CHANGES @ Teatro della Pergola: tutta la vita fragile

Al Teatro della Pergola CHANGES, la produzione della Schaubühne Berlin diretta da Thomas Ostermeier premio Ubu 2025, è il primo appuntamento del dittico dedicato al teatro europeo contemporaneo nella stagione del Teatro della Toscana, insieme al prossimo THE SEER di Milo Rau. Ciò che colpisce in CHANGES non è soltanto la precisione millimetrica della macchina scenica e la maestria della coppia di attori Anna Schudt e Jörg Hartmann nell’interpretare i numerosi personaggi del testo, ma la capacità quasi disarmante di attraversare la vita: il lavoro, l’amore, la politica, la perdita e il logoramento quotidiano, senza mai trasformare il dolore in cinismo o in un discorso moralistico. Il testo di Maja Zade è un congegno teatrale profondamente umano, capace di oscillare tra ironia e crudeltà, tra leggerezza e dramma, restituendo quella qualità contraddittoria dell’esistenza contemporanea, vista nella sua dolorosa complessità.

CHANGES: il reale tra ordinario e straordinario

CHANGES, Anna Schudt e Jörg Hartmann (ph. Arno Declair)
CHANGES, Anna Schudt e Jörg Hartmann (ph. Arno Declair)

CHANGES si insinua nelle crepe quasi invisibili della quotidianità e lascia che da quelle fenditure emerga lentamente tutto il resto. I dialoghi scorrono con una naturalezza quasi documentaria, ma sotto quella superficie ordinaria si muove costantemente qualcosa di instabile, di trattenuto, di tragico.

Assistiamo a una giornata qualunque di una coppia borghese e progressista a Berlino, Nina e Mark, dalla colazione consumata distrattamente, alla sera a cena davanti alla televisione: nel mezzo si declina la gamma delle emozioni di una vita. Scena dopo scena, appare un intero paesaggio umano, sociale e sentimentale. Lei è una parlamentare impegnata nel tentativo di salvare un centro antiviolenza per donne, minacciato dalla chiusura; lui, un ex avvocato aziendale in burnout, adesso insegnante elementare. Attorno a loro si agita un mondo con la propria complessità: la donna ospite della struttura antiviolenza, che rifiuta il pietismo borghese; i colleghi della scuola, delegittimati dalle famiglie dei bambini sempre più aggressive; l’imprenditrice senza scrupoli, ma che porta con sé il dolore della morte del marito.

Il teatro della fragilità contemporanea

una scena di CHANGES (ph. Arno Declair)
una scena di CHANGES, parodia di un programma televisivo (ph. Arno Declair)

Ostermeier lavora sul ritmo delle collisioni umane, sulla vertigine con cui la vita costringe continuamente a passare dal ridicolo al tragico, dall’intimità alla politica, dalla comicità alla perdita. Nessuno dei personaggi riesce davvero a preservare se stesso dentro i compromessi che il mondo contemporaneo impone. La domanda che attraversa sotterraneamente tutta la messinscena resta costante e la rivela lo stesso regista nell’intervista: quali compromessi possiamo accettare senza compromettere noi stessi? Nei corridoi di un welfare in progressivo collasso, nelle scuole attraversate dall’abbandono emotivo, nelle relazioni logorate dalla stanchezza e dall’incapacità di comunicare davvero, CHANGES ostinatamente ci interroga sulla possibilità stessa di restare umani.

Una scena minima che contiene tutte le vite

La scenografia di Magda Willi riduce lo spazio all’essenziale: un tavolo, un frigo, un appendiabiti e al centro una porta, una semplice intelaiatura che, di volta in volta, diventa ingresso in casa, ufficio, scuola, accesso allo zoo, al centro antiviolenza, al negozio da parrucchiera, studio televisivo o sede degli alcolisti anonimi. Attraversare quella soglia significa mutare scena e identità. Il dispositivo scenico impressiona proprio per la radicale semplicità con cui viene esibito. Tutto accade a vista, senza occultamenti: i cambi di personaggio nascono da minime variazioni di postura, da un cappello, un paio di orecchini, una parrucca, una diversa inflessione della voce. Nessun effetto illusionistico, nessuna trasformazione spettacolare. Il teatro espone apertamente il proprio artificio e, proprio in questa dichiarata artificialità, riesce paradossalmente a produrre una verità emotiva potente.

Schudt e Hartmann: virtuosismo e profondità

Anna Schudt in CHANGES (ph. Arno Declair)
Anna Schudt in CHANGES (ph. Arno Declair)

Al centro dello spettacolo si impongono Anna Schudt e Jörg Hartmann, protagonisti di una prova attoriale eccezionale. Nell’arco di due ore attraversano ventitré personaggi senza soluzione di continuità: ogni figura, anche la più fugace, possiede una precisione psicologica e fisica assoluta, una densità immediatamente riconoscibile.

Hartmann costruisce un Mark vulnerabile senza mai cercare l’autocommiserazione; la sua fragilità è concreta, corporea, fatta di esitazioni, vergogna, tentativi disperati di restare a galla dentro una vita che sembra aver perso improvvisamente coordinate e senso. Schudt, al contrario, attraversa Nina come una linea elettrica costantemente tesa tra controllo e cedimento: politica, compagna, figlia, donna impegnata socialmente, sempre sul punto di essere schiacciata dal peso delle aspettative.

Straordinari risultano anche tutti i personaggi laterali: lo sguaiato dirigente scolastico americano, il padre della bambina prepotente volutamente caricaturale, la parrucchiera che raccoglie le involontarie confessioni di Nina, il padre incapace di accettare il fallimento professionale del genero. Persino i buffi animali imitati da Hartmann nello zoo o i teneri bambini della scuola interpretati da Schudt finiscono per imprimersi nella memoria dello spettatore con una forza sorprendente.

CHANGES e la tragedia della normalità

Anna Schudt E Jörg Hartmann in CHANGES (ph. Arno Declair)
Anna Schudt E Jörg Hartmann in CHANGES (ph. Arno Declair)

CHANGES mostra come la vita non proceda mai per categorie ordinate o emozioni separate. Il dolore convive continuamente con il ridicolo, la tenerezza con il fallimento, la disperazione con l’ironia. Anche il sospetto dentro una relazione nasce da dettagli infinitesimali, come una briciola nel letto che punge e non fa dormire: minuscola, quasi invisibile, ma impossibile da ignorare. Ed è esattamente così che funziona la drammaturgia di CHANGES: accumula frammenti, tensioni, incrinature impercettibili che lentamente si allargano fino a diventare tragiche incomprensioni.
Alla fine resta sospesa la domanda: che cosa significa davvero fallire? Diventare ordinari? Ritrovarsi a guardare un film sul divano mangiando arrosto la domenica? Oppure continuare ostinatamente a credere che la fragilità umana meriti ancora di essere protetta, ascoltata, difesa? Usciamo dopo i lunghi applausi del pubblico, con la sensazione di aver assistito a qualcosa che ci riguarda profondamente.

Visto il 9 maggio 2026 al Teatro della Pergola, Firenze

CHANGES, intervista a Thomas Ostermeier al Teatro della Pergola

CHANGES: credits

di Maja Zade
regia Thomas Ostermeier
con Jörg Hartmann, Anna Schudt
scenografia Magda Willi
costumi Nehle Balkhausen
musica Sylvain Jacques
video Sébastien Dupouey
lighting design Erich Schneider
produzione Schaubühne Berlino
foto Arno Declair

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017