo del gioco più che a quello dello spettacolo teatrale. Gli elementi in più sono i simboli scelti: i poetici fiori che rappresentano l’energia, l’acqua che, oltre a creare effetti scenici intriganti, come i riflessi di luce e il costante rumore, rappresenta la vita e lo scorrere del tempo. Dall’unione dei due un altro simbolo potente: l’acqua che trascina via i fiori, ovvero il tempo che porta via le forze.


LUCA MAMMOLI: AUTORE IN SCENA
L’importanza dell’attore, in uno spettacolo del genere, diviene incalcolabile, e Luca Mammoli si dimostra all’altezza del compito. La sua non è una vera e propria interpretazione: il suo personaggio non ha una storia, non ha nemmeno un nome, ha soltanto una funzione, da cui dipende tutto il resto. Il costume fa pensare ad un guru o ad una sorta di game master, il fare è quasi più quello di un conduttore televisivo, ma ciò che conta è che trova, non senza qualche inciampo, un modo per accogliere il pubblico, per invogliarlo a partecipare, e con grande successo: tutta la platea si mostra coinvolta.
La complessa gestione del gioco è interamente nelle sue mani, ma Luca Mammoli dimostra una padronanza autoriale, benché resti il dubbio che lo spettacolo possa avere migliore resa con un conduttore televisivo vero e proprio al suo posto. Unico vero difetto è la mancata gestione del ritmo: abbandonato per larga parte nelle mani del pubblico, sempre simile a sé stesso per il resto, alla lunga rischia di stancare anche i giocatori più interessati.
DIECI MODI PER MORIRE FELICI: spettacolo, gioco, esperimento
Sorge, al termine della visione, o meglio della partecipazione, a questo esperimento, una domanda: può realmente definirsi teatro? La drammaturgia, pur presente, appare più come una struttura variabile, un canovaccio su cui giocare; la regia è assente; l’interpretazione non ha nulla di propriamente interpretativo, e si delinea più come una conduzione. Lo stesso contenuto, seppur guidato, resta nelle mani del pubblico.
Quale che sia la fin troppo arbitraria risposta alla domanda, resta un ottimo risultato: uno spettacolo, un gioco, o comunque altro lo si voglia definire, che invita a riflettere profondamente – in un modo nuovo e, forse, necessario in quest’epoca di attenzione dispersa – , oppure altrimenti, un modo alternativo di passare una bella serata.
DIECI MODI PER MORIRE FELICI: cast e DATI ARTISTICI
Luca Mammoli
drammaturgia Emanuele Aldrovandi e Jacopo Giacomoni
scenografia Francesco Fassone
collaborazione alla realizzazione scenografia Jessica Koba
costumi Costanza Maramotti
collaborazione alla realizzazione costumi Nuvia Valestri
musiche Riccardo Tesorini
grafiche Lucia Catellani
produzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Associazione teatrale Autori Vivi, ERT Emilia Romagna Teatri
Vuoi collaborare con la redazione di Gufetto-Teatro su ROMA, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI… O NELLA TUA CITTÀ?

Gufetto cerca collaboratori!
Gufetto forma REDATTORI esperti di scrittura in ottica SEO, e CRITICI di Teatro, Arte, Libri e Musica, in erba.
La collaborazione a titolo formativo è gratuita e permette l’accesso ad un percorso di visione critica scelto dalla Redazione di Gufetto in base alle proprie capacità.
Vuoi scrivere di teatro? Vuoi metterti alla prova e dedicare il tuo tempo alla scrittura critica?
Scrivici a gufettomag@gmail.com


