CHIP @ Fortezza Est: dimostra di non essere un robot

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Nella calda accoglienza del Fortezza Est, all’interno della stagione intitolata “SIAMO ARGENTO VIVO – Mutevoli, inquieti, imprevedibili” debutta, in prima assoluta CHIP, un testo di Francesco Petruzzelli, diretto da Alessandro Marmorini. Lo spettacolo, in scena fino al 29 marzo 2025, indaga l’intelligenza artificiale da un punto di vista umano, filosofico, etico.

Un solo letto di ospedale per una mente e in scena due attori Carlotta Mangione e Michele Lisi, abili nel districare verbalmente un labirinto di concetti etici e filosofici collegati all’Intelligenza artificiale, supportati da una regia che può sperimentare ancora di più.

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Fortezza EST: una finestra sempre aperta sul Teatro

L’idea di comprare uno spettacolo come se stessi comprando, un libro, un fumetto o un gioco da tavolo ci pone nella condizione del concreto, del tangibile, ricordandoci che il teatro è pane del popolo. Questa è la forza di Fortezza Est, uno spazio che apre sempre le porte a giovani emergenti e seleziona sempre con molta cura i semi delle idee dandogli spesso un terreno dove essere coltivati.

CHIP e intelligenza artificiale: cambia la forma, ma non la domanda

“L’uomo ha inventato Dio per essere l’intelligenza artificiale di qualcuno”

questa una delle frasi che più risuona in testa nello spettatore, quasi parafrasando e modernizzando le parole di Shlomo, uno dei protagonisti di Train de Vie (Radu Mihăilenhau, 1998) che diceva che “l’uomo ha inventato Dio solo per inventare sé stesso.

Perché delle tante, forse troppe, domande che CHIP si pone e pone allo spettatore, alla fine il nucleo è esattamente questo: “e se noi fossimo l’intelligenza artificiale di Dio?”

La mente candida di CHIP: siamo noi a sporcarla?

Bianco, è il colore che più di tutti, dai costumi agli elementi scenografici, si staglia negli occhi dello spettatore, staccandosi con prepotenza dalla scatola nera dello spazio scenico. Un solo letto di ospedale al centro del palco è l’unico elemento scenico che delinea uno spazio che può essere tutto e niente. Siamo infatti all’interno della mente di uno dei due protagonisti, di chi non importa, quello che importa è che la mente, appunto, è candida come una tela che si può ancora sporcare, che si deve sporcare.

Mangione e Lisi: pittori della mente al fortezza est

A dipingere infatti questa storia, con pennarelli così grandi che solo la mente di un bambino può immaginare, sono Carlotta Mangione e Michele Lisi, abili nel districare verbalmente un labirinto di concetti etici e filosofici, sicuramente interessanti, ma a volte troppo verbosi, e che probabilmente avrebbero bisogno di più respiro, ogni tanto, per essere depositati meglio nella mente dello spettatore.

Una mente che, al contrario di quella rappresentata in scena, che vive di pochi essenziali elementi, viene bombardata costantemente di citazioni e richiami alla cultura pop, da Arancia Meccanica, passando per Matrix, Titanic,  Westworld, fino ad Alice nel paese delle meraviglie.

Due archi narrativi molto distinti e differenti quelli di Alex e Yu, interpretati con grande tecnica dai due attori.
Carlotta Mangione dimostra un grandissimo controllo delle microespressioni, facciali e gestuali, mostrandoci anche una graduale decostruzione dello status di macchina. Michele Lisi riempie il palcoscenico con l’energia calda di un bambino che è rinato con la consapevolezza di un adulto, un’energia che rischia a volte di essere troppo prorompente quando i dialoghi si fanno più complessi e articolati, in suo soccorso viene sicuramente un’ottima gestione della voce, sempre chiara e limpida, che tiene l’orecchio dello spettatore sempre teso verso la scena.

CHIP -regia di Alessandro Marmorini: un esperimento in fase di sviluppo

La scelta di utilizzare un singolo elemento scenografico principale è rischiosa, specialmente se non viene aiutata da scelte musicali e sonore forse un po’ scontate e un disegno luci che risulta troppo statico e che poco riesce a restituire quell’idea di “luogo dell’anima artificiale”.  

Quando però iniziano ad apparire dal nulla i primi elementi esterni, si nota l’abilità nel saper scegliere la via più semplice e mai scontata per mettere in scena un testo che rischia, spesso, di essere contorto.

Necessiterebbe, probabilmente, di scelte ritmiche differenti, soprattutto in quei momenti in cui il testo smette di coccolare il pubblico con riferimenti alla pop culture, e tenta di fargli porre dei veri e propri dilemmi piuttosto che delle semplici domande.  È però chiaro, che è uno spettacolo che, come le stesse Intelligenze Artificiali, ha tanto potenziale e non può far altro che crescere sempre di più.

Le domande di CHIP sull’intelligenza artificiale

CHIP tenta di mettere la lente di ingrandimento sulla questione delle I.A. in un’ottica più etica e morale, sfiorando il filosofico. Ma dimenticandosi, a volte, che le intelligenze artificiali le portiamo tutti i giorni nelle nostre tasche.

Sicuramente riesce a far porre allo spettatore diverse domande e a far sorgere dubbi sullo sviluppo etico di queste nuove tecnologie di cui si parla sempre di più, ma quando si esce dalla sala l’unica domanda che ancora rimane è: “ma l’I.A. mi ruberà veramente il lavoro?”.

CHIP – cast e dati artistici

Scritto da Francesco Petruzzelli

Regia di Alessandro Marmorini

Con Carlotta Mangione e Michele Lisi

Effetti sonori Ugen Sound

Con il sostegno di Fortezza Est

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