Ha fatto tappa a Prato, dopo la prima a L’Aquila, CIASCUNO A SUO MODO, drammaturgia del giovane regista Liv Ferracchiati ispirata dall’omonimo testo pirandelliano che proprio quest’anno compie un secolo di vita. 6 tappe in 6 città con 6 compagnie diverse (prossimo appuntamento il 10 novembre a Castel S. Angelo a Roma) in luoghi teatralmente non convenzionali, come lo spazio di Officina Giovani di Prato scelto per l’unica tappa toscana. Vestire i panni di un altro, essenza stessa del recitare, per godere di un punto di vista diverso sulle cose e sulle persone e per accettare la diversità dell’altro: un messaggio che è una missione per Oltre le parole ONLUS, l’associazione sostenuta dal Ministero della Cultura – Progetti speciali 2024 Teatro, che ha curato il progetto andato in scena a Prato con la Compagnia STA – Spazio Teatrale Allincontro. Il tutto preannunciato dall’esperienza immersiva delle Librerie Viventi, ispirate all’esperimento nato 25 anni fa in Danimarca.
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Le Librerie Viventi: il prodromo di CIASCUNO A SUO MODO

In coda attendiamo il nostro turno. Come quando in libreria oppure in biblioteca tocchiamo la costola di un volume, con lo stesso gesto ci avviciniamo alla spalla dell’attore che abbiamo prenotato, pronti ad accoglierne la storia. Stavolta si tratta di un racconto registrato che ascoltiamo in cuffia mentre l’attore ci chiede di guardarlo negli occhi, seduto sulla sedia di fronte a noi. Del resto un libro merita rispetto ed attenzione e decidiamo di non fargliela mancare. Mentre con un timbro vocale caldo ed avvolgente si dipana la trama di un ragazzo depresso alla soglia del suicidio che si salva grazie all’amore per l’uomo la cui visione lo risveglia in una sorta di Epifania della vita, continuiamo a sprofondare nei suoi occhi che si lasciano penetrare senza vergogna. Nessun gesto, nessun cenno, nessuna parola neanche dopo la fine della registrazione, quando gli sguardi continuano ad incrociarsi nel silenzio ovattato che le cuffie ancora indossate ci offrono. Anche noi ci sentiamo ad un certo punto letti dal nostro libro e decidiamo di lasciarci leggere cercando pure di limitare i battiti di ciglia per non interrompere il flusso. Ma è il momento che lo spettacolo inizi. Nel chiudere la copertina il nostro attore ci ringrazia e noi, sensibilmente turbati, non possiamo che ricambiare.
Il tarlo prima dell’inizio di CIASCUNO A SUO MODO

La storia del suicidio del pittore Giacomo La Vela sembra turbare Massimo Bonechi quando è il momento di entrare in scena. Un tarlo il suo in cui tira dentro anche la sua compagna di proscenio Emilia Scarpati Fanetti, circondati entrambi da tele dipinte (opere di Duccio Mantellassi) che definiscono con immediatezza uno studio di pittura, con tanto di cavalletto al centro del palco. Dal proscenio il dubbio che tormenta l’attore si insinua anche nella mente della donna che alla fine non resiste: le cose potrebbero essere andate in un modo ma anche in un altro, insomma. Non c’è da metterci la mano sul fuoco. Ma è il momento di cominciare finalmente, e Riccardo Goretti dalla postazione audio e luci non intende rimandare più l’inizio: voce fuori campo e regista, è sempre pronto ad intervenire e ribattere ai due compari in scena.
CIASCUNO A SUO MODO: tutto comincia alla fine
In una moltiplicazione di piani e di ruoli, anche la coppia Bonechi-Scarpati Fanetti diventa a questo punto regista di tre volontari preselezionati – ogni contraddizione è puramente voluta – che coi loro cartelli identificativi al collo ricoprono i ruoli e inscenano la vicenda dell’attrice Amelia Moreno, del Barone Nuti e del pittore Giacomo La Vela, già immortalata nelle pagine dell’originale pirandelliano – seppur con nomi diversi. Copione alla mano, i tre giocano con il trio registico fino all’intervista in cui gli attori interpretano i personaggi dopo che questi ultimi hanno a loro volta appena finito di interpretare loro stessi. Un caleidoscopio metateatrale che continua a regalarci variopinte sfaccettature. Bonechi e Scarpati Fanetti ritornano sul palco – lei in abito bianco da donna borghese di primo Novecento – per la sua confessione, quella dell’attrice, che ringrazia il Bonechi – evocazione del Palegari pirandelliano – per aver preso le sue difese nel dibattito scaturito dallo scandaloso fatto di cronaca. Ma non basta: dal fondo della sala spuntano i reali protagonisti della vicenda, i due amanti (Lara Ciampelli e Federico Turreni) che si scagliano contro lo sciacallaggio “mediatico” che si sta perpetrando a loro discapito, vittime del fango delle malelingue. L’unico elemento reale sembra proprio l’amore che irresistibilmente li lega e impedisce loro il distacco, nonostante la sconvenienza sociale. E proprio da qui pertanto inizia davvero la storia. Proprio quando però, tutto si conclude.
In CIASCUNO A SUO MODO la trama si dissolve

“La vita è un enigma senza soluzioni”. Così detta uno dei passaggi che per voce di Massimo Bonechi sembra incarnare lo spirito del testo, oggi riconosciuto come un capolavoro di metateatro scritto da Luigi Pirandello dopo l’incontro con lo psichiatra Jacob Moreno, ideatore dello psicodramma. Giocando letteralmente con il testo, il progetto di Ferracchiati ha squadernato davanti ai nostri occhi quella vicenda di cronaca mescolando le carte ad ogni passaggio, ad ogni quadro, facendoci quindi sempre ripartire da un inizio che può diventare con molta naturalezza anche una fine, così come può facilmente accadere il contrario. Le domande che il pubblico, fomentato dagli attori, si pone in apertura sfumano di pari passo con ogni nuovo piano narrativo, pronto nella sua precarietà a soppiantare senza complimenti quello precedente e a soccombere a quello successivo. La trama si perde – ammesso che ne esista davvero una – e alla fine l’unica certezza che resta è l’amore tra i due protagonisti che nessuno in fondo si sente certo di condannare.
Il disprezzo degli amanti protagonisti si sfoga in platea
“La verità è un lusso che pochi possono permettersi”. Quella frase scritta in corsivo sul foglietto, che l’attrice protagonista – Lara Ciampelli in platea con l’abito di scena mentre le Librerie Viventi ancora raccontavano le loro storie – ci ha consegnato di nascosto infilandocelo tra le dita, è perentoria e non ci lascia scampo. In un clima di relativismo profondamente pirandelliano, ci meritiamo di essere preventivamente ripresi dagli unici che possono permettersi la “verità“, indipendentemente dalla nostra personale posizione. Così Lara Ciampelli e Federico Turreni sono nel loro pieno diritto di muoversi nella platea del pubblico in attesa dell’inizio per disprezzare la nostra presenza, la nostra morbosità e i nostri costumi di depravazione.
La triangolazione attorial-registica di CIASCUNO A SUO MODO
Con un cast che ha saputo farsi forza sulle capacità di improvvisazione che da sempre sono marchio di fabbrica della rodata coppia Bonechi-Goretti, stavolta ben integrata con Emilia Scarpati Fanetti, CIASCUNO A SUO MODO, per la drammaturgia di Liv Ferracchiati (direzione artistica di Pascal La Delfa), ha spinto il pirandellismo agli estremi, andando oltre la privazione del terzo atto dell’originale e portando ogni passaggio su un piano drammaturgico diverso. Pur conservando complessivamente la fluidità narrativa, la visione che otteniamo della vicenda – francamente secondaria nel merito – è cubista, a tratti anche spigolosa, con una ironia che grazie alla triangolazione attorial-registica è sfociata facilmente nell’ilarità e nella farsa. Un’esperienza irripetibile che ad ogni tappa si vestirà di nuovi interpreti, pronti a restituire la loro versione della drammaturgia. Perché quest’ultima è una, ma le sue possibili narrazioni sono innumerevoli.
Visto a Officina Giovani (Prato) il 27 ottobre 2024
CIASCUNO A SUO MODO
performance teatrale di Liv Ferracchiati
da Luigi Pirandello
direzione artistica Pascal La Delfa
progetto ideato da Oltre Le Parole ONLUS
con Massimo Bonechi, Lara Ciampelli, Riccardo Goretti, Emilia Scarpati Fanetti, Federico Turreni


