BERNINI E I BARBERINI @ Gallerie Nazionali di Arte Antica Barberini Corsini. Quando, a Roma, il potere dell’amicizia ti inventava il Barocco!

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È incorso fino al 14 Giugno 2026 l’esposizione “Bernini e i Barberini”: la terza grande scommessa delle Gallerie Nazionali di Arte Antica.

Il nuovo grande evento espositivo di Palazzo Barberini arriva dopo la mostra dedicata a Urbano VIII nel 2023 “l’Immagine Sovrana” e dopo l’esposizione “Caravaggio 2025”, segnando il terzo round di una precisa querelle storico-artistica.

Nel dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco – tra chi lo anticipa al 1600 con le figure dei Carracci e di Caravaggio e chi invece lo colloca negli anni ’30 del 1600 – i curatori di “Bernini e i Barberini”, Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, intendono dimostrare come sia stato Urbano VIII ad essere il sapiente regista del Barocco, l’ultimo grande stile universale.

“Devo dirlo a mia moglie”, avrebbe detto Peter Falk, nei panni del tenente Colombo!

URBANO VIII, IL DEUS EX-MACHINA DEL BAROCCO

La scommessa proposta in questa mostra è che il Barocco non sia “il risultato di una generica evoluzione stilistica, ma l’esito concreto di un rapporto privilegiato tra artista e committente, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche”.

La famiglia tosco-romana dei Tafani si era ingentilita in Barberino, a Firenze, e infine in Barberini, a Roma. Anche sullo stemma i tre tafani erano stati sostituiti in tre, più nobili, api dimostrando, in tempi non sospetti, una attenta cura per la propria immagine gentilizia.

"Bernini e i Barberini" Gian Lorenzo Bernini, ritratto in bronzo di Urbano VIII
“Bernini e i Barberini” Gian Lorenzo Bernini, ritratto in bronzo di Urbano VIII

L’IMPORTANZA DELL’ARTE PER LA PROPAGANDA DEL POTERE

L’esempio di Lorenzo de’ Medici, il Magnifico committente di Michelangelo, era stato eloquente per i pontefici Rovere, Medici e Farnese. Mentre il mondo veniva spartito dai regni di Spagna e Inghilterra, doveva sembrare una naturale conseguenza pensare che Firenze – dove Maria de’ Medici ripiegava, legando il suo destino alla Francia – dovesse lasciare a Roma il primato ideologico, culturale e politico, grazie ad un grande papato, targato Barberini.

SEI SEZIONI PER SEGNARE LE TAPPE DEL SODALIZIO TRA “BERNINI E I BARBERINI”

Fu dunque Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, allevato tra le arti in terra medicea e poi cresciuto a Roma nel Collegio dei Gesuiti, ad essere l’attivo protagonista nella definizione di un linguaggio artistico nuovo?
Scopriamolo ripercorrendo le sei sezioni proposte dall’impianto espositivo, le quali ricostruiscono e analizzano il rapporto personale, intellettuale e politico tra il pontefice Barberini (1568-1644) e il più giovane Gian Lorenzo Bernini (1598-1680).

PRIMA SEZIONE DELLA MOSTRA “BERNINI E I BARBERINI”: LA SCOPERTA DI UN ENFANT PRODIGE

La prima parte racconta la scoperta del talento di Gian Lorenzo, avvenuta da parte di Maffeo Barberini, proprio a Firenze quando lo scultore era poco più che adolescente e lavorava presso la bottega del padre, Pietro Bernini.
Maffeo intuì le potenzialità di questo giovane enfant prodige e gli commissionò alcune opere ben prima dell’elezione al soglio pontificio, trasformando il prodigio tecnico in artista universale.

"Bernini e i Barberini". In primo piano: Pietro Bernini, Adamo, Eva e il serpente, 1620-22; marmo. Le Mans, musée de Tessé
“Bernini e i Barberini”. In primo piano: Pietro Bernini, Adamo, Eva e il serpente, 1620-22; marmo. Le Mans, musée de Tessé

Il San Sebastiano e la storia del grande connubio tra “Bernini e i Barberini”

Aprono il percorso espositivo le opere di deciso gusto manierista di Pietro Bernini (tra cui le Quattro Stagioni da una collezione privata) messe a confronto con le prime invenzioni di Gian Lorenzo: il San Lorenzo e il San Sebastiano, in due magnifiche versioni.

Nell’ultima, splendida opera del 1617, prestata dalla chiesa francese di San Martino, si scopre non solo un nuovo enorme talento artistico, ma anche la congiuntura di intenti tra “Bernini e i Barberini”.

Urbano VIII e la creazione dell’artista Bernini

Il San Sebastiano viene pagato a Pietro Bernini, capo-bottega e padre di Gian Lorenzo, ma il dado è tratto: quest’opera simboleggia un passaggio di testimone che avverrà a breve nella bottega e insieme trascina con se’ il sentore di una nuova epoca.

Guardando l’opera si contempla l’inizio di una radicale trasformazione nella concezione dell’arte, in senso propriamente moderno: non si avverte solo nell’impianto scenico e nella tecnica scultorea, ma anche nella funzione che, da qui in poi, avrà l’opera d’arte proprio grazie a Urbano VIII.
Il San Sebastiano, infatti, andrà ben presto ad ornare il Palazzo Barberini, insieme ai quadri di Caravaggio, dimostrando che la scultura è allo stesso pari della pittura e imponendo la sua totale autonomia di opera d’arte, svincolata da una funzione devozionale o commemorativa. Bernini si impone all’attenzione dei contemporanei come artista universale.

SECONDA SEZIONE: LA MIRABIL CONGIUNTURA tra “bernini e i barberini”

La seconda sezione è dedicata alla fabbrica di San Pietro, cantiere che diventa il teatro dell’intensificarsi della reciproca, incondizionata fiducia e comunione d’intenti tra Bernini e Urbano VIII.

L’interno della Basilica viene completamente reinventato dal giovane scultore, il quale diventa a tutti gli effetti un geniale architetto.  Maffeo proietta Gian Lorenzo all’interno della fabbrica di San Pietro poco più che ventenne, suscitando aspre polemiche soprattutto nel momento in cui il giovane e spregiudicato artista, senza la dovuta esperienza ingegneristico-architettonica, scombinerà il lavoro dell’autorevole primo architetto, il celebre Carlo Maderno.

"Bernini e i Barberini" Bernini, autoritratto in età giovanile, 1623 ca; olio su tela. Roma, Galleria Borghese, inv.554
“Bernini e i Barberini” Bernini, autoritratto in età giovanile, 1623 ca; olio su tela. Roma, Galleria Borghese, inv.554

“Bernini e i Barberini” inventano “la meraviglia”

Urbano VIII e Gian Lorenzo sono accomunati da una profonda sintonia intellettuale e dalla comune convinzione che l’arte sia uno strumento di persuasione, celebrazione e affermazione del potere concentrata su pathos, teatralità e valore simbolico. L’invenzione del baldacchino in bronzo, come opera illusoria d’arte effimera che sottolinea architettonicamente il fulcro della basilica, è un’avventura tecnico-fusoria eccezionale, ma è soprattutto una macchina scenica capace, ancora oggi, di scatenare in noi l’effetto barocco della “meraviglia”.

TERZA SEZIONE: IL RITRATTO PSICOLOGICO DI URBANO VIII

Arte e potere si rincorrono tra le sale di Palazzo Barberini, ma anche amicizia e profonda fiducia reciproca tra Bernini e i Barberini. La terza sezione propone il ritratto papale, gestito non come opera commemorativa, ma come scavo psicologico. Una parte interessantissima della mostra ci permette di confrontare varie opere dello stesso soggetto, tra cui il “ritratto in bronzo e mozzetta in porfido”, che mostra quanto, in Bernini, la lezione del ritratto imperiale romano sia stata assorbita ed emulata.

QUARTA SEZIONE: LA NASCITA DELLA REGGIA BAROCCA dei barberini

La quarta parte è dedicata al Palazzo Barberini, con disegni per le ideazioni degli apparati decorativi e degli arredi. Teatro dello sviluppo dell’architettura romana del ‘600, la reggia barocca dei Barberini diventa il manifesto politico e culturale del nuovo potere papale grazie alla collaborazione con Borromini, Maderno e Pietro da Cortona.

QUINTA SEZIONE: LE “APES URBANAE”

Una vera e propria antologia di busti ritraggono la corte barberiniana (le api di Urbano): cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice, ci restituisce tutta la freschezza e la complessità umana del mondo di Urbano VIII.

"Bernini e i Barberini" Francois Duquesnoy, busto in marmo di Michel Magnan, nano del duca di Crequy, 1633-34.
 Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini, inv.2578
“Bernini e i Barberini” Francois Duquesnoy, busto in marmo di Michel Magnan, nano del duca di Crequy, 1633-34.
Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini, inv.2578

SESTA SEZIONE: L’ARTE FUORI DAL POTERE di bernini

L’ultima sezione restituisce libertà creativa all’artista di corte Gian Lorenzo Bernini, ponendo l’accento sulle opere create al di fuori di qualsiasi committenza. È il caso del magnifico busto di Thomas Baker, giunto in mostra dal Victorian and Albert Museum di Londra e poi del celeberrimo busto di Costanza Bonarelli, prestato dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

IL BAROCCO COME LINGUAGGIO DI PROPAGANDA PER LA FAMIGLIA BARBERINI

Quando Urbano VIII sale al soglio pontificio, nel 1623, è in corso la guerra dei 30 anni che, insieme alla nascita degli Stati Nazionali rischiava di trascinare la Chiesa in una profonda crisi, data dalla caduta del peso politico e dalla perdita della credibilità religiosa.
Il pontefice capisce che ha bisogno di una straordinaria macchina di produzione culturale che vada dal teatro, alle arti figurative, alle campagne archeologiche, fino alle teorie scientifiche più moderne: Urbano VIII aveva appoggiato le scoperte di Galilei, prima del processo.

CINISMO E PASSIONE DI URBANO VIII barberini

Bernini rese Roma la Capitale del Barocco, l’ultimo grande stile universale che sarà il modello assoluto per il mondo, grazie alla totale fiducia accordatagli da Urbano VIII. Il Papa non esitò a mettere mano agli scavi nella necropoli esistente nei sotterranei di San Pietro, per sostenere le pesanti colonne di bronzo del baldacchino di Bernini.
Questo significava manomettere la delicata zona del “muro rosso”, riconosciuto come punto di venerazione del martire, sollevando parecchio malcontento tra i fedeli; altrettanto fu il rancore covato dai romani per la spoliazione dei marmi strappati ai monumenti antichi, che valse al Papa la nota pasquinata “quello che non fecero i Barbari, fecero i Barberini”.

“BERNINI E I BARBERINI” IN SAN PIETRO: 400 ANNI DI UNA CONSACRAZIONE “MALEDETTA”

La mostra festeggia anche i 400 anni (1626-2026) della consacrazione della Basilica Patriarcale di San Pietro, avvenuta per ostinata volontà di Urbano VIII, contro ogni malasorte: furono numerose infatti le sfortune e le disgrazie che costellarono l’impresa. L’incredibile e avventurosa storia della Fabbrica petrina, con cui Roma divenne la capitale artistica dell’Europa moderna è parte di un affascinante e intricato racconto, capace di fondere arte, politica e superstizione popolare, raccontato all’interno del catalogo della mostra.

"Bernini e i Barberini". Codice membraceo, Legatura in marocchino rosso con inserti in pelle nera.
 Toledo, Archivo y Biblioteca Capitulares, ms. 38-11
“Bernini e i Barberini”. Codice membraceo, Legatura in marocchino rosso con inserti in pelle nera.
Toledo, Archivo y Biblioteca Capitulares, ms. 38-11

IL CATALOGO DELLA MOSTRA “BERNINI E I BARBERINI”

Edito da Allemandi, il catalogo della mostra merita una particolare menzione.
Presenta al suo interno una serie di interessanti studi che descrivono dettagliatamente il rapporto tra Bernini e Urbano VIII con una lettura aggiornata e appassionante del contesto barocco, con interventi firmati da molti studiosi tra cui: Andrea Bacchi, Tomaso Montanari, Karen Lloyd, Joseph Connors e Evonne Levy.

…JUST ONE MORE THING, DICEVA IL TENENTE COLOMBO

Usciamo dalla mostra quasi convinti dalla tesi dei curatori: effettivamente, leggendo i documenti dell’epoca e i racconti avventurosi della biografia di Gian Lorenzo Bernini, si è avvinghiati tra le spire di questa magnifica orchestrazione.

Ma …“oh, solo un’altra cosa”.

Un grande punto interrogativo ci ronza in testa, fastidioso come tre tafani: in tutta questa narrazione trionfalistica di Urbano VIII non c’è traccia della spinta riformatrice in seno alla chiesa tridentina che fa capo alla figura di San Filippo Neri, il quale troverà in Borromini il suo geniale campione.
Durante tutta la mostra, Gian Lorenzo Bernini viene mostrato senza l’ombra di Francesco Borromini, il terribile rivale che ne ridimensiona la solitaria grandezza.

A BORROMINI L’ULTIMA PAROLA SUL BAROCCO

Borromini è la spina nel fianco di Gian Lorenzo già in San Pietro: si dice che molte soluzioni dell’archi-star Bernini vengano dalla farina del sacco del talentuoso coetaneo Borromini, come per esempio la soluzione per le volute sommitali del baldacchino, a schiena di delfino.

Perché non se ne fa menzione nella mostra? Forse Borromini – altro protagonista indiscusso del Barocco – male si accorda con la versione che vorrebbe Urbano VIII un ingrediente così preponderante?

Speriamo che a Francesco Borromini, morto suicida nel 1667 sia data l’ultima parola sul Barocco, magari nel segretissimo quarto evento previsto nel 2027 presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica!

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Ilaria Paccini

ILARIA PACCINI è una medaglista, scultrice e pittrice. La sua ricerca pittorica si sviluppa su grandi lastre di acciaio ossidato, dipinto ad olio. I suoi progetti espositivi sono spesso off-site e sono occasione per realizzare grandi opere eseguite live-painting. Espone in Italia e all’estero presso siti archeologici e Musei. Una sua opera in alluminio è visibile a New York, presso LaMama ETC di Manhattan. Da un anno collabora come giornalista per Gufetto Press, nella sezione arte.