Lunedi 1° settembre 2025 alle ore 21.00 nella cornice della 82^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia per le Giornate degli Autori è stato proiettato il lungometraggio del regista sassarese Bonifacio Angius che prende il titolo di CONFITEOR. COME SCOPRII CHE NON AVREI FATTO LA RIVOLUZIONE, prodotto dallo stesso Angius per Il Monello Film, in co-produzione con Mosaicon e Agresywna Banda e con la Regione Autonoma della Sardegna con il supporto di Fondazione Sardegna Film Commission.
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CONFITEOR: una trama connotata da temi introspettivi

La pellicola della durata di 95’, che vede tra i protagonisti lo stesso Bonifacio Angius, segue la vicenda di una famiglia numerosa attraverso gli occhi e la sensibilità di Gianmaria, un bambino di 10 anni di età. Lo scorrere dell’esistenza nello stesso palazzo con nonni, zii e cugini non è delle più facili. Ad aggravare la situazione, un incidente stradale causato da un colpo di sonno, occorso al padre, il quale, dopo un lungo soggiorno in ospedale e aver perso la memoria dimenticando persino il nome dei familiari, torna a casa portando sul suo corpo i segni di deficit fisici e psichici. Questa tegola sulla famiglia non fa che esacerbare gli animi tra i vari nuclei familiari, dove Gianmaria, tra amori adolescenziali, desideri inafferrabili, rapporti parentali difficili, sperimenta l’impossibilità di vivere in una famiglia disfunzionale.
Il tempo come sostanza inafferabile

Il film si sviluppa su piani temporali che si sovrappongono tra loro metacinematograficamente, creando, almeno inizialmente, un certo spaesamento allo spettatore. Durante il flusso del film sembra che Angius tenti un’esplorazione sull’identità dell’individuo a partire dall’infanzia, momento di imprinting, condizionamento irreversibile, soffermandosi sull’ importanza del concetto di cura (presa in carico) in quel momento così importante, che si riassume nella possibilità di sperimentare un rapporto d’amore in entrata e in uscita. Nello scorrere della pellicola il tempo diviene tangibile nella memoria, elemento costitutivo e identitario della personalità, ponendo domande su ciò che eravamo, e su ciò che siamo diventati, sulle vulnerabilità che si innescano a partire da occasioni mancate spesso senza neanche rendersene conto. Diviene importante, quindi, riappropriarsi con consapevolezza della propria vita, sembra suggerire Angius, per cercare di cambiarla in meglio, optando appunto per una strada segnata da un sentimento d’amore intra e interpersonale.
CONFITEOR: il primato delle immagini

Una tematica di tale importanza non è facile renderla aderente, concettualmente, con le immagini. Bonifacio Angius e Milagros De l’Alma, direttore della fotografia, riescono magistralmente nell’impresa attraverso una fotografia che risente della lezione della fotografia d’arte europea (soprattutto nel bianco e nero). Le luci emergono dalle ombre (emotive) come i corpi fluttuano all’interno di atmosfere rarefatte e spesso minimaliste. Il vuoto esistenziale si legge negli interni delle abitazioni come in paesaggi decadenti dove la presenza umana è minima, realizzandosi catturando con l’inquadratura brandelli di poesia della quale la vita è densa, ma che troppo spesso passa inosservata. Il film attraverso queste inquadrature e queste luci rende noto, evidenzia, mette in moto il pensiero, come solo il cinema sa fare quando affianca o diviene supplente della vita reale.
Una sceneggiatura densa
Se le immagini sono sicuramente tra i punti forti del lungometraggio, la sceneggiatura si avverte, in alcune occasioni, troppo densa, quindi, con materiale testuale ridondante e forse non così essenziale, che lungi dall’alleggerire, con dialoghi ironici e sarcastici, tende a rallentare la narrazione. La densità di alcune sezioni della parte letteraria, in questo modo, disarmonica in relazione alla sublime e poetica essenzialità della fotografia, va a sovraccaricare, soprattutto nella parte centrale del film, l’esposizione di una trama già complessa di suo per gli argomenti trattati.
CONFITEOR: una storia di conflitti familiari

Raccontare la famiglia come istituzione e i rapporti all’interno di essa, sembra essere l’ossessione ma anche la specialità di Bonifacio Angius. Il tema della famiglia è protagonista anche negli altri film del regista sardo: In Perfidia si racconta la difficoltà di relazione in un piccolo nucleo familiare destinato all’ annichilimento, in Ovunque Proteggimi, si segue la nascita di un nucleo familiare nonostante le difficoltà esistenziali dei protagonisti, mentre, ne I Giganti, Angius, racconta le vicende fallimentari di cinque amici consapevoli delle proprie sconfitte. CONFITEOR, come si legge nelle note di regia, aspira ad essere “l’ideale unione di questi conflitti” unendo “i percorsi intrapresi precedentemente per creare un’opera a sé stante, che abbia la capacità, artistica e quasi terapeutica per il suo autore, di risolvere i fantasmi del passato”. CONFITEOR, quindi, si configura come la confessione di un magma emotivo che necessita di essere fatto uscire allo scoperto, emergere in superficie per essere riconosciuto e se possibile esorcizzato.
Conclusioni
Nel confermarsi ancora una volta come un autore libero, coerente e allo stesso tempo capace di una certa sensibilità e profondità di pensiero, Bonifacio Angius offre con un linguaggio poeticamente realista, una riflessione sul tempo che scorre, sugli eventi e gli esiti spesso imprevedibili che impattano l’esistenza degli individui modificandone irreversibilmente i corsi e vanificandone le speranze. CONFITEOR. COME SCOPRII CHE NON AVREI FATTO LA RIVOLUZIONE è un film che, seppur con qualche imperfezione, risulta capace, attraverso la sua potenza espressiva, di coinvolgere lo spettatore invitandolo a riconsiderare il proprio percorso di vita, e perché no, la propria storia familiare. In questo processo dalle tinte catartiche, diviene fondamentale l’arte della narrazione, che Angius conosce bene, e che sublima con una frase estremamente significativa che nel film viene ripetuta più volte, capace, nella sua crudezza, di porre al contempo domande e produrre relative risposte: “Ci vuole sempre amore per raccontare una storia, e per raccontarla meglio lo devi aver perduto”, perché, continua Angius: “Vivere non è solo svegliarsi al mattino. Vivere è difficile. Perché sennò dovrei raccontare una storia? Su che cosa?”
CONFITEOR – COME SCOPRII CHE NON AVREI FATTO LA RIVOLUZIONE
Regia: Bonifacio Angius
Soggetto e sceneggiatura: Bonifacio Angius
Colonna sonora: Luigi Frassetto
Direttore della fotografia: Milagros De l’Alma
Montaggio: Rita Flores
Scenografia e costumi: Joanna Sarbinowska
Organizzazione: Michele Sini
INTERPRETI
Bonifacio Angius
Antonio Angius
Simonetta Columbu
Geppi Cucciari
Edoardo Pesce
Michele Manca
Massimiliano Nocco
Partecipazione straordinaria di Giuliana De Sio


