C.A.T.T.I.V.O. : anatomia della Cattiveria- Indagine Corale tra palcoscenico e realtà. Intervista al Gruppo Kapushka

C.A.T.T.I.V.O. ovvero “Cose Apparentemente Trascurabili Trasformate in Vicende Orribili” è il titolo dello spettacolo che il “Gruppo Kapushka” (Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella) ha portato in scena dal 7 al 9 maggio al Teatro Fortezza Est di Roma (leggi tutte le recensioni), all’interno della stagione teatrale “Poetica”.

Si tratta del progetto, vincitore del Festival Inventaria 2025 sezione Demo e finalista di Theatrical Mass 2025, che nasce dall’esigenza di esplorare la malvagità attraverso una prospettiva collettiva e porta lo spettatore a riflettere sui luoghi comuni legati all’educazione sul bene e il male, in un viaggio attraverso la nostra percezione della cattiveria, con un finale volutamente aperto. 

La Cattiveria e il Male – com’è nato lo spettacolo C.A.T.T.I.V.O.

Silvia Sacchetto (SS): Lo spettacolo affronta un tema particolare, quello della cattiveria, che si presta a molte riflessioni. Voi avete deciso di portarlo in scena attraverso un punto di vista che è allo stesso tempo personale e universale, in uno stile che, per lo spettatore, risulta coinvolgente e spesso divertente. Da dove siete partiti?

Gruppo Kapushka: In realtà tutto è nato proprio da una riflessione sul tema della cattiveria, piuttosto che da una storia in sé. Tuttavia, poiché un tema così ampio può diventare facilmente un ginepraio di cliché e luoghi comuni, ci siamo detti: “come facciamo a rendere questa cosa universale? Andiamo a chiedere alla gente”.
Quindi, un anno e mezzo fa abbiamo creato un form online anonimo, dove chiunque poteva raccontare una cattiveria vissuta, con la particolarità, però, di doverla scrivere dal punto di vista del carnefice, in prima persona. Quindi, se, per esempio, il tuo ragazzo ti ha tradita, tu non scriverai “sono stata tradita dal mio ragazzo”, ma “ho tradito la mia fidanzata”.
Abbiamo fatto anche dei laboratori, che hanno coinvolto persone di diversa estrazione: attori e attrici, ma anche gente che non si occupava a nessun livello di teatro e abbiamo cercato di sviscerare il tema insieme, per cercare di trovare una chiave di lettura universale. Abbiamo fatto tanta ricerca.

SS: Qual è stata l’adesione al form e poi ai laboratori?

Gruppo Kapushka: Abbiamo raccolto più di 200 storie nel form online e circa 35-40 persone hanno partecipato ai laboratori. In effetti, molte cose che si sentono nello spettacolo sono state “rubate” dal materiale raccolto, altre sono state rielaborate. Abbiamo portato avanti anche delle audio-interviste, in cui chiedevamo alle pesone comuni di raccontarci le loro storie. Inizialmente, all’interno dello spettacolo, si potevano ascoltare alcuni di questi audio, che però poi sono stati tolti per dare spazio alla figura di Nemo (un pupazzo gonfiabile che appare in scena n.d.r.), che è diventata un po’ una cornice narrativa.

La storia su Nemo ci è arrivata dal form, scritta particolarmente bene, e attorno ad essa abbiamo costruito una nostra discussione interna, incluse ore di litigate furibonde.

Il Gruppo Kapushka” – Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella- Phr Grazia Menna

C.A.T.T.I.V.O. – come misurarsi col male?

SS: Questo spirito di ricerca si coglie dalla rappresentazione che avete portato in scena, che sembra essere, allo stesso tempo, sia l’esito della discussione che una prosecuzione della stessa. Il finale, poi, è lasciato volutamente aperto.

Gruppo Kapushka: Si, perché è un tema che di per sé non ha una collocazione unica, ci porta continuamente a riflettere sul suo significato. “Cattivo” è una parola usata per spiegare il male ai bambini, che però poi ci rimane dentro: è il nostro primo modo di misurarci col male, si forma insieme a noi e fa parte della nostra educazione. Uno dei temi principali dello spettacolo è l’educazione alla cattiveria e come siamo stati abituati a gestirla anche da adulti. Per esempio, durante le interviste abbiamo notato che, se chiedi a qualcuno quale sia la cattiveria peggiore che abbia mai fatto, è probabile che risponda: “Io? No, non ne ho fatta nessuna, ma subite, tante!”  Solo che, chiaramente, se tutti rispondono di averle subite, qualcuno le avrà pur commesse.

Il Gruppo Kapushka – storia di un collettivo

SS: Parliamo invece più da vicino di voi e del vostro collettivo. Come vi siete conosciuti?

Compagnia: Ci siamo conosciuti lavorando insieme negli anni. Io (ndr: Michele Puleio) e Antonio (Careddu) ci conosciamo da dieci anni, mentre con Michele (Scarcella) ci siamo incontrati sempre sul lavoro, ma due anni fa. In realtà, quello che ci ha avvicinato è soprattutto una questione di sintonia. Abbiamo percepito di poter lavorare insieme su questa idea, andando a parlare con le persone e formandoci poi sul tema.

C.A.T.T.I.V.O. – Foto di scena – Phr Grazia Menna

C.A.T.T.IV.O. – Regia, scenografia e progetti futuri del Gruppo Kapushka

SS: Avete curato insieme sia l’interpretazione che la costruzione dello spettacolo. Come avete gestito la regia?

C.A.T.T.I.V.O. – Foto di scena – Phr Grazia Menna

Compagnia: In maniera totalmente collettiva, così come la scrittura. Per scelta, non abbiamo quasi mai avuto occhi esterni, a parte per la parte fisica iniziale, in cui ci ha aiutato Elia Tapognani, un collega che ha lavorato sui movimenti corporei.

SS: Avete scelto anche una scenografia essenziale, con pochi oggetti in scena, forse per dare più risalto ai movimenti e alle parole?

Gruppo Kapushka: Sì, la scenografia è praticamente assente e gli oggetti di scena sono ridotti al minimo. Diciamo che abbiamo voluto lavorare con gli ingredienti che avevamo e che abbiamo incontrato durante la costruzione dello spettacolo. È stato un lavoro di ricerca anche da questo punto di vista.

SS: Sempre nell’ottica della ricerca e della costruzione, pensate che lo spettacolo possa evolvere nel corso delle rappresentazioni o ha raggiunto una sua forma compiuta, definitiva?

Gruppo Kapushka: In realtà siamo in continua discussione e la ricerca non è finita, ma per adesso direi che la versione che avete visto è quella definitiva. Molto del materiale che abbiamo raccolto è stato rielaborato o scartato per arrivare alla forma attuale.

SS: E nel futuro possiamo aspettarci altri progetti da voi come gruppo?

Gruppo Kapushka: Beh si, sicuramente. Adesso intanto facciamo vivere questo spettacolo, che porteremo in giro. Abbiamo già un’altra data a breve a Valenza, vicino Alessandria.

SS: Allora con quest’ultima domanda vi salutiamo e vi ringraziamo per la disponibilità!

C.A.T.T.I.V.O. – cast e dati artistici

Testo e regia di Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella.

Con Antonio Careddu, Michele Puleio e Michele Scarcella.

Foto – Phr: Grazia Menna

Dal 7 al 9 maggio 2026

POETICA Stagione Teatrale 2025/26 Fortezza Est, via Francesco Laparelli, 62 Roma.

Orario Spettacoli giov- ven-sab ore 20:30

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Silvia Sacchetto

Cresciuta in una città di Provincia, sono laureata in Medicina. Incuriosita dagli esseri umani e dalle loro storie, leggo, guardo film, ascolto musica e vado a teatro per cercare di conoscerli meglio e di capire me stessa. Ho seguito vari laboratori teatrali e ho co-gestito un gruppo di teatro-terapia per pazienti psichiatrici nel 2018-2019. Questa è la mia prima esperienza come redattrice.