Chiude CONTEMPORANEA FESTIVAL 2024, rinnovato appuntamento nella città di Prato, al Teatro Metastasio con LA LUZ DE UN LAGO della compagnia catalana El Conde de Torrefiel che torna dopo l’ultima edizione del festival con LA PLAZA (recensito da Gufetto nel 2022), e LA FORESTA TRABOCCA progetto di Antonio Tagliarini presentato in anteprima allo SpazioK. Secondo reportage di Gufetto da Contemporanea24 che spinge l’arte performativa oltre la sottile linea del ϑέατρον, in una molla continua tra innovazione e spiazzamento del pubblico.
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CONTEMPORANEA24: LA LUZ DE UN LAGO

Ritroviamo la compagnia spagnola El Conde de Torrefiel a CONTEMPORANEA, dopo la proposta di due anni fa di La Plaza, un assordante vuoto distopico e spiazzante per farci sentire l’abisso umano interiore ed esteriore: “nel futuro il teatro sarà rappresentazione del nulla, in silenzio e senza alcuna presenza umana”. La compagnia di Tanya Beyeler e Pablo Gisbert attua l’astrazione totale della propria visione profetica, spingendosi oltre il concetto di teatro, come è solita fare, con l’ausilio di dispositivi, video, proiezioni, scenografie geometriche di grandi dimensioni, narrazioni apocalittiche, panorami contemplativi fatti di musica assordante o profondi silenzi. “Niente è certo, per cui vi chiedo: voi cosa credete di aver visto?” domanda il programma di sala all’ingresso. La voce fuori campo annuncia che vedremo un film d’amore, un’evidente provocazione del gruppo: le storie appaiono e scompaiono una dentro l’altra, in una concatenazione dove non hanno né inizio né fine, i personaggi si illuminano di riflesso, come gocce d’acqua senza forma e colore, senza sapore e consistenza, ma percepibili nella luce di un vetro, forse ne LA LUZ DE UN LAGO. Il palco completamente aperto e spoglio (impudico, che mostra le attrezzature di corde e oggetti sul fondo e alle pareti), è ingombrato da grandi pannelli bianchi su ruote, ora usati come schermi, ora sistemati a dividere gli spazi, infine pitturati di nero, fino ad annullarsi nell’oscurità del fondale. La messa in scena è gestita da tre attori-tecnici in tuta da lavoro, che apparentemente senza alcun nesso con la narrazione, spostano la scenografia nel susseguirsi delle storie. Il film annunciato è privo di immagini, solo parole scritte o in voce fuori campo di una narratrice fredda e distaccata. Mentre La Plaza silenziosa ci mostrava un’umanità in dissolvenza, consegnandoci al ruolo di spettatori di replicanti robotici privi di vita, LA LUZ DE UN LAGO mette definitivamente in crisi lo sguardo e la postura dell’essere pubblico: non accade niente, non vediamo niente, ascoltiamo o addirittura leggiamo le parole della narrazione sullo schermo, accompagnati dalla musica di un concerto o dal silenzio rumoroso di una metropolitana.
La critica di El conde de Torrefiel

El Conde de Torrefiel critica il sistema di sovraesposizione mediatica a cui siamo sottoposti, in una progressiva anestetizzazione dell’immaginario poetico. Con la decostruzione della parte visiva e della azione scenica a cui siamo abituati, la compagnia spagnola dichiara di non voler controllare la produzione di immagini, che resta esperienza appannaggio dello spettatore. Nel vuoto che propone, ci troviamo a seguire solo a tratti l’intreccio delle narrazioni, chiedendoci alla fine perché tenere il filo di Arianna, invece di cedere alla possibilità di perderci nel labirinto delle quattro storie, senza tempo e senza luogo? Così forse possiamo passare dal concerto dei Massive Attack a Manchester nel 1995 allo squallido cinema di Atene con l’amore clandestino tra Johannis e Petros; possiamo seguire la biologa transgender Marianne in metropolitana a Parigi ed infine assistere alla prima di un’opera lirica generata dall’intelligenza artificiale al Teatro La Fenice di Venezia ed essere coinvolti nel lancio della merda sul pubblico da parte di un gruppo di attivisti. Tutto senza che sia realmente accaduto niente nello spazio scenico davanti a noi. I tecnici con gilet da strada immergono la mani nei secchi per gettare sulla lastra di metallo la merda (stavolta non metaforica): è questa l’unica azione di LA LUZ DE UN LAGO, l’azione di protesta del collettivo BBB contro la WOW-ART, l’arte votata all’edonismo visivo immediato e fugace, definita un cervo imbalsamato: bello e attraente fuori e morto dentro. Anche El Conde de Torrefiel getta in faccia al pubblico sorpreso e sconcertato la propria visione di teatro contemporaneo, senza attori, senza scena, senza applauso.
CONTEMPORANEA24: LA FORESTA TRABOCCA

Antonio Tagliarini, propone in anteprima (per approdare alla Triennale di Milano a novembre) LA FORESTA TRABOCCA con la poetessa e cantante Gaia Ginevra Giorgi, nello SpazioK, abituale luogo del festival CONTEMPORANEA per la danza e le mise en place performative: un’ampia sala che accoglie il pubblico sui quattro lati, tappeto di linoleum bianco, pareti spoglie, pochi effetti di luci. Ad ogni spettatore viene fornito all’ingresso un biglietto con una domanda, che nel momento che ritiene più opportuno, potrà lasciare nello spazio scenico. Al centro il performer, autore e regista Tagliarini reagisce col corpo in movimenti incerti e disarmonici, lasciandosi attraversare dagli stimoli sonori proposti dal vivo da una consolle audio comandata da Gaia Ginevra Giorgi. I due a terra distesi sono legati anche fisicamente dal lungo filo di due microfoni che accolgono le loro voci sommesse e impastate, come in una confessione, di cui ci sentiamo ospiti non invitati. Suoni, campanelli, fruscii, rumori, note sparse accarezzano lo spazio; ascoltiamo l’aria vibrare e l’acqua tintinnare in un crescendo dove la natura, il luogo incontaminato, la foresta, appunto trabocca, per divenire groviglio di radici, rami e filamenti. Il corpo plastico ed elastico di Tagliarini abita lo spazio bianco dando forma alla suggestione del titolo del romanzo della giapponese Maru Ayase, ricordando nell’intreccio fisico l’evoluzione dalla radice alla pianta, così come il progredire umano dalla nascita, attraverso la continua trasformazione per tentativi, errori, prove di spostamento, nell’incessante ripetersi, sempre con maggiore sicurezza, dei movimenti fisici, delle routine biomeccaniche, fino alla fine. La performance gioca con la contaminazione dei generi, danza, musica e poesia, fino all’ingresso del testo con la narrazione di micro storie in prima persona: una notizia di salute, un sogno, un percorso terapeutico, un ricordo. Gli stimoli provenienti dai biglietti che il pubblico ha lanciato nel quadrato bianco, vengono raccolti e interpretati di volta in volta con i movimenti, coi suoni, con le parole; creando un gioco di complicità e intimità con lo spettatore, che di alcune risposte può solo immaginare le domande (condivise unicamente con chi ha letto il biglietto): quando sei caduto? Qual è stato il tuo più grande fallimento? Di cosa hai paura? Quando ti sei perso? Tagliarini danza senza musica, danza al buio, danza fuori dallo spazio scenico, tra il pubblico, batte le mani e i piedi alle pareti, danza anche fuori dalla sala, fino a capovolgere e deformare lo spazio, sparendoci dentro.
Visti a CONTEMPORANEA FESTIVAL 2024 al Teatro Metastasio e SpazioK il 4 ottobre 2024
LA LUZ DE UN LAGO
idea e creazione El Conde de Torrefiel
regia, testo e drammaturgia Tanya Beyeler e Pablo Gisbert
scene La Cuarta Piel (César Fuertes, Iñigo Barrón García, Ximo Berenguer), Isaac Torres, El Conde de Torrefiel
scultura Mireia Donat Melús
direzione e coordinamento tecnico Isaac Torres
disegno sonoro Rebecca Praga, Uriel Ireland
disegno luci Manoly Rubio García
creazione video Carlos Pardo e María Antón Cabot
tecnico luci in tour Guillem Bonfill
con Mireia Donat Melús, Mauro Molina, Isaac Torres
produzione e amministrazione Uli Vandenberghe
produzione esecutiva Cielo Drive sl, Alessandra Simeoni
sostenuto da ICEC – Generalitat de Catalunya (produzione), Festival TNT, Terrassa Teatre Principal de Lloret de Mar
coprodotto da Festival GREC – Barcelona, CC Conde Duque – Madrid, Théâtre St. Gervais – Genève, Teatro Municipal de Porto – Rivoli, Festival d’Automne – Paris, TPE/Festival delle Colline Torinesi, Teatro Metastasio di Prato, VIERNULVIER – Gent
ringraziamenti a Marta Azparren e al suo “Cine Ciego”, La Cuarta Piel, Regina Gisbert, Telas con Alma, Sergi Caballero, Los Reyes del Mambo, Salva Gisbert e Amalia Donat
LA FORESTA TRABOCCA
un progetto di Antonio Tagliarini
con Gaia Ginevra Giorgi e Antonio Tagliarini
collaborazione artistica Gaia Ginevra Giorgi
cura del suono Emanuele Pontecorvo
disegno luci e direzione tecnica Elena Vastano
abiti Matteo Brizio
coproduzione INDEX, Triennale Milano Teatro, Ass. Cult. A.D.
residenze di creazione Triennale Milano Teatro, Spazio Matta, Casa degli Artisti
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
con il supporto del MiC – Ministero della Cultura
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