CHIP @ Fortezza Est: niente di nuovo sul fronte artificiale

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Per la rassegna teatrale “SIAMO ARGENTO VIVO – Mutevoli, inquieti, imprevedibili”, Il Fortezza Est si fa culla di CHIP, figlio della penna di Francesco Petruzzelli e della regia di Alessandro Marmorini, un’indagine filosofica sulle intelligenze artificiali, da archiviare come caso irrisolto.

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Intelligenza artificiale al Fortezza Est: un tema tra il vecchio e l’attuale

È un pubblico, e questo a primo impatto sorprende, non giovane a riempire il singolare foyer, adibito a libreria, del Fortezza Est, teatro ma anche biblioteca, un polo culturale di grande merito in un quartiere popolare come Torpignattara, in cui l’accesso alla cultura è tanto complesso quanto fondamentale.

Non giovane è anche la tematica delle IA, intelligenze artificiali, da decenni presente nell’immaginario comune, eppure sempre più pressante. Proprio questo la rende insidiosa: dove trovare nuove risposte?

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Chip: una domanda dopo l’altra sull’intelligenza artificiale

L’indagine di CHIP inizia in un letto d’ospedale, dove Alex si sveglia assistito da Yu, l’IA appena impiantata nel suo cervello. La scena spoglia, l’ampia illuminazione e il bianco predominante rivelano in fretta la natura mentale dello spazio in cui agiscono i protagonisti, i cui ruoli – umano ospite ed intelligenza artificiale – ben presto vengono messi in dubbio. L’azione scenica ha così l’opportunità di porre molte, forse troppe, rilevanti domande.

Il palco del Fortezza Est si fa mente

La messa in scena trascina lo spettatore immediatamente all’interno del contesto, in un ambiente spoglio, bianco ed inquietante, ma che dà l’impressione, proprio come una mente, di poter creare elementi dal nulla.

 Il letto, inizialmente solo a riempire la scena, rivela altri oggetti, per regalare quella magia del teatro che si riflette anche nei tanti riferimenti alla cultura pop, che hanno il pregio di coordinarsi alla scena ed al testo, amplificando la portata degli stessi. In particolare, colpisce il richiamo ad Alice nel paese delle meraviglie, che attraverso una porticina chiusa parla tanto di paura dell’ignoto, quanto di un senso di inadeguatezza nell’affrontarlo.

Qualche dubbio sul piazzato, che lascia qualche zona d’ombra complicata da gestire per gli attori, ma non aiutano in questo le limitazioni di uno spazio teatrale affascinante, tuttavia ampio e con un soffitto basso, che lascia poco angolo ai fari.

CHIP – Fortezza Est

CHIP: la filosofia intriga, ma occhio a perdersi

Tuttavia, la carne al fuoco è tanta, e dopo un po’ qualcosa inizia a bruciarsi. La drammaturgia di Francesco Petruzzelli è avvincente, i dialoghi ritmicamente coinvolgenti, ma non trova mai il colpo di genio, quella piccola novità che dà rilevanza ad un’indagine filosofica, mentre il finale sembra perdersi in una ricerca di un qualche colpo di scena, che arriva, ma senza realmente stupire nessuno.

La comicità, che va in un funzionale contrappunto con l’altrimenti inquietante atmosfera dello spettacolo, è un ottimo tocco che alleggerisce un testo faticoso, che si perde in discorsi tanto complessi quanto, paradossalmente, poco approfonditi.

Il quesito quasi teologico posto, che mette l’uomo come intelligenza artificiale di Dio, è talmente ingombrante da rendere faticoso anche individuare nelle due domande più ricorrenti – cos’è un essere umano? cos’è una macchina? – il reale nucleo dell’opera, che sembra costruirsi priva di un obiettivo chiaro.

Una regia che non arriva fino in fondo…

A perdere occasioni è anche la regia di Alessandro Marmorini, che non sempre riesce davvero a supportare gli attori: le scelte musicali e gli effetti sonori – prodotti da Ugen Sound – sono funzionali ma poco ricercati, i cambi di luce non trovano, in uno spazio dominato dall’immaginazione, un reale potere evocativo, mancando ripetutamente occasioni nei vari passaggi di tempo.

È interessante l’uso del sagomatore frontale a creare uno schermo da cui i protagonisti spiano l’esterno, ma questa immagine, tra le più suggestive dello spettacolo, lascia l’amaro in bocca tipico di qualcosa che non viene sfruttato a fondo. Il ritmo, sostenuto, inizialmente è godibile, ma si fa ripetitivo, e rende spesso complesso decifrare il contenuto delle battute. Restano i meriti del già citato allestimento, anche nelle scelte cromatiche di luci e costumi, ma è un lavoro a metà.

…e lascia gli attori affaticati

Carlotta Mangione e Michele Lisi, che interpretano rispettivamente Yu ed Alex, si confrontano con il difficile compito di depositare nel pubblico una parola densa di concetti articolati, assolto con difficoltà per i pochi momenti di respiro concessi, tanto agli attori quanto al pubblico.

I due protagonisti trovano un’ottima intesa, costruendo due archi uguali ed opposti per punto d’inizio e di fine, ma che si differenziano molto nella parte centrale.

Michele Lisi porta sul palco una voce ed un’energia molto potenti, riempiendo i vuoti della scena con un magnetismo che sembra però esaurire presto registri e carburante, mancando di fluidità e di precisione nella costruzione dei cambi e pagando il prezzo sul finale, quando il suo personaggio richiede un controllo fisico non semplice.

Carlotta Mangione, al contrario, tocca picchi meno alti, ma gestisce in modo molto sottile tutte le evoluzioni del personaggio, con un’esperta gestione del corpo e della voce, che mutano con un ritmo ed una chiarezza fruibile per il pubblico, pur se non sempre del tutto precisa nei movimenti “meccanici” del suo personaggio.

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CHI: tante domande, ma nessuna nuova

CHIP è un esperimento, che alle tantissime domande poste lascia un rispettabilissimo riscontro: non ci sono – ancora- risposte. Ma non sono tanto le risposte a rendere un esperimento, o uno spettacolo, riuscito e significativo. Affrontare un tema così discusso richiede chiaramente uno studio approfondito, ma anche un’urgenza, quella che spinge a cercare qualcosa di inedito. Questo manca a CHIP: una domanda nuova, che si imprima nella memoria dello spettatore, che lasci uno spunto di riflessione ulteriore, e non lo stesso con cui si è entrati in platea. Altrimenti si resta fermi, e non si arriva mai ad un pubblico più giovane, benché sia, teoricamente, il più coinvolto.

CHIP – CAST E DATI ARTISTICI

Scritto da Francesco Petruzzelli

Regia di Alessandro Marmorini

Con Carlotta Mangione e Michele Lisi

Effetti sonori Ugen Sound

Con il sostegno di Fortezza Est

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Lorenzo Baruzzi

Attore, formato all’Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea. Recito per drammaturghi contemporanei e scrivo, alla ricerca di un teatro che appartenga ad oggi.