Conclave, pellicola del 2024 diretta da Edward Berger e tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris, si presenta come un thriller morale, ambientato tra le mura imponenti del Vaticano. Ma ridurlo a una semplice storia di mistero ambientata tra i cardinali sarebbe un errore: il film è soprattutto una parabola sull’umanità, sulle sue contraddizioni, sulla natura subdola del potere e sulla tensione — sempre viva — tra l’ambizione personale e la missione collettiva.
Vediamo perchè!
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Il Papa è morto, il trono è vacante
Il Papa è morto, il trono della Santa Sede è vacante. Il decano Thomas Lawrence (Ralph Fiennes), un uomo mite in piena crisi di fede (non a caso quel nome, Tommaso, che la dice già lunga sul suo modo di affrontare le cose), ha il compito di organizzare il conclave per eleggere il nuovo pontefice. Questo vuol dire trovarsi ad affrontare le due tutt’altro che limpide fazioni che dividono la curia: da una parte i conservatori, che vogliono un ritorno alla tradizione (soprattutto dopo un Papa come quello deceduto, che ricorda per certi versi proprio papa Francesco), dall’altra i liberali che vogliono progresso e apertura a qualunque prezzo.
Due correnti che sono un termometro del dibattito politico nel suo complesso, che misurano la distanza tra i principi etici e la morale del tempo, dando vita a intrighi politici che, nonostante siano circoscritti tra le mura della Santa Sede, hanno un respiro internazionale e nei quali si intuisce un riferimento all’ombra conservatrice scesa sul mondo negli ultimi tempi.

La Chiesa come metafora
Uno degli aspetti più interessanti del film è come utilizza l’istituzione ecclesiastica per raccontare le stesse fratture che oggi dividono la società. Non solo i cardinali riuniti nel conclave diventano veicolo di ideologie, timori e desideri umani, ma la struttura stessa del conclave mette in risalto un tipo di potere antico, vetusto, che nel 2025 risulta del tutto anacronistico: tra i banchi della Cappella Sistina, ad eleggere una delle figure spirituali più importanti del mondo, ci sono solo uomini anziani. I loro respiri pesanti riecheggiano nel silenzio. Sono lo spettacolo meno spirituale possibile e risultano allo stesso tempo lontani e distanti dalle richieste del mondo reale, che rimangono un’eco lontana, finché non irrompono con violenza nel silenzio.
È in questo contesto che si colloca una delle tematiche centrali del film: la distinzione tra “amministratori” e “pastori”, come li aveva definiti lo stesso Papa defunto prima di morire. Gli uomini presenti, ci dice la pellicola, sono amministratori: ingabbiati nella burocrazia del potere, preoccupati più di mantenere l’equilibrio e il prestigio dell’istituzione che di incarnarne i valori.
I pastori, invece, sono coloro che non hanno perso il contatto con il popolo, che camminano per le strade, che ascoltano. Uomini come il cardinale Benitez, proveniente da Kabul, nominato in segreto e ultimo, misterioso partecipante a presentarsi prima della chiusura dei prelati in Vaticano.
CONCLAVE: La croce dell’ambizione
Come ha scritto The Guardian, “Conclave è meno un film sulla religione e più un’indagine sul potere e su come questo possa corrompere anche i cuori più puri”. Anche IndieWire ha sottolineato: “Berger riesce a mostrare come l’ambizione possa annidarsi anche negli angoli più sacri della coscienza umana”.
È così che nell’assemblea dei porporati, più simili a dirigenti d’azienda, sinonimo di una istituzione privilegiata, le dinamiche di potere si fanno presto spazio e il conclave diventa una metafora dell’ambizione individuale, messa in contrasto con gli ideali più autentici e propri della dottrina.
Lo stesso cardinale Thomas, un uomo in apparenza riflessivo e umile, è attraversato da una tensione interna (anche lui, ammetterà, ha già scelto come vorrebbe farsi chiamare), che lo porta a interrogarsi non solo su ciò che è giusto, ma su ciò che desidera davvero.
È questa ambiguità — santità e umanità che coesistono — che il film esplora con finezza, mostrando anche, allo stesso tempo, la modernizzazione tanto auspicabile stenta a farsi largo nelle sale vaticane quanto nella politica.
Una modernizzazione che deve provenire da un cambiamento e un cambiamento che deve provenire dal dubbio. È lo stesso Lawrence a ricordarlo durante l’omelia per la morte del pontefice.

isabella rossellini, intrigante in conclave
In un film dove le dinamiche di potere e le ambizioni personali sono al centro della scena, il personaggio di Suor Agnes (Isabella Rossellini) offre un contrappunto interessante, fatto di sguardi acuti, integrità e riflessione.
Il pragmatismo di Suor Agnes fa da contraltare ai dubbi di Lawrence, svelando la macchina bene oliata, mondana e invisibile, su cui si regge il mondo spirituale (e politico) dei prelati. Ma la sua figura si pone anche come una sorta di apripista per il tema dell’apertura verso una corrente di novità e diversità che culmina nel finale della pellicola.
CONCLAVE: tra inquadrature statiche e SILENZI
Dal punto di vista visivo, il film è austero, elegante, con una fotografia che gioca molto con il chiaroscuro. Le inquadrature statiche, spesso simmetriche, richiamano l’iconografia ecclesiastica e contribuiscono a creare un senso di solennità. Ma nonostante la sua gravità, Conclave non è un film inaccessibile. Al contrario, la sua forza sta nella capacità di rendere universali le dinamiche interne a un mondo apparentemente lontano, quello del Vaticano.
I dialoghi sono misurati ma incisivi. La sceneggiatura non ha paura dei silenzi, che diventano carichi di significato. La musica, quasi assente in molti momenti, compare solo per amplificare le svolte emotive più importanti.
Conclave è un film “da Oscar”, nella misura in cui mette in scena una questione complessa per un pubblico universale, utilizzando un cast stellare (e in forma) e intessendo una trama abbastanza intrigante da trattenere anche l’attenzione erratica dello spettatore disinteressato alle dinamiche ecclesiastiche.
CONCLAVE – cast e dati artistici
Regia: Edward Berger
Sceneggiatura: Peter Straughan, Robert Harris
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Nick Emerson
Musiche: Volker Bertelmann
Produzione: FilmNation Entertainment, Indian Paintbursh, House Productions
Distribuzione italiana: Eagle Pictures
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