Domenica 27 aprile 2025, Zona Crepuscolare e Futura Teatro hanno portato in scena D.N.A. il testo del commediografo britannico Dennis Kelly con la regia di Marco Bartolini al The Square di Firenze. Una storia di adolescenti, sospesi in un ibrido esistenziale disarmante, in cui sembrano conciliarsi pulsioni opposte, slanci di idealismo e compassione, accanto a brutali dinamiche di potere e bullismo. Alla potente drammaturgia di Kelly si mescola la parola quotidiana, spezzata e sconnessa con inaspettati squarci poetici, grazie alla intensa interpretazione dei giovani attori sul palco. Le nostre redattrici Sandra Balsimelli e Serena Chiaramonte hanno incontrato il regista per svelare il dietro le quinte di questo interessante progetto.
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D.N.A.: il contenitore più adatto

Serena Chiaramonte (SC): Ciao Marco, inizieremmo col chiederti come nasce Zona Crepuscolare e di parlarci del progetto che portate avanti.
Marco Bartolini (MB): Zona crepuscolare è stata fondata da me e da Asha Komarovskaia nel 2025 ed è una narrative design company. Una compagnia teatrale si concentra principalmente sul lavoro dell’attore, mentre il nostro studio ha come focus primario la storia: l’obiettivo è quello di creare il contenitore perfetto per le storie che scegliamo di raccontare. In ORPHANS (della compagnia Nuovo Teatro Tempesta con la quale ho collaborato) la platea era strutturata a gradoni perché lo sguardo del pubblico entrasse nell’appartamento dei personaggi dall’alto; nel caso di D.N.A. abbiamo scelto di far sedere gli spettatori intorno agli attori e di costruire tutte le scene in modo che gli interpreti stessero di spalle o di profilo rispetto al pubblico. Sono tutte scelte di narrative design: progettare tutto quello che c’è intorno ad una storia per permettere al pubblico una immersione totale. Zona Crepuscolare vuole essere un marchio in questo tipo di lavoro in un’ottica multidisciplinare, per il teatro, il video-making o un’azienda.
D.N.A.: Un taglietto nella memoria

SC: La centralità profonda delle storie ci sembra un filo conduttore molto importante nel tuo lavoro. Come scegli e cosa ricerchi in quelle che decidi di portare in scena?
MB: Qualunque sia la mia ricerca, il mio obiettivo è sempre quello di portare in scena qualcosa che poi resti, che produca un taglietto nella memoria dello spettatore, che continui a stuzzicarlo anche quando se ne torna a casa. Vorrei che chi è venuto a vedere lo spettacolo mi scrivesse poi una mail per dirmi che ha ri-pensato allo spettacolo, che si portasse a casa una cicatrice capace di restare il più a lungo possibile, anche fosse solo una risata. Più che lasciare un messaggio, vorrei suscitare la domanda: tu che faresti in quella situazione? È un po’ anche la scelta di Dennis Kelly, i suoi spettacoli sono spesso così: piuttosto che farti la morale sembra mostrarti la complessità delle cose e chiederti di immedesimarti in essa.
D.N.A.: l’“effetto spettatore”

SC: La scelta dichiarata non solo nelle note di regia, ma anche con la disposizione stessa del pubblico ai due lati dello spazio scenico, di renderlo complice dell’“effetto spettatore” è molto interessante e indicativo di una volontà di interrogare il pubblico in modo anche “prepotente”, se ci concedi il termine. Ci parli, a partire da D.N.A. di qual è per te il modo ideale di interpellare lo spettatore teatrale?
MB: Come accennavo prima, varia un po’ caso per caso. D.N.A. è uno spettacolo sul bullismo, i rapporti di potere: l’idea di mettere il pubblico ai due lati, nasce dal desiderio di accentuare la passività di spettatore davanti alla situazione tragica rappresentata. Questa storia la racconti anche costringendo il pubblico a restare lì seduto, disposto in modo tale da non poter andare via, incastrato in scena.
SC: Vuoi che restino anche nella spiacevolezza delle sensazioni?
MB: In un certo senso sì. In un altro spettacolo che ho letto recentemente di Dennis Kelly, Girls and Boys – sembra che mi sono fissato (dice ridendo) – la protagonista ad un certo punto sa che la storia diventerà un po’ pesante e allora dichiara: “Ma se diventa difficile – e lo diventerà – voglio che ricordiate due cose: ricordate che questo non è successo a voi e che non sta succedendo ora”. In quel momento Dennis Kelly si rende conto che sta costringendo il pubblico ad assistere ad una cosa pesantissima, che è quella che la protagonista racconta, e sa che che gli spettatori soffriranno e per questo dice loro di concedersi questa distanza.
D.N.A.: Uno sguardo sulla complessità del mondo

SC: Dopo aver portato per la prima volta in scena D.N.A. nel giugno del 2023, sei tornato su Dennis Kelly con ORPHANS, che abbiamo recensito. Cosa ti attrae del regista britannico?
MB: Di Kelly amo questa osservazione del mondo nella sua complessità e il fatto che non ha paura di dirlo. Non è bianco e nero e nemmeno banalmente in una scala di grigi. Ci sono persone che si ritrovano a cercare di vivere la propria vita senza problemi, che hanno molto chiaro quale debba essere il proprio percorso, ma che all’improvviso si trovano a dover affrontare degli imprevisti.

Sandra Balsimelli (SB): D.N.A. mi ha fatto pensare anche alla serie Adolescence, che, al di là di tutte le considerazioni, descrive un mondo che è sempre più vicino a noi, pervaso da questo non rendersi conto della realtà e delle conseguenze gravi di quello che sembra un gioco.
MB: Sì, l’ho finita qualche giorno fa ed è quel mondo lì e non può fare a meno di farci interrogare sulla situazione dei giovani odierni.
SB: Non tutti certamente, perché ci sono anche tanti ragazzi pieni di talento ed energia come quelli in scena. Grazie a Marco Bartolini per la disponibilità.
Visto al The Square il 27 aprile 2025
D.N.A.
drammaturgia di Dennis Kelly
con Claudia Allodi, Simone Fisti, Giorgio Lumia, Pietro Milani, Tommaso Palazzini, Lavinia Pini, Vieri Raddi, Rebecca Sammartano, Sara Toti
regia di Marco Bartolini
produzione Zona Crepuscolare e Futura Teatro
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