DESTINATARIO SCONOSCIUTO @ ALTROVE TEATRO STUDIO: quella macchia che non sbiadisce

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C’è un piccolo grande Teatro che brilla nel buio di via Scalia: l’Altrove Teatro Studio. Quel brillore lo produce il cartellone sempre vario e interessante. Ci torniamo volentieri ogni volta che una messinscena di qualità ci invita. In realtà è un invito silente. Non ricevo l’invito cartaceo o la mail. L’invito viaggia da solo di bocca in bocca, ed è ancora questa (nonostante il rumore dei media) la prima scintilla necessaria che alimenta il Teatro e muove la gente di Teatro. Il 30 gennaio è andato in scena “Destinatario sconosciuto”, spettacolo liberamente tratto dal libro di Kressmann Taylor. In scena Franco Mannella e Mario Massari.

La trama

La pièce è cruda. Lo scrittore anzi la scrittrice Katrine Kressmann si firma con uno psedonimo maschile Taylor Kressmann. Si racconta che l’idea di usare il nome maschile venne all’editore. La storia non era adatta a una penna femminile. Il libro è stato un grande successo: racconta il rapporto d’amicizia epistolare tra due mercanti d’arte. Siamo nel 1933. La corrispondenza è folta ed è tra Max (un Ebreo che vive a San Francisco) e Martin (il suo partner d’affari) che vive invece in Germania. I due sono legati dalla reciproca stima e fiducia, ma in Martin ben presto monta l’euforia per i progressi della Germania. Successo che il Tedesco attribuisce al Terzo Reich del quale rimane sedotto. C’è tutta la delusione mai evaporata per l’umiliazione della Grande guerra. Un altro errore della bestialità umana covato e ancora vivo in chi non era morto… Martin è un fervente nazista e baratta l’amicizia fraterna per il suo abbaglio e fede politica, pretendendo persino che l’amico Ebreo comprenda quello che sta avvenendo nel paese e nei campi di concentramento. La pièce nel testo e nella messinscena, restituisce i toni scuri di quella euforia pari a una droga: un fluido corrosivo che pervade ogni fibra del corpo e della mente sino ad ammalarla di un folle delirio. Follia lucida di chi brama e ottiene una condizione sociale elitaria o migliore per sé e la propria famiglia. Ascesa senza costi dato che il prezzo lo pagano gli Ebrei.

“Destinatario sconosciuto”. Il potere del testo

La Messinscena, convince con forza sul potere malefico che certe ideologie possono avere sulle menti deboli che abbandonano il senso di giustizia universale. Convince su come l’essere umano diventi disumano in nome di un delirio comune di onnipotenza. Tutti o quasi tutti i Tedeschi credono o vogliono credere al piccolo dittatore dai baffi quadrati. Il nazismo rimarrà per sempre una macchia indelebile sul popolo Germanico o Tedesco che non sbiadirà mai fin quando ci saranno romanzi e commedie come questa a ricordare le atrocità di quel periodo buio. Le folle oceaniche che esultano Hitler e i gerarchi col braccio teso nei filmati in bianco e nero ne sono la triste e incontrovertibile prova. E ancora la propaganda elementare e incredibile che racconta i campi di concentramento come luoghi ameni dove gli ebrei possono vivere felici dentro un recinto di allegre pecore. Ma è l’essere umano che in queste balorde occasioni lascia libera la bestia di entrare dentro il recinto ad azzannare per mero e oscuro divertimento. Le bestie uccidono solo per cacciare, nutrirsi o difendersi: l’uomo no. La ragione è oscura. E questa cattiveria appartiene al civile o al saldato senza distinzione alcuna. Naturalmente la Germania ha solo il fardello più spesso sia inteso, il nazismo di Hitler e dei suoi gerarchi macellai e delle truppe è solo il più raccontato e filmato; ma basterebbe pensare alle marocchinate dei Francesi e dei loro mercenari autorizzati oppure quello che hanno fatto gli Italiani in Etiopia o i Russi nei Gulag. E quello che sta avvenendo oggi sotto gli occhi di tutti (seduti nei nostri comodi divani) nella striscia di Gaza, in Ucraina, in Siria. La triste lista è troppo lunga per un articolo di Teatro che si occupa d’altro.

L’inizio è la fine

Mannella e Massari hanno la stoffa del grande attore. Conoscono il palco e gestiscono con mestiere la voce. Non ci sono stonature. Tutto arriva limpido. Perfetta la dizione. L’articolazione. Mettono il sorriso nella parola e i nervi quando la corrispondenza denuncia, in un crescendo narrativo, l’atrocità dei fatti. Quando Max chiede aiuto all’amico per sua sorella Griselle ed ex amante di Martin giunta in Germania a recitare e della conseguenza che muoverà la punizione o la vendetta.

Il “Ma” è d’obbligo e me lo impone il ruolo. Per buona parte, troppa parte dello spettacolo, i due magnifici attori “Leggono”. Quindi quella che vedo dalla platea è una superlativa “Lettura scenica” sostenuta da due microfoni inutili in uno spazio così ridotto. Non c’è una ricercata invenzione registica da parte di Mario Massari: lo spettatore sa già che a turno un attore leggerà una lettera e l’altro quella seguente. C’è la cronologia. Il romanzo è epistolare certo, ma le riduzioni teatrali devono mitigarne la verbosità. Muovere. Solo alla fine, quasi alla fine, il palcoscenico si apre e diventa immenso quando finalmente gli attori lasciano il conforto dei fogli tra le mani. Dunque l’Inizio è alla fine, perché c’è l’agognato movimento che il Teatro vuole come Respiro e come istanza irrinunciabile. Come Messinscena nell’accezione pura della sua etimologia. C’è sul finire dunque, il delirio potente che appartiene ad ogni personaggio nella stessa misura e per ragioni diverse. In contraddittorio per quel sentire diverso.

Si potevano fare cento o mille cose per evitare questa prevedibile cadenza. Mi viene solo da pensare che è colpa del Teatro che non paga più il lavoro di due professionisti. Questo è uno spettacolo che merita una platea più numerosa o più date. Mi arriva l’impressione e il sospetto che si sia trovato il modo, il sistema per metterlo in scena in ogni caso. Poche prove. Poco tempo. Altri impegni. Il testo è di una bellezza brutale e gli attori sono due straordinari interpreti: quindi mi auguro che qualche produzione la smetta di alimentare solo Cabaret e insulse commedie con discutibili attori televisivi che farfugliano parole e abbozzano intonazioni e si accorga di queste rare perle qui e in altri Teatri off. La bellezza e la cultura alimentano il pensiero e la libertà ed evitano o rallentano il reiterarsi di certe atrocità di stampo psedo-umano.

Spettacolo da vedere

info

DESTINATARIO SCONOSCIUTO

Liberamente tratto dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor

Con Franco Mannella e Mario Massari

Regia Mario Massari

Disegno luci Mattia Di Martino

Costumi e scenografia Piccolabottegateatrale

Dal 30 gennaio al 1 febbraio

Altrove Teatro Studio – Via Giorgio Scalia, 53 Roma

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.