In scena a Firenze al Teatro Cantiere Florida DENTRO. UNA STORIA VERA, SE VOLETE di Giuliana Musso (già recensita su Gufetto con MIO EROE) sul palco con Maria Ariis e al Teatro di Rifredi ANNA CAPPELLI noto testo di Annibale Ruccello portato in scena da Valentina Picello (recensita al Napoli Festival su Gufetto), con la regia di Claudio Tolcachir: due storie sulla violenza e sul tabù, sulla famiglia e le sue perversioni, possibile covo di tossicità e sopruso; due vicende che si accostano al dolore da lati opposti: l’indagine per la verità e l’ironia del surreale. Parlare di violenza è sempre complesso, senza finire nel melodrammatico o rischiare di restare in superficie: in modo opposto i due spettacoli indagano la violenza, l’abuso, il tabù. Giuliana Musso affonda le parole nell’inchiesta, scavando nel gorgo dell’abisso, con determinazione, distacco, smonta la famiglia da fuori per guardarla DENTRO. La vicenda di ANNA CAPPELLI usa la distanza dell’ironia e della comicità per toccare la crudeltà dentro una coppia, dove il dolore arriva ad un epilogo paradossale.
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DENTRO: il dolore taglia la gola

Dodici capitoli per indagare da dentro il tabù più doloroso, la violenza incestuosa intra-familiare, talmente inconcepibile da non poterla rappresentare. Giuliana Musso elimina ogni finzione dalla sua drammaturgia: è se stessa e in scena con Maria Ariis, Roberta, la madre alla ricerca della verità. L’inchiesta inizia dall’incontro dentro un bar, un incontro, una richiesta: la supplica di liberare i fatti, metterli in fila, uno per uno, per guardare la violenza da DENTRO e poterla sputare FUORI dai denti: “solo la verità ci può salvare”. Un capitolo dopo l’altro, la storia, vera come il mondo, si snoda nelle lunghe chiacchierate con la madre, nel suo senso di colpa infinito, insopportabile. Il segreto censura la mente nella famiglia, cancella la verità, chiude gli occhi davanti a ciò che è inimmaginabile. Il tabù è silenzio che diventa materia, lo spiega bene il magistrato a cui Giuliana si rivolge per sbrogliare il grumo di sangue della ferita della famiglia: lo sgomento della madre, la violenza ribelle della figlia, il silenzio colpevole del padre abusante. Ogni capitolo è una lama più a fondo dentro di noi. “Ingoiate questo rospo” consiglia il grande avvocato.
DENTRO per uscire fuori

La scena, popolata da due file ordinate di sedie rosse, è animata dalle parole delle attrici vestite di nero, la drammaturga e la protagonista della storia. La cui prossemica sul palco le vede allontanarsi o avvicinarsi, sedersi accanto o affrontarsi l’una davanti all’altra, in un gioco di distanze che permette di vedere dentro il buio, dentro la notte, dentro la parte più oscura. Il rosso invade il palco, ma i volti pallidi sono illuminati di bianco ghiaccio: il gelo della casa perfetta di Pollyanna e Iron Man, “una casa che sembra normale, ma non lo è”. Musso guida il pubblico in un complesso percorso di scavo dove tutto ruota intorno a credere o meno alla verità – una storia vera, se volete – contro il principio fondante della famiglia: l’amore. Un pugno contro cui sbattiamo. Pur scegliendo un racconto asciutto, che elimina ogni ossessione scabrosa, ogni pietà, ogni assoluzione, il dolore di tutte le figure coinvolte ci toglie il respiro, ci colpisce in faccia, senza scampo. E allora le sedie rosse sono buttate all’aria, capovolte e le parole di Roberta in teatro diventano denuncia: “ci sono un puttanaio di storie come questa”. La violenza subita diventa senso di colpa, paura, giudizio, incredulità, le parole non possono restare dentro a covare rabbia, offesa, costrizione, dolore: devono uscire fuori.
ANNA CAPPELLI: distruzione dentro e fuori

Valentina Picello attende l’ingresso del pubblico già sul palco del Teatro di Rifredi, scalza nella scena ricoperta di terra, si aggira tra i resti di una casa: una lavatrice, una cyclette, una vecchia poltrona, un frigorifero capovolto e al centro il lampadario crollato dal soffitto. L’interno di un luogo derelitto accoglie ANNA CAPPELLI, nel suo intenso monologo con interlocutori immaginari (l’odiosa Signora Tavernini, l’amante Tonino Scarpa, colleghi e familiari), un testo perfetto scritto nel 1986 dal compianto drammaturgo napoletano Annibale Ruccello e interpretato da grandi attrici come Maria Paiato e Anna Marchesini (disponibile su RaiPlay). Lo sfacelo della scena fuori, è specchio interiore di una vittima di tutti, prima della famiglia, poi del lavoro, della padrona di casa, della cameriera, infine dell’amante. Ma Anna Cappelli soprattutto è schiava della sua mediocrità, dei desideri piccolo borghesi di una donna sola degli anni sessanta: un marito, una casa. Il sacrificio della propria esistenza è votato a possedere le cose, cose solo mie, avere la roba come Mazzarò. Il monologo affonda nelle viscere dei pregiudizi sociali, nella sottocultura dove la misura dell’essere umano è calcolata sul possesso di oggetti di valore, sul successo esibito, sulla casa di vetro, di cui fare bella mostra – tema più che vivo nell’era attuale dei social: “una casa che sembra normale, ma non lo è”.
Vittima e carnefice: non si salva nessuno

La regia di Claudio Tolcachir compie un viaggio nell’abisso di un dolore che rende ANNA CAPPELLI da vittima a surreale carnefice: una protagonista femminile piena di sfaccettature e contraddizioni psicologiche, a cui l’attrice Valentina Picello dona spessore e credibilità, interpretando con presenza ed onestà questo dialogo col nulla davanti, senza farci sentire la mancanza dei suoi interlocutori, né nel lamento con la vicina, né nel corteggiamento del ragionier Scarpa, perfino nella simulazione di un amplesso. L’ironia dei dialoghi di Ruccello si infrange nella verità del dolore della Picello, nella fragilità della voce, nelle pause, nelle parole interrotte, nel corpo esibito che abita con naturalezza la scena. La fusione di comico e tragico diventa la preghiera di Anna ai piedi dell’amato, mentre risuona l’organo “Signore, non mi lasciare”. Per sopravvivere all’impotenza, alla ferita, all’abbandono, non potendo gridare, non sapendo trovare altra strada, Anna ingoia il proprio dolore: “Aiutami!”
Visti il 17 gennaio 2025 al Teatro Cantiere Florida e il 18 gennaio 2025 al Teatro di Rifredi, Firenze
DENTRO. Una storia vera, se volete
drammaturgia e regia Giuliana Musso
con Maria Ariis e Giuliana Musso
musiche originali Giovanna Pezzetta
consulenza musicale e arrangiamenti Leo Virgili
scene Francesco Fassone
assistenza e direzione tecnica Claudio Parrino
produzione La Corte Ospitale
coproduzione Operaestate Festival Veneto
con il sostegno di MiC e Regione Emilia-Romagna
spettacolo ideato per la Biennale Teatro ATTO IV NASCONDI(NO)
si ringraziano per il supporto il Teatro di Artegna, l’Associazione Amici del Teatro, Servizi Teatrali S.r.l. – Casarsa (PN)
ANNA CAPPELLI
di Annibale Ruccello
con Valentina Picello
scena Cosimo Ferrigolo
luci Fabio Bozzetta
regia Claudio Tolcachir
produzione Carnezzeria, Teatri di Bari, Teatro di Roma
in collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane


