SDD Shakespeare Dead Dreams @ Teatro Cantiere Florida: le ombre di Shakespeare si allungano dal palcoscenico a passo di danza

In scena al Teatro Cantiere Florida di Firenze il 26-27-28 gennaio 2017 e successivamente il 5 febbraio al Teatro Yves Montand di Monsummano (PT) “SDD Shakespeare Dead Dreams” un viaggio tra alcune delle tragedie più famose del Bardo: Amleto, Re Lear, Macbeth e Otello.
Una produzione italo – armena di Versiliadanza e NCA Small Theatre.
Versiliadanza è guidata da Angela Torriani Evangelisti che ricopre il ruolo di direttrice artistica dal 1993, anno della costituzione dell’associazione, e dal 2012 le viene affidata la direzione artistica del Teatro Cantiere Florida per la sezione danza; la Evangelisti in SDD ricopre i ruoli di coreografa e danzatrice. La direzione artistica di NCA è affidata a Vahan Badalyan, giovane e promettente regista armeno che ha ideato e diretto SDD. Tra le due associazioni esiste una collaborazione da più di 10 anni, dal 2006 per la precisione, che ha portato a svariati successi come lo spettacolo “7th Sense” arrivato alla cinquantesima replica, rappresentato oltre che in Italia anche in altri paesi europei e non e che a breve debutterà in Germania.

Al momento dell’ingresso in sala lo spettatore si trova “letteralmente” immerso nella nebbia che pervade oltre alla scena anche tutta la platea, come se già prima che lo spettacolo abbia inizio lo spettatore debba intraprendere un viaggio tra le nebbie dei paesaggi shakespeariani. Le luci ed il fumo non fanno comprendere bene da subito come si componga la scena ma quando l’occhio si abitua si possono distinguere chiaramente due cerchi ed un triangolo che vanno a delineare un vero e proprio teschio. La nebbia inizia a diradarsi, le luci scendono ed il viaggio ha inizio.

Gli attori/danzatori: Arsen Khachatryan, Leonardo Diana, Angela Torriani Evangelisti portano sulla scena le vicende più significative, cariche di significato e drammaticità di quattro tragedie si Shakespeare: Amleto, Re Lear, Macbeth ed Otello. Lo spettatore potrà assistere allo “scontro” tra le tre figlie di Re Lear per l’assegnazione del trono, alla struggente danza di Ofelia che, ormai resa folle dal dolore, volteggiando con la sua gonna sparge tutto intorno a se petali di fiore. Sarà costretto ad osservare la violenta morte di Desdemona per mano di Otello, il “Moro” di Venezia, o farsi trasportare nella folle paranoia di Lady Macbeth che tenta di togliere dalle sue mani il sangue di tutti gli omicidi compiuti da lei e dal marito. E’ un viaggio senza un ordine cronologico dove non viene mai dichiarato esplicitamente chi sta interpretando chi o a quale opera si riferiscono i fatti a cui stiamo assistendo. Questo compito è affidato allo spettatore che grazie alla maestria dei ballerini, alla composizione della scena e ai costumi riesce a capire a chi appartengono le emozioni e le passioni che vede espresse a passo di danza. In questo compito è però aiutato da una geniale trovata registica, quella di riprodurre delle registrazioni in lingua inglese delle battute pronunciate all’interno della scena in questione, le suddette registrazioni sono quasi tutte appartenenti ad attori della Royal Shakespeare Company di Stratford-upon-Avon.

Le scelte registiche di Badalyan in sinergia con le coreografie della Evangelisti vanno nella stessa direzione in maniera molto sicura e chiara: le passioni, le emozioni e i dolori che tormentavano i personaggi di Shakespeare più di quattrocento anni fa sono le stesse che tormentano oggi l’essere umano “moderno”. Per questo motivo non si avverte nessuno stridore o dissonanza quando questi sentimenti vengono offerti allo spettatore utilizzando passi di danza moderna, contemporanea, elementi di “Contact Improvisation” e suggestioni che ricordano il “Tanztheater Wuppertal” di Pina Bausch. Questo ci fa apprezzare ancor di più, semmai ce ne fosse bisogno, la genialità e la lungimiranza di Shakespeare che è riuscito a donarci opere che anche a distanza di secoli non suonano mai come superate o appartenenti ad un passato lontano.

La prima cosa che lo spettatore nota e che gli rimane addosso anche quando, terminato lo spettacolo, lascia il teatro è la potenza delle emozioni a cui ha assistito. I ballerini hanno una forza davvero eccezionale che non esageriamo definendola potenza, riescono a portare sul palco tutta l’intensità della rabbia, dell’amore, dell’odio e della follia senza mai risultare esagerati o forzati. Emozioni di questo tipo quando entrano nelle nostre vite non arrivano in punta di piedi ma ci travolgono con la loro energia.
La tensione drammatica che scaturisce tra le figlie di Re Lear, la sconvolgente follia di Ofelia, i tormenti che il giovane Amleto risente sul suo stesso fisico non possono essere abbozzati ma devono esprimersi liberamente. Essendo uno spettacolo privo di parole, eccezion fatta per tre sole battute riprese dalle tragedie, la musica gioca un ruolo fondamentale, aiuta a creare l’ambiente favorevole alla compenetrazione di tutte le emozioni che vivono i personaggi. Si spazia dallo swing degli anni ’20 a melodie più “minimal” passando per suoni dal sapore arabeggiante.

Molto interessante la scelta di “A moment of madness” di Katie Melua appena dopo l’uccisione di Desdemona e l’arrivo di Iago, questa scelta accentua ancor di più l’assurdità del gesto del “Moro”: una musica molto leggera, quasi frivola, che però è tradita dalle parole che descrivono esattamente ciò che è accaduto, appunto, in “A moment of madness”. Le luci hanno una funzione rafforzativa, incentrata nuovamente a dare supporto alla forza delle emozioni: sono molto colorate e in toni pastello, corpose  ma allo stesso tempo nette come le emozioni che sottolineano. La scenografia è composta da pochi elementi che entrano ed escono di scena assieme agli attori. I costumi in questo spettacolo sono molto importanti e si nota che sono stati molto curati sia nella realizzazione che nella progettazione, essi contribuiscono a caratterizzare l’atmosfera gotica che il regista ha volutamente portare in scena, sono costumi ben rifiniti ma non definiti, nel senso che non sono costumi storici ma che la loro fattura ne rimanda un vago ricordo; altra particolarità: tutti i costumi sono neri ad eccezione di un clown molto colorato, di Iago che veste un completo rosso molto in linea con la natura del personaggio ed infine di Lady Macbeth che indossa, inaspettatamente, un abito bianco pienamente in contraddizione con l’animo nero del personaggio.  

Quello che abbiamo fatto questa sera è una sorta di viaggio. La predisposizione iniziale della scena, prima che inizi lo spettacolo, ci da quasi l’impressione di stare per entrare in un cimitero. Un cimitero popolato da molti fantasmi che non chiedono al “viandante” se vuole sentire la sua storia ma gliela gettano in faccia, quasi come se per loro fosse addirittura catartico . Ogni fantasma racconta la sua storia, il suo “sogno morto” che non vive più in loro, ma che rivive nel ricordo delle loro emozioni; ad un certo punto sembra quasi che le emozioni prendano vita e danzino anche loro assieme ai ballerini. Tutto questo viaggio ha un ritmo molto incalzante che diventa un vero e proprio turbine sempre più veloce per concludersi con una delle ultime battute di Macbeth:

«Spegniti, spegniti breve candela. La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia per un’ora sulla scena e poi nessuno più l’ascolta. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, che non significa nulla.»

Visto al TEATRO CANTIERE FLORIDA
SDD Shakespeare Dead Dreams

Ideazione, regia, suono e costumi – Vahan Badalyan
Coreografie – Angela Torriani Evangelisti
Interpreti – Arsen Khachatryan, Leonardo Diana, Angela Torriani Evangelisti
Video – Vahram Manukyan
Scene – Vahan Badalyan in collaborazione con Narek Minassyan
Disegno luci – Vahan Badalyan in collaborazione con Gabriele Termine
Scenotecnica – Aram Khloyan, Eva Sgrò
Produzione Versiliadanza in collaborazione con Small Theatre/NCA
Con il supporto di MiBACT – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo, Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo

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