Dopo la pausa forzata dell’anno scorso, dal 27 settembre al 6 ottobre torna CONTEMPORANEA, il festival di arti performative contemporanee a cura del Metastasio di Prato con la direzione affidata ancora una volta ad Edoardo Donatini. Un cartellone che vede protagonisti coreografi, drammaturghi, attori e registi pronti a proporre il loro lavoro in vari spazi della città, nello spirito di coinvolgimento e di condivisione con la cittadinanza che ha sempre caratterizzato la kermesse pratese.
In questo primo reportage abbiamo concentrato l’attenzione su SI! GIORNI FELICI, progetto di e con Matteo Pecorini allo spazioK con la collaborazione del Centro Servizi per Anziani “Il Gignoro” di Firenze, e su KARRASEKARE, performance della compagnia sardo-basca Igor x Moreno al Fabbricone. Ancora a CONTEMPORANEA seguiremo prossimamente: La luz de un lago della compagnia catalana El conde de Torrefiel e La foresta trabocca, progetto di Antonio Tagliarini.
Contenuti
CONTEMPORANEA24 – SI! GIORNI FELICI: Winnie, ieri oggi e domani

Tre Winnie nello spazio scenico bianco e spoglio fulgidamente illuminato. Tre donne per tre età, tre fasi di crescita e di maturazione che convivono senza compenetrarsi, come ci possiamo aspettare dal ciclo della vita: una bambina (Sveva Martinoli Ponzoni) disegna, immaginandosi e prendendosi la libertà di sognare il suo mondo; una ragazza (Linda Vinattieri) plasma il suo spazio con il corpo mentre lo allena alla danza; un’anziana signora (Lilla Mangano) al centro seduta resta a guardare il mondo che passa. Tre Winnie per un solo Willie (Matteo Pecorini), dapprima nascosto, impassibile, complice silenzioso per ogni età. Ad accomunarle le loro borse, espressione della loro tappa evolutiva: una borsetta per giochi e colori, uno zaino per l’attrezzatura sportiva, un’ampia e colorata borsa da passeggio. A turno ogni Winnie è pronta a prendersi la scena, o almeno quella porzione che le spetta. Perché se siamo abituati a conoscere la Winnie beckettiana di mezza età, dobbiamo saper immaginare che è esistita anche una Winnie bambina, con l’arguzia e una punta di malizia che già spunta tra le battute e le risate, ed una Winnie ragazza, silenziosa ed in contrasto col mondo i cui oggetti delimitano lo spazio, pronto però a forgiarsi con lei e con i suoi movimenti, in un’età in cui si persegue ancora il sogno di un mondo migliore. Ma ci sono forze esterne pronte a soffocare l’anelito che i movimenti del corpo provano ad esprimere, finendo per trasformarsi in convulsioni e contorsioni innaturali.
Illusione o consapevolezza?

E poi ci sarà una Winnie anziana, novantenne come la Lilla Mangano che ha stregato il pubblico dello spazioK, dove in prima fila c’erano alcuni degli ospiti del Centro per anziani dove Pecorini ha prodotto il suo laboratorio. Oramai quella donna svampita, a tratti civettuola, che ci ricordiamo immersa nel palcoscenico mentre cerca di convincere, in primis sé stessa, che si tratta di giorni felici per lei, ha lasciato il posto alla disillusione, alla consapevolezza e anche alla delicata spudoratezza che l’età avanzata porta con sé, cosciente che oramai non c’è tempo per l’ipocrisia. La cronaca di una giornata al centro anziani, gli scambi telefonici smaliziati e sarcastici, gli interventi musicali cantati e canticchiati, il passaggio disinvolto dal dialetto milanese al siciliano e persino gli scambi con Willie, oramai fantasma incarnato dell’uomo che fu, sono tinteggiati di una passione che salva Winnie dall’affondamento. Gli occhi e la voce di Lilla Mangano si accendono per gridare al mondo che Sì!, sono davvero Giorni Felici, e non sembra che si tratti solo di una mera illusione. Sarà vero? Forse potremmo pensare che invece il processo artificioso ed illusorio abbia solo trovato il suo pieno completamento. In fondo non lo sappiamo. Ma soprattutto, non abbiamo bisogno della risposta. Come sosteneva Beckett, “prima danza poi pensa”.

Matteo Pecorini, non certo estraneo al lavoro con soggetti attoriali non professionisti – si pensi al suo percorso con Teatro Metropopolare al Carcere La Dogaia di Prato – ha saputo accogliere con discrezione la storia di Lilla Mangano, declinandola con delicatezza e facendosi egli stesso interprete di un Willie protettivo e premuroso. I suoi scambi di sguardi, i suoi movimenti nello spazio cuciono elegantemente le tre storie mentre col suo ombrellino rosso si diverte a giocare anche lui con lo spazio in un dinamismo decisamente lontano dall’originale cui si ispira.
CONTEMPORANEA24 – KARRASEKARE: viaggio nell’antropologia umana
È il tramonto con la sua luce tagliente quando si intona un canto tradizionale in abiti altrettanto tipici di una terra che esprime una profonda e casta reverenzialità verso il mondo, dal quale pare lasciarsi impaurire. Dalla fine del giorno prima delle tenebre inizia il percorso a ritroso del nutrito gruppo di ballerini e ballerine che la compagnia Igor x Moreno ha sviluppato fino all’alba dei tempi per riaccendere le passioni e gli istinti all’origine dei rituali pagani legati al risveglio primaverile e parzialmente mutuati ai giorni nostri.

Si disvela il mondo, privato in apertura di quel telo nero, funereo e semitrasparente che copre l’intero spazio scenico cadendo da un punto alto, distante, forse uno di quegli Dei che le religioni monoteiste venerano, ognuna col proprio nome. Si torna invece al candore arcaico, quello in cui le sovrastrutture e gli infingimenti di sabiana memoria non avevano prevalso sull’antropologicamente irrefrenabile voglia di interazione, di condivisione, di compassione. Quando la dicotomica distinzione dei sessi non era viziata dal giudizio e la società non necessitava di categorie, il corpo costituiva un legame viscerale con la Natura, percependosene parte integrante e trovando in essa il suo habitat. Quando al lamento di Adamo ed Eva, in scena dal proscenio o dal fondo con la loro impudica nudità integrale, si unisce quello di un’intera generazione, altrettanto messa a nudo e vessata dal concetto di Peccato secondo il credo dominante, si rischia di perdere quel primordiale contatto. Il disordine regna mentre si vaga senza sosta tra le asperità dello spazio: per noi quello scenico, completamente ricoperto di un increspato ed irregolare telo bianco.
Nella FLUIDITÀ si recupera l’idillio con la Natura
Nel primordiale ritorno all’ordine naturale, mentre i performer sono particelle atomiche roteanti ininterrottamente intorno ad un ipotetico centro interagendo con voluttà, a tratti con repulsione o con desiderio, la circolarità restituisce un senso che sembra paradossalmente nascondersi in quegli scambi così violenti ma autentici. Solo così quindi le asperità sono infine appianate, riducendo il telo bianco ad un ammasso informe, frutto della ritrovata armonia ed intesa tra i corpi e la Natura, senza categorizzazioni che costringano gli esseri umani a rispondere ai cliché prevalenti. Il passaggio dalla nudità ad un abbigliamento fluido costituisce pertanto un passaggio naturale, incapace di scandalizzarci più anche quando gli scambi diventano animaleschi e gli esseri umani si muovono nudi e a 4 zampe. Tornerà la pace solamente quando all’alba dei tempi dalle nuvole cadrà la pioggia e l’acqua, la molecola della vita sulla terra, potrà dissetare gli esseri viventi e consentire la loro evoluzione.
La spiritualita’ antropologica di KARRASEKARE

Il risultato del pregevole lavoro di Igor x Moreno costruisce pertanto un Carnevale, in sardo appunto KARRASEKARE, che ha perso il suo significato cristiano, connaturato con l’inizio della penitenza quaresimale, ma che ha riconquistato invece il valore pagano della rinascita primaverile, del ritrovato rapporto con la Natura, pronta a restituirci ancora una volta i suoi frutti in omaggio ad un idillio con l’essere umano che si è perso quando si è deciso che l’essere uomini significava estraniarsi da quell’habitat dove invece eravamo stati creati. Come in una Notte di Valpurga, non manca pertanto la spiritualità ma la sua declinazione è antropologica, non mediata, e trova la sua piena realizzazione nella luce, nell’acqua e nella vita, la Trinità che chiude una performance da lasciare letteralmente senza fiato.
SI! GIORNI FELICI
regia Matteo Pecorini
con Lilla Mangano, Sveva Martinoli Ponzoni, Linda Vinattieri, Matteo Pecorini
luci Martino Lega
produzione Verso Oklahoma e Turcaret Teatro
aiuto regia Eliana Martinelli
con il supporto organizzativo di Centro Servizi per Anziani “Il Gignoro” di Firenze
Visto allo spazioK (Prato) il 29 settembre 2024
KARRASEKARE
regia e coreografia Moreno Solinas, Igor Urzelai Hernando
direzione di prove Margherita Elliot
interpreti Marcella Mancini, Alessio Rundeddu, Matteo Sedda, Giulia Vacca, Margherita Elliot, Igor Urzelai Hernando, Moreno Solinas
consulenza drammaturgica Simon Ellis
musiche originali e sound design e tecnico del suono Edoardo Robert Elliot
scenografia e costumi Kaspersophie
disegno luci Joshie Harriette
relighter e tecnico luci Laurie Loads
stage manager Matteo Maragno
prodotto da S’ALA & The Place
amministrazione Anna Paola Della Chiesa
co-prodotto con Thèâtre de la Ville, Fuorimargine, Romaeuropa, Bora Bora & Theatrefestival Boulevard
in collaborazione con Toscana Terra Accogliente (con residenze a Anghiari Dance Hub e Armunia, e co-finanziamento di Fabbrica Europa) & HKD – Croatian Cultural Centre
con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e NID Platform, e con lo sponsor di Viale s.r.l
sostegno MiC – Ministero della Cultura, RAS – Regione Autonoma Della Sardegna, Fondazione Di Sardegna
Visto al Teatro Fabbricone (Prato) il 29 settembre 2024


