Teatro alla Deriva quest’anno scende dalla zattera e si mette comodo nella splendida cornice del Giardino dell’Orco, un suggestivo spazio bucolico che si affaccia sul Lago d’Averno con i suoi alberi, il suo orto, i suoi animali, giochi per bambini, bar, tavolini colorati e ora anche degli “spalti” ricavati nell’erba per trasformare un delizioso piccolo terrazzamento in un palco che per quinte ha un panorama mozzafiato.
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CAIVANO DREAMIN’ in un orto che era una zattera

Teatro alla deriva – o meglio “al giardino”, come dovremmo dire quest’anno – è una rassegna teatrale ideata da Ernesto Colutta nell’ormai lontano 2012 e giunta alla XIV edizione, che propone ogni estate un breve e raffinato programma, a cura di Giovanni Meola, da godersi in uno spazio aperto originale e suggestivo, che per molto tempo è stata una zattera sull’acqua costruita appositamente per l’occasione e posizionata sul piccolo lago termale delle Stufe di Nerone. Stavolta invece è stato scelto un meraviglioso spazio verde sul Lago d’Averno, il Giardino dell’Orco – nome che ha a che fare più con la mela annurca campana, o “Mala Orcula”, che con creature di altra derivazione culturale – dove si coltiva e si allevano animali, immersi in un ambiente incontaminato a un passo da alcune delle maggiori attrazioni dei Campi Flegrei.

Il Giardino dell’Orco propone attività didattiche per bambini e famiglie, passeggiate guidate, corsi ed eventi di educazione e sensibilizzazione, e per questo motivo è bene attrezzato con punto ristoro, tavoli, giochi e luci delicate, ma per questa nuova occasione ha permesso anche di creare un vero e proprio piccolo palcoscenico con uno sfondo che è già da sé uno spettacolo.
Palco panoramico per CAIVANO DREAMIN’
Per questa messa in scena in particolare, la scenografia è tutta contenuta in tre lati di un cubo rivestito di nero e illuminato ai bordi, accessoriato con una panca e un gabinetto: sembra una cella già a guardarla, ma quando entrano i protagonisti capiamo subito che si tratta della cella di un carcere, nella New York degli anni ’20. La resa scenica è efficace, e, per quanto sia davvero difficile non venire distratti dal panorama da sogno romantico che c’è alle spalle, la curiosità ci fa fare lo sforzo. Certamente in un vero teatro l’effetto sarebbe stato più immersivo (e avrebbe fatto meno caldo) ma nel clima estivo è tutto molto rilassante e ben predisposto per una serata completa.

CAIVANO DREAMIN’ in New York
Gli artisti Fulvio Sacco (che firma anche la scrittura e la regia) e Christian Giroso entrano ben vestiti, con le imbastiture a vista che gli danno un sapore provinciale ma esaltano anche i contorni delle figure visivamente. I loro personaggi, Carmine Cammardella, produttore di liquori con sogni da artista, e Michele Surice, aspirante attore, non si conoscono, ma si stanno entrambi lamentando di un arresto che non capiscono, avvenuto appena messo piede ad Ellis Island, nota stazione di smistamento degli immigrati dalla fine dell’800 a metà del ‘900, dove attraccavano le navi provenienti da oltre oceano. Nell’impossibilità di comunicare in qualsiasi modo con i locali, i due cominciano a parlare tra loro e a conoscersi, scoprendo di venire entrambi da Caivano, piccola città della provincia di Napoli oggi troppo spesso tristemente citata nelle cronache ma che allora era un fervente centro agricolo con una popolazione in crescita.

CAIVANO DREAMIN’: Mickey Mouse è nato in sud Italia?
I due fanno supposizioni, gridano al razzismo e all’ingiustizia, ma nessuno gli spiega e nessuno accorre in loro aiuto e in quella cella finiscono per doverci restare molto più di quanto avrebbero sperato, costruendo un rapporto di solidarietà e forse di amicizia, perché “un caivanese non abbandonerebbe mai un altro caivanese in terra straniera”. Con il tempo qualcuno si interesserà a loro, ma non è certo il caso di raccontare qui cosa succede per non rovinare la trama a nessuno. La particolarità della loro vicenda però gira attorno a un disegno che il Cammardella ha fatto per una sua etichetta e che nel loro paese è denigrato e deriso: un topo con i pantaloncini.
CAIVANO DREAMIN’ può ancora crescere

Ci si affeziona ai protagonisti piuttosto rapidamente. Il personaggio di Surice è particolarmente sognante e tenero anche nella sua grottesca illogicità, mentre l’altro ci dà una simpatica e instabile àncora di (tentata) concretezza per un contrasto ben pensato e utile allo sviluppo della trama. L’interazione tra i due è incalzante e divertente, tuttavia non si sente il feeling che ho trovato tra gli interpreti di Cazzimma&arraggia (precedente opera di Sacco) e forse la cosa è semplicemente da attribuire alla giovinezza dello spettacolo stesso, mentre alcune battute e doppi sensi non hanno l’efficacia voluta, a mio parere per qualche deficit nel ritmo, anche quello recuperabile con la maturazione.

CAIVANO DREAMIN’ perché dobbiamo sognare
L’idea di base però è interessante. Sacco continua ad esplorare il tema dei sogni, e cosa può essere migliore dell’assurdità per rappresentare un sogno?
A differenza dell’opera precedente, stavolta i sogni non si realizzeranno, anzi forse diventeranno nutrimento per il sogno di qualcun altro, nella incredibilmente comica idea che Walt Disney possa aver rubato un’idea da un piccolo commerciante caivanese che neanche ci credeva, ma non è questo il punto. Il punto è piuttosto nell’atto di sognare in sé. Questi due malcapitati, con storie completamente diverse tra loro e punti di vista assolutamente contrastanti, hanno in comune l’intensità dei loro desideri, la scelta di non restare fermi a subire un destino bensì di agire e rischiare per costruirsene uno. Hanno in loro la forza di tentare.
Surice in particolare ripete continuamente “Se puoi sognarlo DEVI farlo”, che è una frase molto diversa da quella portata alla fama da Walt Disney, sebbene differisca solo in un verbo servile, perché sottintende l’imprescindibile diritto (e dovere appunto) umano di sognare, indipendentemente dal realizzare.
CAIVANO DREAMIN’: Sacco scrive un’ode comica al sogno

Lo spettacolo, dunque, tra una ingiustizia e una risata, è un’ode comica al sogno, visto come valore a sé stante, come nutrimento per l’anima e motore dell’umanità, come un viaggio che ha più significato della meta, come esperienza che ha più peso del risultato, e se pure con qualche imperfezione, il messaggio, l’atmosfera e l’idea tutta mi hanno comunque convinto abbastanza da credere che continuerò a guardare con interesse al percorso di Fulvio Sacco soprattutto nella drammaturgia, perché apprezzo la sua ricerca e il suo approfondimento, oltre che il suo stile allegro e coinvolgente.
Mentre mi auguro dunque che Caivano Dreamin’ veda presto molte altre rappresentazioni, a chi sta leggendo posso solo consigliare di trovare questa breve opera nelle stagioni teatrali prossime e andare a vederla portando con sé, magari nascosto in qualche piega della propria coscienza, quel sogno su cui non hanno il coraggio di indugiare.
Visto il 20 luglio 2025
Domenica 20 luglio (ore 21.00)

Il Giardino dell’Orco
Rassegna teatrale Teatro alla Deriva
Durata: 50 minuti
CAIVANO DREAMIN’
di Fulvio Sacco
Coaching Armando Pirozzi
con Fulvio Sacco e Christian Giroso
Costumi Nunzia Russo
Scene Fabio Marroncelli
Progetto sonoro Paky Di Maio
Assistente al Progetto Fabio Andreozzi
Con il sostegno di IAC centro arti integrate, Scuola di cinema e fotografia Pigrecoemme
Comunicazione Associazione Culturale Nu’Track
E con il supporto morale di tutti quelli che hanno dimenticato il proprio sogno
Pagina Facebook CAIVANO DREAMIN’
Foto Davide Russo
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